parità di genere | studio Credit Suisse

Le donne conquistano i cda ma l'eguaglianza è ancora lontana

Il report rivela che la parità di genere non attecchisce ancora nella composizione dei vertici operativi e decisionali mentre, dal 2016 a oggi, raddoppia la presenza femminile nei consigli di amministrazione

Le donne conquistano i cda ma l'eguaglianza è ancora lontana

Il Credit Suisse Research Institute (CSRI) pubblica oggi il suo terzo rapporto The CS Gender 3000 in 2019: The changing face of companies

È confortante notare i progressi compiuti nella maggior parte dei Paesi. Ma la parità di genere è ancora lontana (Patsy Doerr, responsabile globale della diversity & inclusione) 

Lo studio con tiene un'analisi globale della diversità nei consigli di amministrazione, ma anche di valutare il ruolo delle donne all'interno e all'esterno delle posizioni dirigenziali, dopo aver individuato il mix di genere in posizioni esecutive di oltre 3000 aziende in 56 Paesi e aver analizzato 30mila posizioni dirigenziali
 
Le donne nei consigli d'amministrazione. Come nei precedenti rapporti, abbiamo osservato un costante aumento della presenza femminile nei consigli di amministrazione.

La percentuale di donne nei cda su scala globale è attualmente pari al 20,6%: una quota quasi doppia rispetto all'inizio del decennio e del 15,3% superiore al dato rilevato nell'edizione del 2016 del rapporto.

Il quadro delineato è geograficamente disomogeneo. Il Giappone si colloca ad esempio in fondo alla classifica, con appena il 5,7% di donne nei cda, ma più vicino al 29,7% dell'Europa. In Europa sono stati compiuti i maggiori sforzi a livello governativo per migliorare la situazione della diversità di genere nei consigli.

In Nord America sono stati osservati i progressi più significativi in assenza di pressione normativa, con una rappresentanza femminile nei board aziendali passata dal 17,3% nel 2015 a quasi il 24,7% attuale.

La percentuale di donne nei cda su scala globale è attualmente pari al 20,6%: una quota quasi doppia rispetto all'inizio del decennio e del 15,3% superiore al dato rilevato nel rapporto del 2016

Questo chiaro miglioramento tendenziale non si riflette tuttavia nei dati del Sud America, dove la quota femminile nelle posizioni dirigenziali è aumentata solo gradualmente verso un 7,8%.

Nella regione Asia Pacific (Giappone escluso) il miglioramento è stato più lento, anche se il quadro si presenta alquanto disomogeneo tra i Paesi, con quote che variano tra il 3% e il 30%.

Sebbene la rappresentanza femminile dei cda giapponesi, in termini assoluti, sia tutt'altro che soddisfacente (soprattutto in considerazione delle riforme e della dichiarata politica di "Womenomics"), dobbiamo ricordare che all'inizio di questo decennio era inferiore all'1%; perciò il miglioramento è stato considerevole.

Tra i Paesi con la maggiore rappresentanza di donne figurano quelli in cui si implementano quote rosa o target meno formali, come la Norvegia, la Francia, la Svezia e l'Italia. I più elevati incrementi proporzionali negli ultimi cinque anni (tra il 9,4 e il 12,8%) sono stati invece osservati in Malesia, Francia, Australia, Germania e Austria.
 
Le donne nel management. Possiamo inoltre segnalare che la quota di donne nelle posizioni manageriali dal rilevamento del nostro ultimo studio del 2016 è aumentata dal 14% al 17%. Sul piano geografico, gli Stati Uniti (21%) e la regione Apac (19%) evidenziano un maggiore equilibrio di genere rispetto a quanto riscontrato in Europa (17%).

Una situazione quasi paradossale, data l'enfasi posta sulle quote rosa nei cda in molti Paesi europei. Usa e Apac hanno visto aumentare la presenza femminile nel management in modo più organico.

Le donne manager passano dal 14% di tre anni fa al 17% di oggi. Ma solo il 5% delle aziende esaminate ha ceo donne, e meno del 15 sono le cfo

Tuttavia, l'effetto spillover di questo trend verso posizioni dirigenziali senior è stato limitato. Appena il 5% delle aziende esaminate ha ceo donne e meno del 15% cfo donne.

Le posizioni occupate dalle donne sono ancora escluse dai vertici operativi e decisionali. Un terzo di tutte le funzioni shared services è assunto da donne. Gli uomini occupano l'80% delle posizioni di responsabilità nel settore informatico.
 
Abbiamo rilevato che i contrasti lungo la linea gerarchica sono meno marcati nella regione Asia Pacific che altrove. Qui si concentra la quota più elevata di ceo (5,6%) e cfo (18,9%) donne. I dati per Europa e Nord America sono invece, rispettivamente, 4,1% e 4,5% per le ceo e 13,3% e 13,6% per le cfo. Il Giappone non ha nemmeno una ceo nelle 175 aziende che rientrano nel nostro universo di 3100 aziende.

Secondo l'analisi, la quota di donne in posizioni manageriali aumenta in linea con la crescita della presenza femminile nei cda, indicando che in presenza di una maggiore diversità nei consigli di amministrazione vi è anche un migliore equilibrio di genere negli incarichi direttivi. Con un livello di rappresentanza femminile del 50% nei cda si riscontra una quota di donne nel management di quasi il 30%.
 
D'altro canto, è anche lecito chiedersi se vi sia un reale effetto spillover dai vertici aziendali al management come ci si potrebbe aspettare. Nonostante l’implementazione di quote rosa e di politiche correlate, la rappresentanza femminile nei cda dei Paesi europei non si riflette in un'eccezionale quota femminile a livello di management, se paragonata ad esempio a Paesi della regione Asia Pacific, come dimostrano i dati su ceo e cfo, e anche negli Stati Uniti.
 
Performance aziendale. La ricerca del Csri ha evidenziato come i trend di diversity siano significativi per gli azionisti. Pur non potendo confermare un rapporto di causa-effetto, abbiamo rilevato forti correlazioni tra diversità nei consigli di amministrazione e outperformance azionarie, insieme a livelli più elevati di redditività quando le aziende sono valutate su base comparativa.
 
Il rapporto 2019 ha spostato l'enfasi per valutare la diversità di genere e la performance aziendale dal punto di vista delle posizioni manageriali anziché solo a livello di cda. Naturalmente gli executive team gestiscono l'attività quotidiana, mentre i consigli di amministrazione hanno funzioni di supervisione.

La distinzione rilevata è molto consistente. Con circa il 4%, l'"alfa" riscontrato

I trend di diversity sono significativi per gli azionisti. Esaminando i parametri finanziari della redditività, rileviamo che le aziende con un maggiore equilibrio tra i generi sono in una posizione di superiorità

con l'analisi dei diversi livelli di diversità tra i management team è il triplo di quello rilevato considerando solo la diversità nei consigli di amministrazione.

Le performance azionarie dipendono naturalmente dal modello di business di una società e dal livello nonché dalla variabilità dei rendimenti generati. L'aspetto centrale è determinare come e se la diversità contribuisca ad adottare decisioni strategiche che consentono di realizzare rendimenti più elevati e stabili, piuttosto che considerare la diversità di per sé. Esaminando comunque i parametri finanziari della redditività, possiamo effettivamente rilevare che le aziende con un maggiore equilibrio tra i generi sono in una posizione di superiorità.
 
Dopo la rettifica per settori, il nostro rapporto evidenzia un differenziale dei margini EBITDA pari a 229 punti base tra le società più diversificate e quelle con un minore equilibrio di genere.

Holt, lo strumento di valutazione della performance aziendale di Credit Suisse, rileva che i rendimenti di cash flow degli investimenti sono superiori del 2,04% ed evidenziano anche una minore volatilità nel tempo per le società che hanno una maggiore percentuale di senior manager donne. Assegna sul piano statistico un attributo di qualità maggiore a queste società più diversificate.

Diversità di genere e aziende di famiglia. Le aziende di famiglia tendono in genere a sovraperformare le altre in termini di rendimenti finanziari e performance azionarie.

Nelle aziende con un maggior numero di donne senior manager i rendimenti di cash flow degli investimenti risultano superiori del 2,04% e evidenziano anche una minore volatilità nel tempo

Le aziende che tendono a esprimere le performance migliori sembrano tuttavia avere una consistente presenza femminile a livello dirigenziale.

I loro margini Ebitda sono tendenzialmente più elevati, la loro dipendenza dal debito tende a essere inferiore, mentre i loro rendimenti di cash flow negli ultimi dieci anni sono stati in media maggiori di oltre 400 punti base.

Un'indagine proprietaria condotta tra 120 aziende a conduzione familiare evidenzia inoltre una correlazione tra quote superiori di donne in posizioni dirigenziali e maggiore centralità di sostenibilità, Esg e obiettivi di sviluppo sostenibile dell'ONU.

Il mercato del lavoro e l'avanzamento di carriera delle donne visti al macro-obiettivo. Effettuiamo anche una macro-valutazione delle dinamiche di partecipazione femminile al mercato del lavoro e degli attriti sul posto di lavoro che possono influire sulle possibilità di carriera delle donne, in particolare per i ruoli manageriali.

Tra le politiche da affrontare per migliorare mobilità e flessibilità, vi è la questione del divario di retribuzione tra i generi. È interessante notare che tra le aziende analizzate nello studio Gender 3000 emerge che il divario di retribuzione è più alto quando l'equilibrio di genere è inferiore.
 
"È confortante notare i progressi compiuti nella maggior parte dei Paesi sul fronte delle opportunità di avanzamento e promozione professionale delle donne nelle posizioni di alto livello", dice Patsy Doerr (in foto), responsabile globale della diversity & inclusion. "Siamo tuttavia ancora lontani dalla parità sul posto di lavoro".
 
“A nostro avviso è cruciale comprendere il ruolo della diversità negli organi direttivi se si vuole valutare veramente l'impatto di un'accresciuta diversità sul posto di lavoro e la sua rilevanza specifica per gli azionisti", aggiunge Richard Kersley, responsabile della global thematic research. 

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