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Evasione fiscale, ecco come l'Italia può recuperare 24 miliardi all'anno

Ampia, efficace, persistente, semplice e positiva. Sono le caratteristiche che l'intervento del governo sulla riduzione dei contanti deve avere secondo l'Osservatorio Innovative Payments del Politecnico

Evasione fiscale, ecco come l'Italia può recuperare 24 miliardi all'anno

24 miliardi di euro. Questo è il costo pagato ogni anno dall'Italia per il mancato gettito, soprattutto, di . Un appello al governo per la riduzione dell'uso del contante arriva da Valeria Portale (in foto) e Ivano Asaro, direttori dell'Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano

L'Italia risulta invece uno dei fanalini di coda tra i 27 paesi dell'Unione Europea: si parla di circa 65 pagamenti all'anno a testa, che ci valgono solo il 23esimo posto (Valeria Portale e Ivano Asaro, Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano)

"In questi giorni si parla molto di incentivazione ai pagamenti elettronici e tassazione del contante grazie a una proposta di Confindustria al governo italiano", scrivono i due analisti.

"Ci sembrava, e ci sembra ancora, un tema irrimandabile. Quello che manca oggi, è un piano strategico completo volto alla lotta all'evasione e alla promozione dei servizi elettronici e digitali di pagamento", continuano. "Un sistema che sia in grado di modernizzare il nostro Paese, facendo in primis leva sul cambiamento culturale che deve coinvolgere esercenti e consumatori".

Nella nota, ripresa da Adnkronos, i direttori dell'osservatorio del Politecnico riportano gli ultimi dati della Banca Centrale Europea sulla situazione italiana, fanalino di coda nell'Eurozona per quanto riguarda i pagamenti digitali. Nel 2018 le carte sono state utilizzate per effettuare poco più di 55 miliardi di pagamenti in Europa (+13%), per un totale di circa 2,2 trilioni di euro di spesa.

Il report della Bce, da quest'anno orfano della Gran Bretagna, a causa della imminente Brexit, vede salire la Francia (oltre 13 miliardi di pagamenti) in prima posizione per numero di pagamenti con carta, seguita da Germania (5,3 miliardi) e dal terzetto Olanda-Polonia-Spagna (4,7miliardi).

Tra i Paesi più sviluppati in termini di pagamenti digitali troviamo, anche quest'anno, gli scandinavi dell'Unione: Danimarca, Svezia e Finlandia (350 pagamenti l'anno a livello pro-capite). Nonostante abbia la più alta diffusione di terminali Pos (circa 52 mila per milione di abitanti) e mostri una crescita dei pagamenti con carta pro-capite del 16% rispetto al 2017, l'Italia risulta invece uno dei fanalini di coda tra i 27 paesi dell'Unione Europea: si parla di circa 65 pagamenti all'anno a testa, che ci valgono solo il 23esimo posto (di 27), proprio come lo scorso anno. E la situazione non sembra migliorare se pensiamo che chi sta dietro viaggia a tutt'altra velocità: la Romania cresce del 39%, la Grecia del 27% e la Bulgaria del 26%.

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"I dati", continua l'appello dei direttori, "mostrano chiaramente che l'Italia rischia di perdere ulteriori posti nei prossimi anni. Per colmare il gap rispetto agli altri Paesi europei è necessaria un'azione decisa da parte del Governo".

Secondo l'Osservatorio dell'Ateneo meneghino, l'azione dell'Esecutivo deve avere cinque caratteristiche: deve essere ampia, cioè coinvolgere un elevato numero di consumatori; efficace; persistente, ossia capace di cambiare le abitudini; semplice, ovvero per accedere a incentivi o detrazioni consumatori ed esercenti devono poterlo fare senza una eccessiva burocratizzazione del processo; positiva (sì agli incentivi, no agli obblighi). "In questa direzione vanno molteplici proposte che sono già state avanzate: dagli incentivi sullo spesa, alle detrazioni fiscali. La strada è lunga e piena di ostacoli. Ma è necessario iniziare a percorrerla in fretta".

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