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Ecco i trucchi delle banche per eludere la trasparenza sui costi

"Molti consulenti hanno preparato rendiconti che rendessero improbabile che il cliente trovasse il dato rilevante". L'Analisi dell'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

Ecco i trucchi delle banche per eludere la trasparenza sui costi

"Sulla questione della trasparenza negli investimenti finanziari è giunto il momento di fare un salto di qualità per la tutela dei diritti degli investitori. Aduc-Investire Informati sta lavorando in queste settimane per preparare una nuova iniziativa che non sarà a termine, ma durerà fino a quando i consulenti finanziari e le banche non rispetteranno le norme; non solo formalmente, ma nella sostanza". A cura di Aduc.

Nel 2019 Consob ha preso una posizione pubblica molto chiara ribadendo gli obblighi di trasparenza dei consulenti finannziari

Dal 2018 le banche avrebbero dovuto comunicare ai clienti i costi complessivi effettivamente sostenuti nell’anno precedente per la gestione degli investimenti. L’informazione deve essere espressa sia in termini percentuali che in termini monetari.

Nel 2018, di fatto, le banche sono state esonerate. Ad inizio 2019 hanno iniziato a dire che fare i calcoli era troppo complesso, che i software dovevano essere aggiornati (erano anni che si sapeva che avrebbero avuto questo obbligo) ed hanno chiesto un’ulteriore proroga.

Dopo che sulla stampa è uscita la notizia di un incontro fatto con Consob (allora il presidente non era ancora Paolo Savona) per cercare di ottenere questa proroga, l'autorità di vigilanza ha preso una posizione pubblica molto chiara ribadendo gli obblighi dei consulenti.

Messi alle strette, la maggioranza degli consulenti ha iniziato a preparare un rendiconto che rendesse il meno probabile possibile che il cliente venisse realmente a conoscenza del dato rilevante: quanto effettivamente ha speso nel 2018. Quali sono gli stratagemmi che la maggior parte delle grandi banche hanno messo in atto?

In primo luogo hanno deciso di inviare i rendiconti nel periodo estivo, durante le vacanze. In questo modo è molto probabile che i clienti di ritorno dalle vacanze, trovandosi la “mazzetta” di lettere, pongano meno attenzione e tendano a cestinare con più facilità le comunicazioni che appaiono poco rilevanti.

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Il secondo stratagemma è quello di “affogare” il dato rilevante all’interno di un mare di carte non importanti. Nella maggioranza dei casi il rendiconto è inserito in una ventina di pagine che contengono informazioni come l’andamento dei mercati finanziari nel 2018, modifiche normative, grafici e tabelle generiche, in alcuni casi addirittura ritagli di giornali e pubblicità di enti di beneficenza. 

Il chiaro obiettivo è quello di far cestinare la comunicazione prima di arrivare a conoscere il dato rilevante. E’ evidente che questa sia una pratica, nella sostanza, scorretta la quale non risponde allo spirito della norma.

E’ vero che la norma non specifica un modello standard con il quale presentare i dati. Anzi, specifica che i dati possono essere comunicati insieme ad altri rendiconti. Esiste, quindi, anche una battaglia da fare con i regolatori affinché le norme vengono aggiornate per evitare i comportamenti palesemente elusivi degli consulenti. Al tempo stesso, però, è anche necessario che i clienti si facciano parte diligente e utilizzino il potere che le nuove norme gli mettono a disposizione.

I clienti, infatti, possono richiedere le informazioni sui costi effettivamente pagati nell’anno precedente anche in forma analitica. Davanti ad una specifica richiesta è chiaro che la banca non potrà fare “giochetti”.

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