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Titoli di Stato Ue e Usa, la primavera si avvicina

"Quello che preoccupa è anche la percentuale di credito speculativo erogata al sistema economico che è nettamente superiore ai livelli del 2007". L'analisi di Maurizio Novelli

Titoli di Stato Ue e Usa, la primavera si avvicina

“Nel contesto attuale di guerra commerciale e di esuberanza del ciclo del debito, mi aspetto un sensibile ribasso dei tassi d’interesse in tutto il mondo e credo che avremo ulteriori spazi di apprezzamento per i titoli di Stato sia in Europa sia in Usa”. L’analisi di Maurizio Novelli, gestore del Lemanik Global Strategy Fund.

Non mi sembra che sia imminente alcun segnale di inversione del ciclo di rallentamento dell’economia mondiale iniziato nel primo trimestre del 2018. I contrasti commerciali sono solo una parte del problema. Nella realtà, le difficoltà sul fronte della crescita globale dipendono molto dall’eccessiva esuberanza del ciclo del debito in America e in Cina.

La crescita delle due principali economie del mondo dal 2008 è stata eccessivamente basata sulla leva finanziaria e ora sarebbe necessario spingere ulteriormente sul debito per continuare a crescere come nel passato. Cina e Usa evidenziano un debito complessivo (pubblico e privato) nelle loro economie pari al 370%/400% del Pil, contro il 300% del 2007.

Si tratta di un modello di crescita che difficilmente può essere definito sostenibile, infatti le dinamiche del credito erogato al sistema sono in cedimento ormai da alcuni mesi e le due economie avevano già iniziato a rallentare prima dell’introduzione dei dazi.

Quello che preoccupa è anche la percentuale di credito speculativo erogata al sistema economico che è nettamente superiore ai livelli del 2007, oggi al 30% circa rispetto al 23% del 2007. La guerra commerciale che si è innescata negli ultimi tempi rischia di peggiorare il contesto generale e aumenta decisamente i rischi di recessione.

In questo contesto globale, privilegiamo le scadenze trentennali e oltre, sia per l’area euro sia per gli Stati Uniti. Nell’Eurozona abbiamo già molte emissioni di lunga scadenza che sono entrate nella zona dei rendimenti negativi e credo che il trend si estenderà.

La nostra ipotesi è che l’Europa sia già entrata nella fase di Japanisation del proprio mercato obbligazionario, con rendimenti a zero o negativi strutturali. Gli Stati Uniti sono ancora piuttosto lontani da questo scenario, ma se il rallentamento dell’economia si accentuerà nei prossimi mesi, gli spazi di discesa dei tassi sono ancora molto ampi sui government bond Usa a scadenza trentennale e decennale.

Al momento non sembrano emergere segnali di inversione di tendenza di questo trend. L’area euro non è propensa a fare stimoli fiscali così importanti per sostenere il ciclo, mentre negli Stati Uniti il procedimento di impeachment di Trump ha di fatto aperto un contrasto istituzionale così profondo che impedirà l’introduzione di stimoli fiscali fino alle prossime elezioni.

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