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Comprare azioni di società di calcio, istruzioni per l’uso

I metodi esistenti sono troppo semplicistici per misurare il potenziale delle aziende di football. dal numero dei tifosi alle arene proprietarie, quanti errori di valutazione

Comprare azioni di società di calcio, istruzioni per l’uso

In linea puramente tecnica e teorica la valenza o meno della quotazione e dell’utilizzo dei capitali reperiti sul mercato per un’azienda di calcio è del tutto paragonabile a quella di altri settori dell’economia. Tuttavia da economista con una buona conoscenza dell’industria del calcio sia dal punto di vista delle dinamiche economico-aziendali che tecniche vale la pena sviluppare qualche riflessione empirica suffragata da elementi teorici di valutazione d’azienda.

La differenza tra valore creato e diffuso. Parto da un elemento di natura dottrinaria: ovvero la differenza tra i concetti di valore e prezzo perfettamente commentati dal professor Mauro Bini ne “La valutazione delle aziende” nell’ambito della teoria della behavioural finance.

Si tratta di un tema a me caro in quanto da tempo sostengo che i mercati finanziari non sono efficienti e molto spesso non esprimono (in entrambi i sensi, negativo e positivo) il fair value delle aziende quotate; anzi esaltano la differenza tra i concetti di “valore creato” e “valore diffuso”, definizione, la seconda, elegante per definire tecnicamente gli innumerevoli “bidoni” propinati al mercato e, molto spesso, a investitori non adeguatamente informati.

Il culmine del “distacco” dei concetti tra valore e prezzo (inteso questo un puro accordo di scambio in cui prevalgono forze e attese) si è avuto con la New Economy a inizio del secolo attuale; e purtroppo sappiamo tutti come è finita, ancora oggi assistiamo alla quotazione di un’azienda con “capitalizzazione di zero” nonostante non abbia nella sua storia generato un solo euro di dividendo per i propri azionisti (Tiscali), eppure quell’azienda ad un certo punto della sua storia è arrivata a capitalizzare più della “vecchia” Fiat.

Ricordiamoci che quelle aziende che non esprimevano track record economico venivano valutate con metodi diretti prevalentemente empirici (valore per utente, numero di contatti web, numero di click, numero di contratti) molto spesso sulla base dell’emotività e della irrazionalità.

Lo stadio di proprietà non basta. Questa premessa sembra il prodomo per meglio intendere l’approccio del mercato alle aziende di calcio e quindi della scarsa significatività dei prezzi di borsa, soprattutto per aziende caratterizzate da size ridotti, con flottante minimo, e semmai quotate su mercati poco attraenti per banche d’affari e asset manager internazionali.

Sintesi, molto spesso tra capitalizzazione di borsa e gambling in sala scommessa c’è migliore correlazione con la conseguenza che parlare di “valore” espresso dalla capitalizzazione di borsa è davvero un eufemismo. Anche nel calcio molto spesso, in assenza di metriche economiche stabili e dimostrabili, per non parlare dei ben noti “magheggi” contabili che hanno caratterizzato il settore negli ultimi venti anni, e su cui si potrebbe scrivere una lectio (a breve ci proveremo), si è sviluppata l’applicazione, come nella New Economy, di “metodi diretti empirici”.

I flussi di reddito e di cassa attualizzati da un’azienda per la realizzazione di uno stadio di proprietà spesso sono superiori al capitale investito per costruirlo

Ed ecco che abbiamo visto club come FC Internazionale, AC Milan, o AS Roma essere valutati sulla base del numero dei tifosi (dato alquanto opinabile, instabile, e poco dimostrabile); oppure assistere alla redazione di piani industriali più o meno vicini al libro dei sogni, o peggio ancora affermare alla stregua di dogmi e paradigmi concetti non declinabili dal punto di vista economico-finanziario.

Come per esempio “senza lo stadio di proprietà l’azienda non ha valore”, salvo poi dimostrare che i flussi di reddito e di cassa attualizzati di un’azienda con lo stadio di proprietà siano superiori al capitale investito per costruirlo (al momento non mi sembra che ciò sia dimostrato, nemmeno per la FC Juventus); o peggio ancora “con lo stadio di proprietà si vince” (con questa teoria il simpaticissimo Frosinone di Maurizio Stirpe vincerebbe più del Santos di Pelè). 

Come valutare i player del pallone. I disastri (AC Milan, ed in parte FC Internazionale) sono sotto i nostri occhi e, si spera, che il comportamento più razionale degli investitori privati (in questo caso parliamo di private equity come Elliott, o di Conglomerate Corporate come Suning) diano ragione alle nostre tesi.

Una società di calcio in italia va valutata per la capacità di gestire bene diritti tv, merchandising e sponsorship. meglio ancora se sviluppa una buona accademy

Finalmente ci si è resi conto che un’azienda di calcio va valutata in base al modello di business di ciascun mercato in cui compete.

Nel caso dell’Italia, fondandosi essenzialmente sulla passione dello “Stadio virtuale” (gli spettatori in poltrona), basta gestire bene una linea di conto economico (i diritti tv), avere una buona gestione commerciale dell’evento per far si che merchandising e sponsorship colgano il potenziale (soprattutto locale, in quanto il mercato delle nostre aziende, eccetto alcuni casi, non è globale), ed ecco che si è a metà dell’opera.

Se poi si è bravi ad organizzare tre o quattro campi in fitto per accogliere il milione di tesserati che si dilettano a giocare dai 5 anni di età in su, a sviluppare una buona Accademy (per fortuna gli istruttori ed allenatori italiani sono tra i migliori al mondo), possiamo curare bene anche l’ "Area tecnica” e avere potenziale sviluppo sugli asset (un paragone con R&D in ambito industriale) con stipendi sotto controllo e tarati sulle dimensioni del conto economico. In questo modo il quadro si completa e le nostre aziende possono generare reddito e cassa e assumere valori positivi e razionali.

Ronaldo pesa 94 milioni di euro sul conto economico e 115 milioni sulle cappe e a mio giudizio, non ha creato valore in termini economico-finanziari

Il titolo Juve non lo comprerei, ecco perché. Voi oggi comprereste il titolo FC Juventus a più o meno 30 x Ebitda normalizzato? Io no.

La verità è che il prezzo non può rispecchiare elementi emotivi ed irrazionali, non può essere legato a un caffè preso all’Hotel Palazzo Parigi da Fabio Paratici con Pep Guardiola.

E peggio ancora non può riflettersi in una crescita del valore una scelta gestionale, vedi il caso Ronaldo che pesa 94 milioni di euro sul conto economico e 115 milioni sulle capex  (le spese in conto capitale, n.d.r.), e che a mio giudizio a oggi non ha creato valore in termini economico-finanziari, ma ha solo acceso il fuoco della passione nella miriade di tifosi diventati investitori-scommettitori.  

Vincere non significa creare valore. Dobbiamo tutti prendere coscienza che il calcio professionistico è un’industria che deve maturare, sia dal punto di vista manageriale (e lo sta facendo), ma soprattutto dal punto di vista finanziario e dell’approccio degli investitori. Vincere non significa creare sempre valore quando siamo in ambito professionistico; in un contesto non ancora maturo può significare distruggere valore (che non è la capitalizzazione di borsa).

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Una scelta di gestione osannata dalla curva potrebbe diventare una scelta biasimata da un Pm o da un Giudice fallimentare, e allora tutti ci accorgeremmo che il calcio professionistico non può essere fatto da ultras scommettitori, bensì da seri investitori.

L’industry è chiamata al cambiamento. Non è vero che la FC Juventus vale 1,5 miliardi euro, come non è vero che la SSC Napoli con il medesimo parametro ne vale 800. Probabilmente con un approccio razionale arriveremmo a dire che hanno entrambe un fair value molto vicino in quanto la seconda esprime un effettivo valore per effetto di risultati economici consolidati e stabili e prospetticamente replicabili, mentre la prima esprime solo una capitalizzazione che non significa valore. Spero che nei prossimi anni si possa assistere a processi ragionati in termini di valutazione delle aziende di calcio e sono certo che le professionalità che si stanno sviluppando all’interno dell’industry lo renderanno possibile.

*articolo pubblicato su Investire di settembre

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