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l'intervista

Di Montigny: "Chi sposa la sostenibilità sarà ricompensato dal mercato"

Il top manager di Banca Mediolanum: "Poter dichiarare di essere un’impresa sostenibile produce un valore enorme sia di immagine che di business"

"Chi sposa la sostenibilità sarà ricompensato dal mercato"

Oscar di Montigny, chief innovation, sustainability and value strategy officer di Banca Mediolanum

"Ho promesso a Ennio e Massimo Doris di far sì che Banca Mediolanum diventi al più presto un’azienda interamente e istintivamente portata a ragionare sempre e solo in termini di sostenibilità, che insieme all’innovazione sono le due responsabilità strategiche e operative che mi sono state affidate".

Oscar di Montigny, chief innovation, sustainability and value strategy officer di Banca Mediolanum, parla di questi temi con il trascinante fervore di sempre al TedXCortina, e li sviluppa poi con Investire in un’intervista con cui fa il punto su un’eccellenza che il mercato già riconosce all’azienda finanziaria creata da Doris 22 anni fa sul ceppo originario di Programma Italia, fondata nell’82.

"Il mio sogno è di raggiungere presto un livello tale di consapevolezza diffusa nel nostro gruppo bancario da non avere più nemmeno bisogno di una funzione specifica dedicata alla sostenibilità, così come ritengo che in Tesla non ci sia una funzione dedicata all’innovazione, perché tutta quell’impresa è orientata da sempre all’innovazione".

Di Montigny, oggi tutti parlano di sostenibilità. Ha fatto scalpore l’impegno assunto dalla Business Roundtable americana ad adottare i principi della Csr e dunque superare la logica turbocapitalista che identifica nell’utile l’unica finalità dell’impresa. Ma lei che si occupa di questi temi da sempre, considera quest’enunciato di buona lega o una tardiva ipocrisia?

Guardi, mi basta ricordare che noi diciamo queste cose da più di dieci anni, ma soprattutto le pratichiamo. E stiamo accelerando al contempo innovando in maniera sostenibile e perseguendo la sostenibilità in maniera innovativa.

In che senso?

Chi ci conosce sa che la storia d’impresa di Banca Mediolanum è scandita da una lunga serie di concretissime dimostrazioni di una responsabilità sociale che oggettivamente non ha confronti sul mercato. Potrei citare il comportamento dell’azienda nel caso Lehman Brothers, ma anche in occasione delle calamità naturali che hanno colpito i nostri clienti e tante altre azioni concrete. Recentemente abbiamo avviato il processo per avere la certificazione da B-Corp.

Banca Mediolanum è stata la prima azienda in Italia ad avere una dichiarazione non finanziaria che gira su blockchain, stiamo lavorando su una matrice di immaterialità, ci stiamo occupando dell’offerta anche di prodotti finanziari rispettosi dei criteri Esg

Una nuova società del gruppo è stata costituita come società benefit per svolgere attività imprenditoriali ad altissimo impatto sociale.

Siamo stati la prima azienda in Italia ad avere una dichiarazione non finanziaria che gira su blockchain, stiamo lavorando su una matrice di immaterialità, ci stiamo occupando dell’offerta anche di prodotti finanziari rispettosi dei criteri Esg.

Insomma: siamo talmente già immersi in questo modo di fare impresa, che oggi devo e voglio occuparmi di attualizzare questo patrimonio.

Paradossalmente, il nostro rischio è solo quello di sederci, dicendoci che possiamo anche aspettare che gli altri facciano la loro parte!

E invece no?

Assolutamente no. 

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Ma non si rischia troppo, sul piano competitivo, ad adottare davvero la filosofia della sostenibilità? Con dei concorrenti che dovessero fare del dumping etico, non c’è il pericolo di perdere terreno?

Capisco cosa intende, c’è chi parla del peso dell’esser buoni per primi. Sicuramente la nostra è un’epoca in cui sul mercato si scontrano come due faglie geologiche due visioni del mondo. Possono generarsi dei terremoti. C’è qualcuno che ignora l’istanza che cresce ovunque nel mondo per la sostenibilità, che dribbla i valori dell’etica d’impresa, come dei noiosi contrattempi, e riesce forse anche a vincere – così –  qualche scaramuccia commerciale.

Poi c’è chi si impegna ma solo un po’, e non percepisce ancora alcun ritorno positivo da questo parziale investimento. E c’è chi ci crede e s’impegna già a fondo ma teme di essere punito, per questo, dal mercato. Io credo invece che la discriminante sia solo il tempo. E che il tempo premierà tutti coloro che avranno scelto la sostenibiltà. Ma siccome per un imprenditore il fattore tempo è un’incognita determinante, quest’incertezza lo proietta in un’opacità prospettica che lo stressa.

E dunque?

Ripeto, non si deve dubitare. L’impresa deve, al massimo della sua velocità possibile – che è sempre e comunque una velocità relativa – fare la propria parte al meglio delle proprie capacità nella propria sfera di influenza. Si fa fatica a dimostrare il Roi (Return on investment, n.d.r.) sul bilancio di sostenibilità, sulla Corporate social responsibility aziendale?

Si fa fatica a dimostrare il Roi sul bilancio di sostenibilità, sulla Corporate social responsibility aziendale? Possibile, ma non si deve deflettere

Possibile, ma non si deve deflettere. Si deve confermare la scelta, perché alla lunga i principi sani applicati integralmente pagano.

Si guadagnerà un po’ meno a vantaggio di un competitor sleale? Forse, per qualche tempo, ma presto o tardi il mercato restituirà tutto con gli interessi. Molti interessi.

Quindi lei consiglia alle imprese di essere sostenibili e solidali?

Assolutamente sì. Mi sento di consigliare a tutti gli imprenditori che puntare sulla sostenibilità, perchè dà un vantaggio competitivo enorme. Se tutti nelle banche avessero già fatto quel che la prescrive la direttiva Mifid II senza aspettarne gli obblighi, solo perché mosse da uno spirito di volontaria trasparenza verso il cliente, all’avvento della Mifid tutto il sistema sarebbe già stato pronto, avrebbe avuto minori costi e migliori risultati. In Mediolanum la trasparenza è sempre stato un diktat dei Doris.

A Cortina, davanti alla platea del TedX – una platea giovane e attenta, peraltro – lei ha parlato di etica, flussi demografici, tecnologia, nuovi scenari eonomici e di ambiente, con accenti anche molto alti.

I comportamenti dei singoli sono interconnessi con quelli di tutti gli altri e possono determinare giganteschi effetti sistemici. Un battito d’ali d’una farfalla in Messico può scatenare un uragano in Brasile …disse Lorenz. Ed è proprio così!

È la teoria del caos!

È la teoria della responsabilità. Ho avuto il privilegio di conoscere Tara Gandhi, nipote del Mahatma. Mi raccontò che il nonno le ripeteva: “Non è la velocità dell’agire che fa la differenza ma l’orientamento”. E Martin Luther King diceva: “Può essere che tu non sia responsabile della situazione in cui ti trovi ma lo diventi se non ti riconosci in essa e non fai niente per cambiarla”.

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Dunque può esserci, secondo lei, un nuovo capitalismo che contemperi il perseguimento dell’utile con il rispetto dell’ambiente e della persona, in tutte le sue modalità di relazione con l’impresa?

E’ un trend che si è affermato e non tramonterà più e attirerà sempre nuove adesioni. Poter raccontare subito, oggi, di essere un’impresa sostenibile dà già un valore enorme di immagine e di business. Il mercato è esigente. Se lo riconoscono anche quelli della Business Roundtable è proprio segno che i tempi sono maturi. E sugli impegni per la sostenibilità deludere le attese dei clienti determinerà delusioni e disaffezioni irreversibili.

Ma queste cose, in Banca Mediolanum, chi le insegna e come? Ovvero: occorre una formazione specifica alla sosteniblità e all’etica d’impresa?

Banca Mediolanum nasce sulla tradizione culturale di una famiglia già molto sensibile a questi temi. La genetica quindi c’è, ed è ottimale in questo senso. E quindi c’è un’enorme disponibilità, intenzionalità e capacità di ascolto. A questo si è sempre voluto affiancare molta formazione. Una formazione tecnica, sì, ma anche valoriale. La sostenibilità non è un tecnicismo, ma è un modo di interpretare qualunque tecnicality, uno stile di vita.

La sostenibilità è un tema connesso alla sensibilità dell’uomo e alla sua relazione con l’ambiente in cui vive: luoghi, oggetti, persone, il pianeta. Occorre che le aziende adottino percorsi che accelerino il processo di sensibilizzazione delle loro persone su questi temi. E noi lo facciamo da sempre.

Un’ultima domanda. Diceva poco fa che ora volete accelerare ulteriormente.

Capire che cosa significa oggi – di nuovo e diverso rispetto a ieri - il concetto di impegno dell’impresa per tutti gli stakeholder; capire quanto questa sensibilità che già ieri ci induceva a fare certe cose possa oggi consentirci di farne di nuove, sempre mosse dallo stesso spirito: ecco, queste sono le nostre prospettive. Occuparci del mondo, non solo del nostro proprio ambito. E io ho la fortuna di avere attorno a me, in azienda, una proprietà sensibilissima e tecnici competenti. 

Ci ripete come ha concluso il suo intervento al Tedx?

Il mondo si dimenticherà di quel che hai detto e di quel che hai fatto ma non di come l’avrai fatto sentire. Se puoi, fai della tua vita un dono e di questo dono qualcosa di significativo per l’insieme.

*intervista pubblicata su Investire di settembre

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