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Italiani, grandi risparmiatori, "tosati" da commissioni e strategie di vendita

Il livello della ricchezza media delle famiglie dello Stivale resta al disopra della media di molti paesi europei, ma la sue erosione va avanti tra costi e poca trasparenza

salvadaio sottotiro

Gli italiani sono un popolo tartassato ("tosato", per usare le parle dell'autore del pezzo, Nicola Borzi) da banche e intermediari:  questo è il succo di un interessante articolo pubblicato ieri da Il Fatto Quotidiano, costruito mettendo nel giusto ordine studi e report recenti per ricostruire il panorama del risparmio dei piccoli (e grandi) investitori nel Bel Paese. 

Tra il pessimo 2018 e l'inizio 2019 da record per i mercati nulla è cambiato per i costi a carico dei risparmiatori

Il giornale parte dai numeri di Bankitalia e Istat sulla ricchezza delle famiglie italiane, che nel 2017 si attestava a 9,743 miliardi di euro, ben al disopra della media francese, canadese e inglese, ma al disotto dei livelli del 2013. Denaro che viene investito ancora, e principalmente, nel mattone

Anche le attività finanziarie sono in crescita rispetto al 2016 raggiungendo i 5.246 miliardi di euro, cifra superiore a quella dei debiti, ferma a 926 miliardi.

Nel 2017 i depositi bancari, le obbligazioni, le azioni, polizze assicurative e fondi comuni, hanno registrato una crescita dei rendimenti del 2,6%. Ma FQ nota come siano cresciuti i depositi bancari, a scapito dell'azionario e dell'obbligazionario

Per il quotidiano diretto da Marco Travaglio sulla crescita dei prodotti finanziari c'è la mano delle banche, "le principali emittenti di obbligazioni che hanno deciso di ridurre questa attività, viste le risorse in arrivo periodicamente dalla Banca Centrale Europea". 

Cresce il risparmio gestito, come dimostrano i dati di Assogestioni sul secondo trimestre di quest'anno; ma si tratta di una crescita viziata dalla componente delle commissioni, che in Italia si sono attestate al 37% delle performance lorde nel periodo 2008-2017 (rispetto a una media europea del 24).

Un elemento, quest'ultimo, che sembra essere suggerito dagli stessi numeri offerti dall'associazione dei gestori di fondi comuni: se le masse raggiungono il record dei 2.209 miliardi di euro, la raccolta delle sottoscrizioni degli investitori perde invece 6,1 miliardi. Uno stacco tra patrimonio e sottoscrizioni raccolte segnalato anche dal report di Assoreti

Dove va a finire il 70% dei costi delle commissioni? Ai consulenti finanziari e alle società di gestione, scrive FQ, prendendo in considerazione lo studio svolto da Esma. I costi per gli investitori sono al centro di un'altra fondamentale pubblicazione di questo periodo: quella del Centro Studi di Tosetti Value che dimostra come tra il pessimo 2018 e l'inizio 2019 da record per i mercati nulla è cambiato per i costi a carico dei risparmiatori. Anzi.

Dulcis in fundo la beffa dopo il danno. Non solo gli italiani si trovano ad affrontare i costi più alti del Vecchio Continente, ma devono fare anche i conti con la poca trasparenza applicata dalle banche sui propri prodotti, nonostante gli obblighi imposti dalla direttiva europea Mifid2. Lo testimonia lo studio svolto dalla società di investimenti Moneyfarm, in collaborazione con la Scuola di management del Politecnico di Milano. secondo cui tre istituti di credito su quattro ignorano gli obblighi di comunicazione dei costi ex ante e post investimento. 

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