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Confesercenti: Persi 272 miliardi di credito alle imprese

Per la presidente Patrizia De Luise è allarme Pmi: "L'accesso ai finanziamenti è una chimera per tante piccole attività italiane". I dati di Crif, Abi e Unimpresa le danno ragione

Confesercenti: dal 2011 persi 272 miliardi di crediti alle imprese

Oggi avere finanziamenti è "una chimera per tante piccole imprese". A sottolinearlo è la presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise nella sua relazione all'assemblea annuale. "Sono anni che soffriamo di credit crunch: dal 2011 le imprese hanno perso 272 miliardi di finanziamenti. L'emergenza credito colpisce soprattutto le aziende più piccole: per le pmi i finanziamenti sono diminuiti di 45 miliardi solo nell'ultimo anno", ha aggiunto De Luise.

L'emergenza credito colpisce soprattutto le aziende più piccole: per le pmi i finanziamenti sono diminuiti di 45 miliardi solo nell'ultimo anno Patrizia De Luise, presidente Confesercenti)

Quello che Confesercenti dice oggi non è di certo un fulmine a ciel sereno. Gli ultimi dati aggregati sull'accesso al credito delle piccole e medie imprese italiane sono quelli forniti a luglio da Centrale Rischi Finanziari (Crif).

Secondo il report, dopo un 2018 concluso in crescita con la performance positiva dell'ultimo trimestre (+4,1%), nei primi 6 mesi del nuovo anno la richiesta di credito da parte delle imprese italiane evidenzia un'inversione di tendenza.

Il settore ha fatto registrare un calo "ai minimi storici" del -3,9% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, cui si accompagna anche una flessione dell'importo medio richiesto (-1,2%).

La flessione maggiore, continua Crif, è delle imprese individuali, con un -7,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre le società di capitali hanno fatto segnare un calo più contenuto, pari a -1,7%. Cala anche l'importo medio delle richieste di prestito che nei primi sei mesi dell'anno che si attesta a 64.833 euro rispetto ai a 68.301 dell'anno scorso. 

Insomma, le imprese italiane cercano sempre meno capitale esterno per i propri investimenti e le ragioni principali sono per la Centrale Rischi l'incertezza del quadro macroeconomico e il calo di fiducia.

Di contro, non sembra che il sistema bancario stia facendo molto per incentivare l'accesso al credito. Nel suo bollettino mensile l'Abi ha rivelato ad agosto che sia prestiti alle famiglie che quelli alle imprese hanno registrano una crescita su base annua pari al +0,9%, attestandosi a 1.283 miliardi di euro. Un aumento in linea con quello del mese precedente (+0,9% a 1.294 miliardi) ma decisamente al disotto delle necessità del tessuto economico nazionale.

Eppure, stando ai dati di Unimpresa, lo stock di crediti deteriorati nella pancia degli istituti di credito derivanti da impieghi alle aziende è migliorato molto, passando dai 703 miliardi di giugno 2018 ai 658 di giugno 2019. Sempre secondo Unimprensa i prestiti alle attività produttive si sono ridotti del 6,37%

La speranza è che l'ultimo allentamento monetario deciso dalla Banca Centrale Europea produca l'effetto che Mario Draghi ha esplicitamente auspicato illustrando la manovra: dare il là a stimoli fiscali diparte dei governi che vadano ad alimentare la domanda aggregata e i finanziamenti. "È quello che si auspicano gli investitori obbligazionari", commentava il mese scorso il cio obbligazionario di Axa Investment Managers, Chris Iggo.

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