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Aramco, i 50 sauditi più ricchi obbligati a investire nell'Ipo

Secondo il Financial Times le famiglie più facoltose dell'Arabia Saudita sarebbero costrette a partecipare all'offerta pubblica inziale sul colosso petrolifero. Il governo nega

Arabia Saudita, ricchi obbligati a investire nell'Ipo di Aramco

Alcune famiglie facoltose dell'Arabia Saudita sarebbero costrette a investire grosse somme di denaro nell'acquisto di azioni della Saudi Aramco, il colosso petrolifero della monarchia che dovrebbe essere quotato in Borsa con l'obiettivo, fissato dall'erede al trono Mohammed bin Salman, di raggiungere i duemila miliardi di dollari di capitalizzazione.

Yasir al-Rumayyan, presidente di Aramco, ha dichiarato all'inizio di questa settimana che gli attacchi, che hanno interrotto la produzione di petrolio del regno, non ritarderanno l'Ipo, aggiungendo che sarà "pronta in 12 mesi"

Secondo quanto scrive il Financial Times, l'energico invito a sostenere l'offerta pubblica iniziale (Ipo) di Aramco fa parte di "un piano per costruire la fiducia nell'operazione" finanziaria dopo l'attacco della scorsa settimana in Arabia Saudita contro due impianti petroliferi dell'azienda.

Nell'articolo, scrive Adnkronos, si citano otto persone "a conoscenza dei colloqui" secondo le quali decine di famiglie sono costrette o "bullizzate" ad accettare di fare investimenti in quella che potrebbe diventare la più grande Ipo del mondo, che le autorità pianificano da tre anni.

L'obbligo di investire riguardarebbe "numerose tra le prime 50 (famiglie più ricche del Paese, ndr)", ha dichiarato un broker saudita a condizione di anonimato.

Secondo Ft, tra le persone che avrebbero subito pressioni ci sarebbe il tycoon Alwaleed bin Talal, detenuto quasi tre mesi nell'hotel Ritz Carlton di Riad nell'ambito di una retata anticorruzione che alla fine del 2017 portò all'arresto di centinaia tra principi e imprenditori. A un altro magnate saudita, la cui identità non è stata rivelata, sarebbe stato chiesto di investire fino a 100 milioni di dollari nell'Ipo, come ha rivelato uno dei suoi consiglieri.

Un funzionario del governo saudita ha affermato al quotidiano di Londra che le accuse di pressioni su famiglie o persone per investire nell'Ipo della Saudi Aramco sono "prive di fondamento ed errate". Yasir al-Rumayyan (in foto), presidente di Aramco, ha dichiarato all'inizio di questa settimana che gli attacchi, che hanno interrotto la produzione di petrolio del regno, non ritarderanno l'Ipo, aggiungendo che sarà "pronta in 12 mesi".

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Nel frattempo, come effetto degli attentati ad Aramco da parte dei ribelli filo-iraniani Houthi, il Kuwait ha aumentato da uno a due il livello di allerta nei porti, inclusi i terminal petroliferi. Lo ha annunciato il ministro del Commercio e dell'Industria dell'emirato, Khaled al-Roudhan, citato dall'agenzia di stampa ufficiale Kuna.

Il ministro ha spiegato che "la decisione evidenzia come siano state adottate tutte le misure per proteggere le navi e le strutture portuali". Il provvedimento segue gli attacchi agli impianti petroliferi della scorsa settimana in Arabia Saudita.

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