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Private debt, aumentano operazioni e raccolta ma cala il valore

Nel primo semestre del 2019 sono stati raccolti sul mercato 273 milioni di euro, in crescita del 94% rispetto al primo semestre 2018. Gli investimenti perdono il 55% rispetto all'anno scorso

Private debt, aumentano operazioni e raccolta ma cala il valore

Il mercato del private debt nel primo semestre dell’anno fa registrare una crescita del numero di investimenti, anche se il loro valore complessivo cala. Il motivo? Le operazioni crescono ma le loro dimensioni sono ridotte e la raccolta è di origine prettamente domestica. 

La crescita del fundraising dei fondi di debito nel primo semestre è positiva anche se è principalmente di origine domestica (Innocenzo Cipolletta, Aifi)

Lo dice lo studio realizzato dall'Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt (Aifi) insieme all'agenzia Deloitte.

“La crescita del fundraising dei fondi di debito nel primo semestre è positiva anche se è principalmente di origine domestica”, afferma il presidente, Innocenzo Cipolletta (in foto).

“Anche il numero degli investimenti effettuati è in crescita, pur se si tratta di operazioni di taglia più piccola rispetto al precedente anno, tanto che il valore complessivo degli investimenti è sceso”. 

La metodologia dello studio sul settore utilizzata nella raccolta dei dati è uniformata a quella per il settore del private equity, che è in linea con quella internazionale. A partire dai dati 2017 sono stati inclusi sia i dati ricevuti tramite le survey compilate dai soci Aifi sia i dati rilevati da fonte pubblica.

Raccolta. Nel primo semestre del 2019 sono stati raccolti sul mercato 273 milioni di euro, in crescita del 94% rispetto ai 141 del primo semestre 2018; dall’inizio dell’attività (2013) a oggi, il fundraising complessivo ammonta a 2,3 miliardi di euro. Guardando alle fonti, nel primosemestre dell’anno, si vede una provenienza tutta domestica. Nella tipologia della fonte, il 48% del capitale è arrivato dalle banche, il 28% da fondi di fondi istituzionali e il 15% da fondi pensione e casse di previdenza.

La focalizzazione su strumenti di debito e credito è oggi in forte ascesa il mercato ha finalmente riconosciuto in questi asset un valido supporto a una strategia finanziaria di crescita diversificata (Daniele Candiani, Deloitte)

“La presenza di operatori di mercato che si specializzano in una strategia di investimento e finanziamento focalizzata su strumenti di debito e credito è oggi in forte ascesa”, afferma Daniele Candiani, partner debt advisory/corporate finance di  Deloitte.

“Questo dimostra come il mercato ha finalmente riconosciuto in questi asset un valido supporto a una strategia finanziaria di crescita diversificata”.

Investimenti. Nella prima parte dell’anno sono stati investiti 200 milioni di euro, -55% rispetto al primo semestre del 2018. Il numero di sottoscrizioni è stato pari a 74 (+21%) distribuite su 63 target (+21%). Il 59% dell’ammontare è stato investito da soggetti domestici che hanno realizzato il 71% del numero di operazioni.

Il 54% delle operazioni sono state sottoscrizioni di obbligazioni, mentre il 45% finanziamento e l’1% ha riguardato strumenti ibridi. Per quanto riguarda le caratteristiche delle operazioni, la durata media è di 5 anni e 4 mesi mentre sulle dimensioni delle sottoscrizioni, il 90% dei casi ha riguardato operazioni con un

A livello geografico, la prima Regione per numero di operazioni resta la Lombardia, 32%, seguita dalla Toscana con l’11% e dall’Emilia Romagna con il 10%. Con riferimento alle attività delle aziende target, al primo posto con il 34% degli investimenti, troviamo i beni e servizi industriali, seguono, a pari merito, energia e ambiente e manifatturiero-altro, con il 10%. A livello dimensionale, il 57% degli investimenti ha riguardato imprese con meno di 50 milioni di fatturato.

Rimborsi. A partire dal primo semestre 2018 sono state monitorate le operazioni di exit. Complessivamente, dal 2015 a oggi, sono stati realizzati 276 rimborsi per un ammontare pari a 454 milioni di euro. Nel primo semestre 2019, sono state 80 le exit per un ammontare pari a 86 milioni di euro.

Sempre nel primo semestre 2019, il 42% dell’ammontare ha riguardato rimborsi anticipati volontari su richiesta della società, il 35% è stato legato al piano di ammortamento, il 12% riguarda il rimborso a scadenza e l’11% il rimborso anticipato concordato. Con riferimentoall’investimento originario, l’89% dei rimborsi ha riguardato lo strumento dell’obbligazione.

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