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Il Fintech District tira le somme di due anni di attività

Il progetto del gruppo Sella, dedicato all'innovazione finanziaria, ha raccolto fino a oggi 120 le giovani aziende del settore e 8 corporate member provenienti dal settore bancario e degli investimenti

Alessandro Longoni , head del Fintech District

Alessandro Longoni, head del Fintech District

Un punto di riferimento per l’innovazione dell’industria dei servizi finanziari e una community in cui gli operatori fintech potessero lavorare fianco a fianco con corporate e operatori finanziari tradizionali con l’obiettivo di favorire la nascita di collaborazioni industriali e commerciali, sviluppare nuovi servizi e attrarre investimenti.

Nei prossimi mesi prima porteremo Level39 a Milano a spiegare come vengono valutate le startup nel mercato UK (Alessandro Longoni, head Fintech District)

Questo l’obiettivo con cui nel 2017 è nato il progetto Fintech District, promosso dal gruppo Sella, guidato dal ceo Pietro Sella, e che dopo solo due anni dall’inaugurazione, ha raggiunto importanti risultati posizionandosi come la community di riferimento per l’ecosistema del fintech in Italia con respiro internazionale.

Oggi sono già oltre 120 le giovani aziende fintech che hanno aderito alla community (erano 32 nel 2017) riconoscendo il valore dell’approccio collaborativo promosso nell’ambito dell’ecosistema Fintech District nonché della capacità di networking messa a sistema sia sul fronte dei contatti business che sul fronte degli investitori.

Tutte realtà che operano in diversi settori chiave dell’innovazione finanziaria: smart payments & money transfers, lending & solutions for credit, wealth mangement & solutions for financial markets, equity & reward crowdfunding, insurtech, neo banks, personal finance management, invoice & tax management, cybersecurity, regulatory technology, chatbot, altro. Il 96% ha progetti di espansione in mercati Europei.

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Sono invece già 8 le importanti realtà che hanno aderito in qualità di corporate members: Cerved, Crif, Axa, Societe Generale, Royal Bank of Canada, IBM, Ernst & Young e Boston Consulting Group e 15 le collaborazioni avviate con equivalenti HUB internazionali impegnati nel medesimo obiettivo.

L'Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano sottolinea come il fintech sia un settore destinato a reggere la futura concorrenza del settore e, quindi, le perdite di ricavi attese entro il 2025 dovute a nuovi modelli di business

"Le numerose attività che hanno caratterizzato i nostri primi due anni di vita, e le conoscenze sprigionate dalle decine e decine di incontri, eventi e opportunità di business definitesi all’interno della Community, ci confermano la forza del progetto", commenta Alessandro Longoni, head of Fintech District.

E ancora: "Il 2019, in particolare, è l’anno in cui si è manifestata in modo sempre più evidente l’importanza di portare una proposition nuova sul mercato italiano e un approccio internazionale la cui bontà è provata dagli 8 corporate member che ci hanno già dato fiducia".

"Nei prossimi mesi prima porteremo Level39 a Milano a spiegare come vengono valutate le startup nel mercato UK", continua Longoni. "A inizio ottobre, lanceremo in partnership con 10 hub europei l’European Fintech Discovery Program che consentirà ad una azienda interessata di visitare più di 1500 aziende fintech".

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Per i membri della community ci sarà anche la possibilità di entrare in contatto con l’ecosistema US a San Francisco e in Cina. Abbiamo in serbo altri progetti per il 2020 tra cui un lavoro rivolto ai Venture Capital per attrarre investimenti in Italia e attività di collaborazione con le istituzioni come il Comune di Milano”.

La celebrazione dell’anniversario della Fintech District Community è stata l’occasione per fare il punto sull’attuale stato del comparto, guardando a sviluppi futuri, grazie alla presentazione “Digital transformation o disruptive innovation? Quali scenari per il sistema finanziario italiano”, realizzata per l’occasione da Marco Giorgino, direttore Scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano. 

Le evidenze mostrano come una collaborazione con le fintech rappresenti un’opportunità per gli incumbent di sviluppare nuovi modelli di business e rimanere competitivi facendo leva sui nuovi paradigmi dettati dall’innovazione tecnologica, elemento fondamentale per soddisfare le esigenze e le necessità dei consumatori.

"Le imprese, finanziarie e non, devono ripensare i propri confini incoraggiando e favorendo una collaborazione con le realtà fintech. In questa ottica un progetto come Fintech District rappresenta un volano straordinario per alimentare l’open banking”, dice Paolo Zaccardi, ceo di Fabrick, il primo attore nato in Italia con l’obiettivo di favorire l’open banking, cui fa capo il Fintech District, commenta:”.

Le evidenze delle indagini dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano. Gli incumbent oggi devono accelerare le decisioni sul proprio futuro Si trovano infatti ad operare in un ecosistema competitivo caratterizzato da vari fattori:

  • l’aumento del RoE che rimane una sfida per le banche e comunque rimane inferiore al cost of equity;
  • il ruolo centrale del fintech nella crescita (solo nel biennio 206-2018 gli investimenti totali in aziende Fintech nate dopo il 2012 che hanno ricevuto almeno 1 milione di dolari sono stati pari a 43,7 miliardi di dollari);
  • la sempre maggiore importanza che i consumatori danno a customer Experience e la personalizzazione dell’offerta;
  • la competizione con BigTech che hanno il potenziale di concorrere con loro, grazie ad una grande base utenti, a bassi costi di acquisizione, all’accesso a grandi moli di dati e alle licenze di Internet Banking.

Se a prima vista lo scenario potrebbe sembrare sfavorevole, si apre invece un ampio spettro di possibilità, nel quale sviluppare nuove e concrete opportunità. L’essere parte di un ecosistema offre loro la scelta delle migliori collaborazioni, oggi fondamentale per il successo delle banche, la possibilità di sviluppare nuovi modelli di business, basati su un paradigma di open finance abilitati da Api e piattaforme, di utilizzare la tecnologia per soddisfare esigenze e necessità dei consumatori.

Cogliere queste opportunità sarà necessario per affrontare perdite di ricavi attese entro il 2025 (fonte EY, 2019) a causa dei nuovi modelli di business: pagamenti -34%, wealth & asset Management -34%, prestiti personali -17% - carte di credito -17%, prestiti alle PMI -34%, mutui -17%

La centralità delle startup fintech è confermata dalla crescita del numero di realtà presenti sul mercato (1.210, + 66% nel biennio 2016-2018 rispetto al 2014-2015) e dal crescente interesse da parte degli investitori verso queste con un incremento - tra maggio 2016 e maggio 2018 - dei finanziamenti pari al 70% a livello globale, che ha raggiunto complessivamente i 43,7 miliardi di dollari, e del 120% sul nostro territorio nazionale.

La distribuzione delle startup per tipologia di servizio offerto oggi, come nel 2016, continua a concentrarsi nei servizi bancari, servizi di investimento, servizi assicurativi.

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