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Italia e investimenti sostenibili, non ci siamo proprio

Uno studio di Schroders colloca il Bel Paese al disotto della media globale per consapevolezza e capitali reali nel settore della sostenibilità finanziaria. I Millennial sono i più arretrati

Italia e investimenti sostenibili, non ci siamo proprio

La settimana scorsa abbiamo dato i risultati globali del Global Investor Study 2019, la ricerca globale effettuata da Schroders sull'impatto concreto che la sostenibilità ha nelle scelte di investimento. Risultati non incoraggianti ma che, davanti al focus di oggi dedicato all'Italia, sembrano oro. Il Bel Paese si rivela al disotto della media globale su tutti i fronti. 

Altro che Green New Deal annunciato in questi giorni dal presidente del Consiglio in quota M5S: stando ai dati forniti dalla casa di investimenti londinese, in Italia sembrano mancare le basi stesse per poter parlare di una industria finanziaria sostenibile. 

È importante che gli asset manager e più in generale l’industria, compresi i policymaker, lavorino insieme agli investitori per assicurarsi che questi ultimi individuino meglio i benefici degli investimenti sostenibili (Jessica Ground, global head of Stewardship, Schroders)

Colpa, forse, di una consapevolezza limitata dell’influenza positiva che i propri investimenti possono avere sul futuro, alla quale i player di tutta l’industria possono cercare di sopperire tramite una maggiore azione di sensibilizzazione ed educazione finanziaria trasversale a tutte le generazioni.

I dati dello studio di Schroders (realizzato a livello globale ascoltando 25mila investitori) rilevano infatti che mentre il 29% degli investitori italiani (32% a livello globale) dichiara interesse e propensione verso gli investimenti sostenibili, solo il 12% (16% a livello globale) dà seguito alle intenzioni scegliendo effettivamente soluzioni ESG.

Ancor più contraddittorie risultano le dichiarazioni del 28% dei nostri connazionali (25% a livello globale) che, pur dicendosi genericamente interessati al tema, non intendono investirci. Infine, persiste una fetta degli italiani, pari al 9% dei rispondenti (9% il dato globale), che non è nemmeno interessata all’argomento.

Un’ulteriore prova della necessità di intensificare gli sforzi a livello di informazione finanziaria anche in tema di sostenibilità sta nel dato dello studio di Schroders secondo cui gli investitori che si considerano esperti/avanzati sono quelli che tendono a investire di più in modo sostenibile.

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In Italia gli esperti che investono nella sostenibilità sono il 18% e a livello globale il 23%, contro l’8% degli italiani con conoscenze intermedie (11% il dato globale) e il 7% degli investitori con conoscenze basilari (8% il dato globale).

L’indagine di Schroders offre però spunti su ciò che potrebbe indurre gli investitori a cambiare il proprio comportamento: quasi due terzi degli investitori italiani (61%) affermano che investirebbero di più in modo sostenibile a fronte di eventuali modifiche alla legislazione volte a incentivare tale tipo di investimenti, risultando in linea con il 60% degli investitori globali. Allo stesso modo, il 62% degli investitori italiani (60% il dato globale) dichiara che un altro incentivo proverrebbe da rating indipendenti che certifichino l’approccio sostenibile degli strumenti considerati.

I Millennial risultano meno consapevoli di Generazione X (38-50 anni) e Baby Boomer (51-70 anni) in merito al contributo concreto che possono dare allo sviluppo sostenibile tramite l’investimento dei propri risparmi

Generazioni a confronto: a sorpresa, i Millennial non sono i più sensibili. Nonostante la crescente pressione dal basso da parte dei giovani, esercitata anche tramite mobilitazioni con grande risonanza mediatica sulla sostenibilità come i Fridays For Future.

Nello studio di Schroders gli investitori Millennial (18-37 anni) risultano meno consapevoli di Generazione X (38-50 anni) e Baby Boomer (51-70 anni) in merito al contributo concreto che possono dare allo sviluppo sostenibile tramite l’investimento dei propri risparmi.

Il 52% dei Millennial italiani sono convinti che tutti i fondi di investimento, e non solo quelli etichettati come sostenibili, dovrebbero tenere conto dei fattori di sostenibilità. Risultano quindi gli ultimi della classe rispetto a Generazione X (62%) e Baby Boomer (65%). Analogo il quadro a livello globale, con i Millennial in coda (60%), preceduti da Generazione X (65%) e Baby Boomer (62%).

Questo ritardo si intuisce anche dalle percentuali degli investitori che dichiarano di considerare sempre i fattori di sostenibilità nella selezione di un prodotto di investimento. Ad affermarlo è il 52% dei Millennial italiani, il 55% della Generazione X e il 54% dei Baby Boomer. A livello globale, gli investitori della Generazione X sono al primo posto con il 61%, rispetto al 59% dei Millennial e al 50% dei Baby Boomer.

Infine, i Millennial italiani che dichiarano di ritenere che i propri investimenti possano avere un impatto diretto nel contribuire a un mondo più sostenibile sono il 56%, appaiati in questo caso specifico alla Generazione X con una percentuale identica, mentre per i Baby Boomer il dato è del 62%. A livello globale, la consapevolezza della Generazione X (64%) risulta superiore sia ai Millennial (60%) che ai Baby Boomer (57%).

Più incoraggiante sul fronte dei Millennial il dato che emerge sulle priorità da tenere presenti quando si investe: gli investitori più giovani sembrerebbero infatti la generazione più propensa ad assegnare alla sostenibilità il primo o secondo posto tra i fattori più rilevanti, tra le 8 possibili opzioni offerte nel questionario.

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In Italia è il 21% dei Millennial a mettere questi fattori ai primi posti (27% il dato globale), mentre per la Generazione X il dato è del 19% (23% a livello globale) e per i Baby Boomer del 17% (19% a livello globale).

“Persiste il divario tra le aspirazioni delle persone in tema di investimenti sostenibili e la realtà di come esse attribuiscono priorità a questi fattori nelle decisioni finanziarie”, dice Jessica Ground, global head of Stewardship. “Una fetta significativa degli investitori crede chiaramente che gli investimenti sostenibili siano importanti, ma la maggioranza deve ancora traslare questa convinzione in azioni tangibili”.

“Purtroppo", aggiunge, "ciò rende gli investitori vulnerabili agli impatti globali causati da questioni come il cambiamento climatico. È importante che gli asset manager e più in generale l’industria – compresi i policymaker a livello globale – lavorino insieme agli investitori per assicurarsi che questi ultimi individuino meglio i benefici degli investimenti sostenibili e, di conseguenza, siano in grado di accedere ai fondi che permetteranno loro di ottenere tali benefici”.

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