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scenari |  Notz Stucki

Tutta la verità sull'eterna sfida tra growth e value

"Entrambe le categorie danno possibilità di accresca del patrimonio nel lungo periodo, ma i primi sono più volatili e maggiormente soggetti a variazioni di prezzo consistenti". L'analisi di Giacomo Calef

 Tutta la verità sull'eterna sfida tra growth e value

"Eccoci di nuovo con lo scontro infinito tra i titoli growth e titoli value. Entrambe le categorie di titoli danno la possibilità di accrescere il proprio patrimonio nel lungo periodo, con una differenza però: I primi sono generalmente più volatili e maggiormente soggetti a variazioni di prezzo consistenti. I secondi, invece, vantano una maggiore stabilità di prezzo nel tempo, quindi sono scelti dagli investitori in un’ottica difensiva". L'analisi di Giacomo Calef, country manager di Notz Stucki.

Sul comparto azionario sarebbe opportuna un'esposizione ben bilanciata: è importante non escludere i settori che durante questo decennio non hanno ottenuto grandi performance. Potrebbero rivelarsi delle opportunità da cogliere

Nell'andamento del rapporto tra l’indice Russell Growth e il Russell Value assistiamo a una impressionante sovraperformance dei primi rispetto ai secondi verificatasi indicativamente negli ultimi dieci anni.

Ciò è avvenuto soprattutto per via della forte discesa dei tassi di interesse, che hanno dato un forte sostegno all’economia, favorendo soprattutto i settori ciclici.

Infatti, le società classificate nella categoria growth hanno complessivamente fatto un ottimo lavoro, aumentando costantemente i profitti e pagando cospicui dividendi agli azionisti grazie alla generazione di consistenti flussi di cassa.

Tuttavia, la discesa dei tassi non rappresenta l'unico fattore che influisce sulla sovraperformance dei growth. Si vedano i rendimenti dei titoli di stato USA a 10 anni: oggi si trovano allo stesso livello rispetto al 2012, ma in quell’anno i growth hanno largamente sovraperformato i value, mentre di recente è accaduto il contrario.

Tra agosto e settembre il rendimento dei Treasury Usa a 10 anni è sceso dal 2,01% all'1,66%, ma nonostante ciò l’indice azionario Russell Value ha performato meglio del Russell Growth per più dell'1%. L’interesse degli investitori per i titoli value è dovuto al fatto che in molti casi le valutazioni in termini di prezzo su utili sono piuttosto allettanti e inoltre molte aziende sono state in grado di concentrarsi sulle attività maggiormente profittevoli, limitando i rischi e riducendo l’esposizione debitoria.  

Ma in ogni caso, dato il contesto, sul comparto azionario sarebbe opportuna un'esposizione ben bilanciata: è importante non escludere sistematicamente i settori che durante questo decennio non hanno ottenuto grandi performance, poiché potrebbero rivelarsi delle opportunità da cogliere, e soprattutto selezionare con attenzione gli investimenti di lungo termine con grande potenziale di crescita. Riteniamo, infine, che un posizionamento estremo verso i Growth o verso i Value possa essere una scommessa pericolosa. 

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