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Il sentiero delle biotecnologie è disseminato di preziose start up

È in assoluto il settore più promettente del mercato azionario cavalcando i trend dell’invecchiamento della popolazione mondiale e dell’impiego dell’Intelligenza Artificiale in ambito sanitario

Il sentiero delle biotecnologie è disseminato di preziose start up

Rispondendo alla domanda di  un giornalista, che chiedeva di che cosa si sarebbe occupato “da grande”,  Bill Gates, il re del software, ha risposto: “di biotecnologie, il cui impatto sarà uguale o superiore a quello dell’high tech”.  Non solo le Big Pharma - alle prese con una diminuzione delle prescrizioni, una scarsa innovazione e la scadenze dei brevetti dei loro farmaci di punta - ma anche i campioni della Silicon Valley si sono messi sul sentiero della biotecnologia, un sentiero disseminato di pepite d’oro, ovvero di aziende o start up con brevetti innovativi per la cura di malattie ancora mortali e di malattie rare, per le quali non c’è a tutt’oggi rimedio.

Con questa prospettiva, e soprattutto con l’invecchiamento della popolazione anche nei sempre più ricchi Mercati Emergenti, anche alcune industrie tradizionali hanno abbandonato il loro core business: è il caso di Philips, che ha rinunciato all’illuminazione per trasformarsi in una delle principali società mondiali di tecnologia per la salute.

Commistioni pharma-tech. Ma sono proprio i Faang che, grazie ai loro profitti milionari, all’esperienza maturata nell’intelligenza artificiale e all’inestimabile patrimonio di Big Data in loro possesso, hanno deciso di investire pesantemente nella biomedicina: Facebook, per cominciare, ha aperto centri di ricerca innovativi per la cura del diabete; lo scorso giugno Google ha siglato una collaborazione con la francese Sanofi per realizzare un laboratorio di innovazione che punterà sulle tecnologie basate (ovviamente) sui “data” per offrire soluzioni nel campo dell’assistenza sanitaria.

E sempre a giugno anche Amazon ha mosso i primi passi nel settore con lo strumento di riconoscimento vocale Alexa, che ha ottenuto l’accesso agli archivi dell’NHS (il servizio sanitario nazionale del Regno Unito) per rispondere a domande sulla salute da parte di milioni di potenziali utenti.

Quanto a Apple, il ceo Tim Cook confida che da qui ai prossimi dieci anni la società di Cupertino produrrà tra il 10 e il 20% dei suoi ricavi dall’healthcare. "Complici gli handicap del sistema sanitario statunitense, notiamo un trend per cui varie aziende della Silicon Valley, compresa Apple con i suoi dispositivi indossabili come l’Apple Watch, giocheranno un ruolo sempre più aggressivo nell’area della diagnostica e della gestione dei dati sulla salute", è il commento di Gianpaolo Nodari, amministratore delegato di J. Lamarck, società di consulenza finanziaria per investitori privati e istituzionali specializzata nei settori farmaceutico e biotecnologico.

Le big-pharma referiscono acquistare semplicemente società più piccole che abbiano portato a termine con successo i test sulle molecole e che stiano avendo buoni risultati con nuovi possibili prodotti (Anthony Ginsberg, ceo GinsGlobal Index Funds) 

Le Big Pharma e i loro satelliti. Quanto alle protagoniste del settore, ovvero le multinazionali del pharma, stanno abbandonando sempre di più l’idea di finanziare i loro dipartimenti interni di ricerca&sviluppo, così vasti e dispendiosi.

"Preferiscono acquistare semplicemente società più piccole che abbiano portato a termine con successo i test sulle molecole e che stiano avendo buoni risultati con nuovi possibili prodotti", spiega Anthony Ginsberg, ceo di GinsGlobal Index Funds e fondatore dell’Han-Gins Indxx Healthcare Innovation Ucits Etf.

"Le aziende farmaceutiche", aggiunge "vedono questa operazione meno rischiosa: in definitiva un modo più semplice per far crescere la loro gamma prodotti senza esporsi troppo».

Non solo: gli analisti osservano anche che le aziende farmaceutiche stanno cercando di diversificare il rischio entrando in nuovi campi dell’innovazione nell’ambito della salute legati a tecnologie all’avanguardia come l’AI, la robotica e il biotech.  

Le frontiere della ricerca. Per orientarsi in questo settore in piena esplosione è importante sapere che la ricerca farmaceutica più innovativa e complessa si sviluppa nei campi delle neuroscienze e della manipolazione genetica, con le sue applicazioni rappresentate dalle terapie geniche che prevedono l’individuazione e la modificazione o spegnimento del gene responsabile di una patologia.

"Appena cinque anni fa era considerata dagli stessi scienziati più fantascienza che una soluzione terapeutica, ma oggi la terapia genetica vivrà il più grande sviluppo industriale degli ultimi 30 anni e rivoluzionerà l’industria sanitaria come la conosciamo", afferma Christophe Eggmann, gestore del settore healthcare & biotech di Gam Investments.

Appena cinque anni fa era considerata dagli stessi scienziati più fantascienza che una soluzione terapeutica, ma oggi la terapia genetica vivrà il più grande sviluppo industriale degli ultimi 30 anni e rivoluzionerà l’industria sanitaria (Christophe Eggmann, Gam Investments)

Come spiega Nodari, tra le applicazioni più avanzate vanno incluse le immunoterapie, che prevedono il potenziamento o la modifica del sistema immunitario anche per distruggere le cellule cancerogene. Inoltre l’uso crescente dell’intelligenza artificiale per effettuare diagnosi ai pazienti sta portando la tecnologia più vicino all’assistenza con diagnosi più rapide e accurate in tutto il mondo. "Chi vive in un Paese povero potrà ricevere la prima analisi diagnostica al mondo via internet grazie all’intelligenza artificiale», commenta Ginsberg.

Record di brevetti e di approvazioni. Come spiega Servaas Michielssens, cfa e senior biotechnology analyst di Candriam, l’innovazione nel settore è particolarmente fiorente, con il 2018 che - con 59 nuovi medicinali - è stato un anno record in termini di farmaci approvati dalla Fda.

"Ci sono diversi fattori alla base di questo trend. Grazie all’accesso su larga scala ora disponibile per il sequenziamento del Dna, si sta sviluppando la comprensione dei processi molecolari alla base delle malattie e vengono identificati nuovi farmaci target», dice Michielssens. Un altro elemento di interesse per gli investitori è che il quadro normativo sta migliorando.

Se all’inizio degli anni ‘90 meno del 20% di tutte le nuove entità molecolari erano approvate dall’autorità di regolamentazione statunitense, nell’ultimo periodo il tasso è stato superiore al 75%. "È ovvio che il processo di sviluppo dei farmaci stia migliorando, ma la Fda è anche più cooperativa e lavora a più stretto contatto con le aziende per garantire che gli studi clinici necessari per l’approvazione della cura siano finalizzati già nelle prime fasi del processo", aggiunge Michielssens. 

Domanda in crescita. Veniamo ora al punto nodale: i costi sanitari, già molto elevati, sono destinati ad aumentare ulteriormente, a causa della crescita del 3 per cento annuo della fascia degli ultrasessantenni in tutto il mondo. Di conseguenza, si calcola che entro il 2050 la quota di over 60 sulla popolazione totale raddoppierà.

Poiché gli anziani hanno bisogno di maggiore assistenza sanitaria, l’invecchiamento globale crea un interessante contesto di domanda per gli investitori del settore sanitario. "Tuttavia, per limitare tale incremento dei costi avremo bisogno di un sistema sanitario più efficiente e a elevato valore aggiunto", è il commento di Dries Dury, International & sustainable equity fund manager di Dpam. L’efficienza dei sistemi sanitari rimarrà quindi una delle massime priorità dell’agenda politica delle nazioni. E la tecnologia, o meglio la biotecnologia, unita all’AI fornirà la risposta.

Settore strategico. Come spiega Dury un altro tema che rende così interessante il settore è legato alla crescente importanza della Repubblica Popolare Cinese, che mira a diventare uno dei leader mondiali nella ricerca farmaceutica, favorita da una forte crescita della classe media, come sta peraltro avvenendo in altri mercati emergenti. "Si tratta di una tendenza a lungo termine, frutto di una decisione strategica del governo",  spiega Dury. "Per raggiungere il suo obiettivo la Cina deve investire molto nei laboratori, e anche in aziende di tecnologia medica che vendono strumenti necessari al funzionamento di tali laboratori".

Performance. Gli investimenti in biotecnologia, nonostante il settore si sia rivelato uno dei migliori degli ultimi 20 anni (oltre mille per cento la performance nel periodo), è ancora ritenuto ad alto rischio e le azioni sono intrinsecamente volatili. La diversificazione, quindi, è d’obbligo. Secondo Nodari la parte dedicata alla biotecnologia non dovrebbe superare il 10-15% di un portafoglio e questa quota dovrebbe essere ben diversificata.

La materia prima, come visto, non manca e fioriscono fondi ed Etf dedicati al settore. Ma su quali società è meglio puntare in questa fase per trovare valore? "Al momento il nostro Etf dedicato all’innovazione in ambito sanitario ha un’esposizione del 67% su aziende Usa, seguita dall’Irlanda a circa il 7% e dal Regno Unito al 6,3%. Sono anche rappresentati il Giappone, con il 5,8%, e la Cina, con il 4 per cento", dice Ginsberg. "Quanto ai titoli inseriti, voglio citare Edwards Lifesciences, un’azienda americana di dispositivi medicali specializzata in valvole cardiache artificiali e monitoraggio emodinamico. Le attese per Edwards Lifesciences sono ora di un fatturato di 2,5 miliardi di dollari".

L’innovazione della strumentazione medica e della tecnologia robotica è una delle aree in focus (Taymour Tamaddon, T. Rowe Price)

Titoli caldi. Il consiglio di Taymour Tamaddon, gestore del fondo T. Rowe Price US Large-Cap Growth Equity, è investire nelle società che beneficieranno dei trend secolari di lungo termine.

Quali sono? "L’innovazione della strumentazione medica e della tecnologia robotica è una delle aree in focus, poiché viviamo un periodo di grandi cambiamenti e la penetrazione della robotica nell’ecosistema della chirurgia statunitense e non solo sta crescendo rapidamente, portando maggiori ricavi e guadagni per i leader del settore", dice Tamaddon.

I target? Intuitive Surgical, un player dominante nel mercato relativamente nuovo della chirurgia robotica; e Stryker, società innovativa specializzata nella chirurgia dell’anca e del ginocchio che sta rapidamente strappando fette di mercato ai competitor.

In Dpam il settore sanitario è il secondo per peso nei portafogli azionari globali e la med-tech, o tecnologia medica, rappresenta la maggior parte di esso. "Si tratta di uno scostamento elevato rispetto al benchmark", dice Dury.

Che conclude con qualche consiglio: "Alcune aziende che osserviamo con particolare interesse sono Agilent, Danaher e Thermo-Fisher. La maggior parte delle aziende leader nel settore delle tecnologie medicali sono americane. Tuttavia, anche in Europa sono presenti molte aziende interessanti, come Diasorin e Lonza".

*articolo pubblicato su investire di settembre

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