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Crisi degli istituti di credito? Non per il private banking

Indagine Magstat: cresce la percentuale di clientela servita e per la prima volta una banca di consulenti –Banca Generali- sul gradino del podio dietro a Intesa e Unicredit

Crisi degli istituti di credito? Non per il private banking

Le famiglie italiane si affidano sempre di più al private banking per gestire i propri patrimoni. Lo certifica l’indagine annuale condotta da Magstat Consulting, società specializzata nelle analisi dei portafogli e delle masse private, che ha analizzato i numeri dei 261 operatori finanziari presenti nel nostro Paese.

I dati dicono che la quota di mercato di private banking servita è dell’84,3% ed è in continua crescita dal momento che un anno prima (fine 2017) era pari a 912,5 miliardi di euro, ossia l’80% del potenziale mercato

Il report evidenzia che, al 31dicembre 2018, il totale delle attività finanziarie gestite dai player censiti nel nostro Paese ammonta a 944 miliardi di euro.

Gli analisti stimano che il mercato italiano del private banking e del family office vale, a fine 2018, complessivamente 1.120 miliardi e presenta quindi una quota non ancora raggiunta dai servizi di private banking pari al 15,7% (207 miliardi di euro). Emerge che la quota di mercato servita è dell’84,3% ed è in continua crescita dal momento che un anno prima (fine 2017) era pari a 912,5 miliardi di euro, ossia l’80% del potenziale mercato.

Private banking settore in salute quindi, malgrado una fase in cui si è registrato un rallentamento generalizzato dell’economia.  Merito, dunque, agli operatori che in questo periodo sono stati al fianco alle famiglie italiane, supportandole nella pianificazione di azioni coerenti con i loro progetti di vita, aiutandole a proteggere il patrimonio dalle sfide che incombono sul risparmio, come i tassi negativi e la volatilità.

 

Private banking: chi sono i migliori operatori? Ma, alla luce di questo quadro e dei dati complessivi forniti da Magstat, quali sono gli operatori che hanno conseguito i migliori risultati? Sempre nell’indagine è stilata una classifica, vera cartina di tornasole per i player che hanno performato meglio nel 2018.

Sui 261 gruppi attivi a vario livello nei finanziari, ai primi posti di questa graduatoria si affermano le emanazioni di due colossi bancari del Paese: Intesa Private con 153,2 miliardi, seguita da Unicredit con 91,3 miliardi di euro. Una coppia, questa di testa, che risulta inamovibile da sempre visti i volumi delle due banche a livello nazionale nel retail e nel corportate.

Fin qui nessuna sorpresa, dunque, ma al terzo posto troviamo una novità importante per i movimenti nel settore. Sale infatti sul gradino del podio non un’altra realtà commerciale, ma una banca-rete, fatta di professionisti nella consulenza. Si tratta di Banca Generali, società specializzata nella protezione patrimoniale che sotto la guida dell’ad, Gian Maria Mossa, negli ultimi 5 anni ha raddoppiato le proprie dimensioni e scalato la classifica delle private bank in Italia, scalzando rivali blasonati con una lunga tradizione nella gestione di ricchezze per le famiglie.

A fine 2018, infatti, Banca Generali gestiva patrimoni, per clientela con oltre mezzo milione di disponibilità finanziaria, per oltre 40 miliardi. Fino a cinque anni fa la società figurava in fondo alla top ten di questa speciale classifica. Dietro Banca Generali, completano la top five altre due emanazioni di banche commerciali come Ubi Banca (33,8 miliardi) e Bnl Bnp Paribas (32,7 miliardi). Più staccate Ubs, Deutsche Bank e Banco Popolare-Aletti in sensibile discesa.

Nonostante le difficoltà nei margini per la discesa dei tassi e il venir meno di tante attività di investment banking, per le società finanziarie il private banking resta uno dei settori più attrattivi; quanto meno nel panorama bancario del Belpaese. Secondo il Credit Suisse Global Wealth Databook 2017 l'Italia risulta, infatti, al sesto posto nella classifica mondiale che hanno visto crescere la propria ricchezza in modo più significativo con 1,288 milioni di Paperoni, 138mila in più rispetto all'anno precedente, il 4% dei milionari di tutto il mondo.

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