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Mercato africano, tra bond governativi e azionario

Il viaggio di investimento di due settimane dell'azienda ha tocca i paesi dell'Africa Subsahariana: Ghana, Nigeria, Rwanda, Kenya e Zimbabwe. Ecco il resoconto della visita

Lo skyline di Nairobi (Kenya)

Lo skyline di Nairobi (Kenya)

Il team del fondo HI EMIM Africa ha di recente completato un viaggio di investimento di due settimane Nell’Africa Subsahariana, toccando Ghana, Nigeria, Rwanda, Kenya e Zimbabwe. Ecco alcuni degli spunti raccolti da Erik Renander, gestore del fondo di Hedge Invest Sgr

In Zimbabwe lo scenario è molto più confuso. Vi sono code per il carburante e le società faticano ad ottenere dollari per l’importazione dei beni. I prezzi degli attivi sono estremamente attraenti e sono sui livelli in dollari più bassi mai visti

Il governo del Ghana sta lavorando sul settore energetico, riequilibrando il budget di bilancio e incoraggiando investimenti esteri. VW e Sino Truck hanno intenzione di costruire impianti di assemblaggio nel Paese e anche Renault è interessata.

Il settore petrolifero sta andando bene. Inoltre, il Ghana ospiterà la nuova sede per l’Africa Free Trade Agreement.

In Nigeria, le banche stanno finalmente prestando anche ai consumatori, dopo anni in cui si sono focalizzate unicamente sulle aziende.

La costruzione della raffineria di Dangote sta progredendo e nel 2021 azzererà l’importazione di diesel: un elemento molto positivo per la valuta. Ci sono anche progetti per aumentare la fornitura di gas al settore energetico. A Lagos, è stato messo in funzione un nuovo sistema di mezzi pubblici.

Il Rwanda è un ottimo esempio delle potenzialità del continente africano e sta crescendo al 7%. Kigali è una città pulita e ricca di nuovi edifici e hotel. Inoltre, il presidente Kagame ha un’influenza molto positiva su tutto il continente: gli esponenti dei governi di Congo, Benin e Zimbabwe stanno visitando il Rwanda per chiedere consigli sui piani di sviluppo.

La crescita in Kenya è più lenta, attorno al 5%, ma la valuta è stabile e le società a livello globale stanno aprendo uffici a Nairobi per beneficiare del bacino di 140 milioni di persone della comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (ECOWAS).

In Zimbabwe lo scenario è molto più confuso. Vi sono code per il carburante e le società faticano ad ottenere dollari per l’importazione dei beni. I prezzi degli attivi sono estremamente attraenti e sono sui livelli in dollari più bassi mai visti.

In generale, ad agosto abbiamo ridotto la nostra esposizione all’azionario africano e aumentato quella alle obbligazioni denominate in dollari, euro e valuta locale. I bond governativi africani infatti offrono rendimenti molto attraenti del 6-8% in dollari USA e dell’8-15% in valuta locale. Gli indicatori in Africa e a livello globale segnalano un rallentamento: in questo scenario preferiamo la maggiore visibilità sui rendimenti offerta dai bond governativi rispetto all’azionario.

La nostra esposizione ai bond in valuta locale include i treasury bill a breve duration egiziani e nigeriani, asset che abbiamo tenuto in portafoglio negli ultimi due anni. Investiamo anche nelle obbligazioni governative del Kenya legate alle infrastrutture, che offrono un rendimento del 10%, e nei bond Sudafrica 2026.

La nostra esposizione obbligazionaria in dollari consiste in bond a duration più lunga emessi da Kenya, Egitto, Nigeria, Angola, Ghana, Senegal e Costa d’Avorio. Abbiamo in portafoglio anche emissioni in euro di Costa d’Avorio, Benin e Tunisia, con rendimenti al 6%.

Generalmente nella parte in valuta forte deteniamo bond con scadenza più lunga. I rendimenti in dollari delle obbligazioni africane sono più alti rispetto al resto del mondo e i bond con duration maggiore beneficeranno di un fenomeno di convergenza tra i titoli emessi da emettenti governativi.

Infine, allochiamo il 18% del fondo su investimenti azionari sui quali abbiamo operato un’analisi fondamentale e per i quali riteniamo vi siano buone prospettive. La maggior parte di queste posizioni sono nel settore bancario e telecom. 

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