politiche finanziarie

Brexit, un piano per salvare l'asset management made in Uk

I provvedimenti annunciati mercoledì da Westminster mirano a tutelare l'industria nazionale degli investimenti dalla concorrenza degli altri paesi Ue

Boris Johnson, primo ministro del Regno Unito

Boris Johnson, primo ministro del Regno Unito

I risvolti che l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europee produrrà sono molteplici. Tutti i settori economici e finanziari ne sono interessati e proprio per questo il governo ha presentato lo scorso mercoledì il "Uk Investment Management Strategy II", un vero e proprio piano (nella sostanza un aggiornamento del documento originale del 2013) per mettere al sicuro l'industria nazionale dell'asset management dalla tempesta che si scatenerà con la scissione economica e politica. 

L'industria britannica della gestione patrimoniale conta 8,1 trilioni di sterline di masse gestite, la più grande del Vecchio Continente

Ne scrive l'Independent raccontando gli accorgimenti che Westminster è pronta a mettere in campo per tutelare dalla concorrenza un settore che, con 8,1 trilioni di sterline di masse gestite, rappresenta il più grande centro europeo di gestione di fondi. 

Chi preoccupa la politica britannica sono paesi come Irlanda, Lussemburgo e Francia che "sperano di attrarre le aziende preoccupate dall'impatto del voto sull'uscita dall'Unione Europea", scrive il quotidiano online.

Il governo ha dichiarato, quindi, di voler "rafforzare il marchio dell'asset management del Regno Unito, consentendo alle società di rispondere efficacemente al ritiro del Regno Unito dall'Ue e di sfruttare le future opportunità commerciali".

L'esecutivo di Boris Johnson annuncia la creazione di "centri di eccellenza della gestione patrimoniale" coinvolgendo le università a cui promette risorse e sostegno. "Questi centri costituiranno la struttura portante delle capacità e della professionalità di gestione patrimoniale", dichiara il governo del documento.

La spesa per la ricerca accademica di settore è attualmente parcellizzata e Westminster vuole razionalizzarla: "consolidando la maggior parte della ricerca esistente (...) l'industria sarebbe in grado di beneficiare delle economie di scala e avere un impatto maggiore sulle competenze". 

"Il piano punta, da un lato, a attrarre le imprese dall'estero, "anche attraverso rapporti commerciali con organismi come la Investment Association" e dall'altro, a espandere  il numero di paesi con cui gli alti funzionari del Tesoro si interfacciano.

Le preoccupazioni per il destino dell'industria degli investimenti è comprensibile, vista la portata del fenomeno Brexit e visto l'enorme numero di persone impiegate nel settore: ben 38.000, più delle industrie dei Paesi Bassi, della Francia e della Germania messe insieme.

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