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Negli Usa cresce l'occupazione ma non i salari

"La crescita dei salari, rallentata vistosamente passando dal 3,2% a/a al 2,9% potrebbe anticipare un prossimo rallentamento dei nuovi posti di lavoro". L'analisi di Vincenzo Longo

Negli usa cresce l'occupazione ma non i salari

"I nuovi posti di lavoro nei settori non agricoli statunitensi a settembre sono stati pari a 136.000 unità, un dato leggermente inferiore alle aspettative (di 145.000 unità)". L'analisi di Vincenzo Longo, market strategist di IG Italia. In calo, invece, il tasso di disoccupazione, sceso al 3,5%, il livello più basso dal dicembre 1969, mentre è rimasto stabile il tasso di partecipazione, fermo al 63,2%.

Sui mercati, la reazione è stata piuttosto volatile, con un tentativo di rimbalzo che sembra essersi già smorzato. Stesso movimento sul comparto governativo

Le revisioni dei mesi precedenti hanno visto il dato di luglio salire di 7 mila unità, mentre quello di agosto è salito di ben 38.000 unità, per un totale di 45.000 mila unità.

La crescita dei salari, sempre a settembre è rallentata vistosamente al 2,9% a/a, contro le attese che prevedevano un dato stabile al 3,2%. Il dato di oggi porta la crescita media mensile del 2019 a 157 mila posti di lavoro, inferiore ai 223 mila unità registrati nel 2018.
 
I dati di oggi nel complesso possono essere giudicati in maniera positiva. Le revisioni dei mesi precedenti sono state incoraggianti, mentre il dato di settembre è stato grosso modo il linea con le previsioni. Molto positivo è stato il calo del tasso di disoccupazione che ha aggiornato i minimi da 50 anni, a fronte di un tasso di partecipazione stabile. 

La nota negativa è rappresentata dalla crescita dei salari, che è rallentata vistosamente passando dal 3,2% a/a al 2,9%. Un aspetto questo che di fatto spalancherebbe la porta a un’azione della Federal Reserve per un taglio dei tassi d’interesse a fine ottobre.
 
Alla luce dei timori di recessione intensificatisi dopo i recentissimi dati macro (indici ISM, sia manifatturiero che dei servizi) possiamo dire che le figure odierne dipingono un quadro ancora abbastanza resiliente. Qualche timore potrebbe mascherarsi dietro la bassa crescita dei salari, che potrebbe anticipare un prossimo rallentamento dei nuovi posti di lavoro. A questo punto non resta che attendere i commenti dei prossimi esponenti Fed, su tutti Jerome Powell che parlerà già questo pomeriggio.
 
Sui mercati, la reazione è stata piuttosto volatile, con un tentativo di rimbalzo che sembra essersi già smorzato. Stesso movimento sul comparto governativo, i cui tassi sul decennale rimangono attorno all’1,54%. Tra le valute si è apprezzato il dollaro, grazie probabilmente a all’affievolimento dei timori delle scorse sedute.

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