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Con i big data le assicurazioni possono ridurre le perdite del 5%

La rivoluzione tecnologica nel settore è iniziata da tempo. Il 92% delle maggiori imprese ha avviato almeno un progetto pilota in materia. Ma la domanda resta più evoluta dell'offerta

Big data, le compagnie possono ridurre le perdite del 5%

L'utilizzo dei big data da parte delle compagnie assicurative consentirebbe una riduzione delle perdite sui portafogli delle imprese assicuratrici fino al 5%. Lo rivela uno studio della compagnia di riassicurazione Swiss Re presentato oggi a Milano nell'ambito di un convegno sulla trasformazione digitale.

Siamo difronte a una rivoluzione che coinvolge in particolare il settore assicurativo. Modificando i nostri processi organizzativi e produttivi, così da offrire ai nostri clienti un servizio al passo con i tempi (Claudia Cordioli, Swiss Re)

Entro il 2025 la quantità di dati a disposizione aumenterà del 27%, aggiungendo la stratosferica cifra di 175 zettabytes (10 alla 21).

In questo scenario le compagnie stanno modificando i sistemi di calcolo, passando dalle serie storiche a sistemi predittivi, provando ad integrare l'analitica tradizionale con quella avanzata, utilizzando questa enorme quantità di informazione.

Non a caso il 92% delle maggiori imprese assicuratrici ha già avviato almeno un progetto pilota in materia di big data.

Attualmente a livello globale la spesa in information technology del settore assicurativo è di circa 220 miliardi di dollari, di cui 20 miliardi in data analytics. Una cifra che potrebbe crescere del 13% nei prossimi quattro anni.

L'uso e l'analisi dei big data, per esempio, consente di aumentare la prevedibilità delle catastrofi meteorologiche e di perfezionare la predizione di scenari ipotetici (metodo ''what if''), con modelli probabilistici in grado di stimare le perdite. Inoltre, molti accertamenti che ora vengono svolti di persona dal personale delle assicurazioni potrebbero avvenire da remoto.

E sarà anche più facile la rilevazione delle frodi, con algoritmi che arrivano a utilizzare fino a 30 fattori per eseguire la veridicità di certe dichiarazioni. Senza dimenticare una migliore profilazione del cliente, un'analisi informatizzata dei mercati ancora non coperti, come anche delle normative dei vari Paesi.

Oltre all'automatizzazione della sottoscrizione delle polizze, dei loro rinnovi e delle richieste di rimborso (fino al 50% dei costi in meno). In Italia, per esempio, l'uso di sensori telematici sulla rete delle strade ha consentito un risparmio del 20% sulle perdite dovute ad incidenti.

''Siamo difronte a una rivoluzione che travolge tutta la società e il mondo assicurativo è impattato in modo particolare", dice Claudia Cordioli, head western & southern Europe di Swiss Re, "per cui è necessario adattarsi velocemente. Abbiamo un ventaglio enorme di possibilità difronte a noi che dobbiamo cogliere, modificando i nostri processi organizzativi e produttivi, così da offrire ai nostri clienti un servizio al passo con i tempi''.

Ma se i dati di Swiss Re raccontano il potenziale delle nuove tecnologie nel prossimo futuro, la realtà risulta differente. Soltanto il 27% delle assicurazioni utilizza i dati in tempo reale, lo dice il World Insurance Report 2019 di Capgemini e Efma. Se l'uso di dati aggiornati in tempo reale è pratica non diffusissima tra le compagnie, lo studio rivela che ben il 37% dei clienti sarebbe disposto a condividere ulteriori dati in cambio di un migliore controllo del rischio e di servizi aggiuntivi.

Il motivo di questa carenza sembra ricavabile da un altro recente report di Cagemini sulla digital trasformation nel settore bancario e assicurativo nel quale le imprese di entrambi i settori dichiarano di avere scarsa fiducia nelle proprie competenze digitali, a cui si aggiungono una carenza di formazione, leadership e vision collettiva per definire il proprio futuro digitale. 

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