asset management

Sga cambia nome e dice addio al "semplice" recupero crediti

L'azienda di Marina Natale da oggi si chiamerà Amco e si occuperà di gestione proattiva degli Utp, finalizzata al riequilibrio della situazione finanziaria di aziende e privati

Marina Natale, ad Amco

Marina Natale, ad Amco

 Il consiglio di amministrazione di Amco – Asset Management Company (ex Sga) ha approvato la relazione semestrale al 30 giugno 2019. “I risultati dei primi sei mesi del 2019 confermano la validità del nostro modello; la trasformazione della struttura è conclusa e siamo pronti per un’ulteriore crescita del business", dice Marina Natale, amministratore delegato della società. Nell’ultimo anno SGA si è infatti trasformata da una realtà storica in una realtà dinamica e innovativa, con nuove infrastrutture tecnologiche e professionalità specialistiche".

L'azienda passa al mero recupero delle posizioni di credito gone concern (sofferenze) alla gestione proattiva delle posizioni going concern (UTP)

"Abbiamo ampliato il nostro ambito di operatività dal mero recupero delle posizioni di credito gone concern (sofferenze) alla gestione proattiva delle posizioni going concern (UTP)", continua l'ad, "finalizzata al riequilibrio della situazione finanziaria di aziende e privati. 

Ora cambiamo nome, Amco rispecchia la nostra volontà di ricoprire un ruolo di rilievo nel settore degli NPE in Italia per tutti i nostri stakeholder, banche e debitori, investitori e partner”, aggiunge l'ad.

L'azienda di asset management nei primi sei mesi del 2019 ha registrato un utile netto pari a 8,2 milioni. Il patrimonio netto al 30 giugno è pari a 786 milioni. I risultati positivi del primo semestre 2019 confermano la validità della nuova strategia di gestione diversificata che, grazie alla scalabilità del modello di business e a professionalità specializzate, fa oggi di Amco uno dei principali operatori nel mercato italiano dei Non Performing Exposures (NPE).

A febbraio 2019 Amco ha collocato presso investitori qualificati e istituzionali la prima obbligazione senior unsecured per 250 milioni, a valere sul programma EMTN di 1 miliardo

In particolare, al 30 giugno 2019 gli asset under management ammontano a 20,61 miliardi di euro rispetto ai 20,2 miliardi del 31/12/2018 e ai 2,3 miliardi del 31/12/2017. L’incremento di asset nel primo semestre 2019 è dovuto anche all’acquisto di attivi high risk  dalle banche Venete in liquidazione coatta amministrativa.

Il risultato dell’utile netto è positivo anche considerando i costi di trasformazione della struttura che è cresciuta dimensionalmente per dotarsi di presidi organizzativi pronti a sostenere la crescita futura prevista per il business. Al 30 giugno 2019 i dipendenti erano 211, rispetto ai 144 dipendenti di fine 2018 e ai 71 di fine 2017: in 18 mesi l’organico è triplicato.

I ricavi mostrano una buona progressione raggiungendo 23,3 milioni, rivenienti da commissioni di servicing per la gestione del portafoglio crediti delle banche Venete: tali commissioni si compongono di master servicing fees e di special servicing fees  relative sia a crediti deteriorati sia a cartolarizzazioni.

I costi totali ammontano a 20,1 milioni di euro, di cui 12,1 milioni relativi ai costi del personale e i rimanenti 8 relativi ad altri costi amministrativi. La progressione dei costi è dovuta alle spese legate alla trasformazione e alla nuova dimensione della società: i costi dovuti alla trasformazione della struttura rappresentano i due terzi dei costi totali.

Il risultato netto è altresì influenzato da alcune poste ripetibili ma di ammontare volatile per la loro natura quali: le riprese di valore da crediti verso clientela di 9 milioni rivenienti dalla gestione del portafoglio crediti del Banco di Napoli, e dal risultato della gestione finanziaria per €7,6 milioni che comprende principalmente la plusvalenza di valutazione della partecipazione nel fondo IRF (Italian Recovery Fund3 ).

A dicembre 2018 la società ha presentato una binding offer a Banca del Fucino per la strutturazione di un’operazione di cartolarizzazione di un portafoglio di non performing exposure per un ammontare pari a 314 milioni.

La società presenta una elevata solidità patrimoniale: il patrimonio netto ammonta a 786 milioni e il coefficiente CET1 è pari al 17,4%, ampiamente superiore ai requisiti minimi previsti dalla normativa (8%) e ben al di sopra del 12,1% di fine 2018.

Anche il Total Capital ratio è pari al 17,4%, non essendo presenti in bilancio obbligazioni subordinate.

A febbraio 2019 Amco ha collocato presso investitori qualificati e istituzionali la prima obbligazione senior unsecured per 250 milioni, a valere sul programma EMTN di 1 miliardo. L’obbligazione, quotata alla Borsa di Lussemburgo, ha scadenza quinquennale. L’esordio di Amco sul mercato ha riscontrato un forte interesse, con un controvalore degli ordini in fase di collocamento ben superiore all’ammontare previsto e ripartito tra oltre 50 investitori istituzionali.

Il cambio di nome e la revisione della brand identity si inseriscono nell’ambito del processo di evoluzione della società, con l’obiettivo di ricoprire un ruolo di rilievo nel settore delle Non Performing Exposures (NPE) in Italia.

La nuova brand identity, realizzata con il supporto dell’advisor Mercurio GP, rispecchia la natura di full credit management company,  in grado di presidiare integralmente il processo di gestione e recupero di crediti deteriorati, operando con tempestività, concretezza, sostenibilità dei processi e innovazione negli approcci gestionali. Amco rispecchia l’identità ormai consolidata di Sga, ma ne sottolinea anche il percorso di innovazione, rendendola al contempo riconoscibile a livello internazionale.

Il 23 luglio 2019 l’agenzia Standard & Poor’s ha assegnato ad Amco il rating di lungo termine “BBB” con outlook negativo riconoscendo nelle motivazioni alla base dell’attribuzione del rating, la specificità della governance della società e il valore strategico della sua attività. Tale assegnazione fa seguito al rating BBB assegnato ad Amco da Fitch a settembre 2018.

A dicembre 2018 la società ha presentato una binding offer a Banca del Fucino per la strutturazione di un’operazione di cartolarizzazione di un portafoglio di non performing exposure per un ammontare pari a 314 milioni. Nell’ambito della cartolarizzazione Amco ricopre il ruolo di master servicer e special servicer, nonché di investitore nelle tranche equity . L’operazione, in coerenza con le linee guida strategiche per il 2019-2023, è stata perfezionata il 14 settembre 2019.

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