Quantcast

l'outolook 2020 di allianz gi

Il 2020? Da governativi e valute non arriverà nulla di buono

Come si concluderà il 2019 e cosa attenderci dal 2020? Le previsioni fatte da Neil Dwane, global strategist di Allianz Global Investors non sono state di certo rosee. Le speranze sono riposte nei mega-trend

"Il 2020? Non aspettiamoci novità positive da bond e valute"

Come si concluderà il 2019 e cosa dobbiamo attenderci dal 2020? Le previsioni fatte ieri a Milano da Neil Dwane, global strategist di Allianz Global Investors, società globale da 535 miliardi di euro di aum, non sono state di certo rosee.
 

La decisione del governo britannico di avviare un piano a tutela dellasset management nazionale è importante. Bisogna mantenere competitivi i costi delle operazioni e delle transazioni anche dopo l’uscita del paese dall’Ue (Neil Dwane, Allianz GI)

I rendimenti sono sempre più difficili da trovare in un ecositema eocnomico-finanziario che sta facendo della instabilità il suo nuovo equilibrio.

“Sul fronte dei bond governativi giapponesi, Usa e tedeschi non dobbiamo aspettarci nulla di buono, il trend dei rendimenti piatti è destinato a proseguire”. Stesso discorso per il mercato valutario. Un prossimo futuro all’insegna della continuità (in negativo). 
 
Allianz GI è in linea con molte altre società finanziarie nelle previsioni sulla chiusura dell’anno da parte degli Usa. “L’economia statunitense è verso la chiusura del ciclo ma non va incontro a una recessione.

"Uno scenario tanto negativo”, ha commentato il manager, “sarebbe verosimile soltanto se paesi come Cina e Germania non dovessero intervenire in alcun modo per trovare soluzioni al rallentamento delle rispettive economie”.
 
Anche Dwane, come molti altri colleghi, si aspetta ulteriori tagli al biglietto verde da parte della Federal Reserve. Un fatto che prorogherà “l’incomprensione con Trump proprio sul fronte valutario”.

Il manager solleva dubbi sulla prosecuzione della strada dei tagli. “L’88% delle transazioni globali è espresso in dollari. Se dovessimo trovarci davanti a un picco di illiquidità gli effetti sugli investimenti e i flussi di capitale non sarebbero positivi”.
 
Lo strategista globale batte molto sull’effetto domino che caratterizza lo scenario mondiale. Se è vero che “ogni paese è alla ricerca di una via di uscita dall’attuale stagnazione anche attraverso politiche difensive” è anche vero che i loro destini restano indissolubilmente "legati l’uno all’altro”.
 
L’esempio lo dà il caso Turchia, impegnata in un rifinanziamento da 200 miliardi che coinvolge direttamente anche le banche europee fortemente esposte sul suo debito pubblico, “come nel caso di Unicredit”. Da qui, “la necessità di fare attenzione al rischio degli investimenti in bond e agli asset su cui allocare i capitali”.
 
Davanti al protezionismo trumpiano e agli interventi della Bce nel mantenere il valore dell’euro basso per sostenere le economie nazionali, c’è un altro pezzo di pianeta, quello degli Emergenti, che si muove invece con politiche finanziarie e economiche dinamiche che parlano a popolazioni in una fase evolutiva che i paesi sviluppati non vedono da tempo.

Il 2020 vedrà come protagonisti i mercati asiatici”, lo strategist Allianz ne è certo. E ben poco potranno fare la Banca centrale europea e gli altri istituti omologhi dei paesi sviluppati costretti ad assistere “alla graduale riduzione dei loro margini di intervento".
 

Contro l’astrazione della finanza pura, ci sono quelli che Dwane chiama “i fatti”, rappresentanti dai megatrend su cui Allianz concentrerà i propri investimenti nei prossimi tre anni. Fondamentale sarà quello della demografia

Se si parla di Donald Trump, è inevitabile un passaggio sui dazi. Il manager, sull’argomento, è abbastanza sintetico: “Fondamentali ai fini di un accordo saranno un accordo tra Usa e resto del mondo sui settori agricolo e energetico (in particolare petrolio e gas)”.

Ossia i tre settori su cui, da un lato, il presidente statunitense basa il suo progetto di paese semi-autarchico e, dall’altro lato, la Cina sta giocando la sua partita per la riduzione della sua dipendenza dall’import.

Senza dimenticare l’altro fronte caldo, quello delle tecnologie e della titolarità delle proprietà intellettuali: “Il rischio è quello di una guerra fredda tecnologica”.
 
L’insicurezza uccide”, ha detto Neil Dwane commentando l’attuale situazione di caos in cui versa il suo paese, la Gran Bretagna in procinto di abbandonare l’Unione europea. Poche parole che fanno ben capire come i mercati siano più pronti ad affrontare una Brexit con una data certa che un ulteriore rinvio a data da destinarsi.

Qual è lo spirito dei mercati britannici? “Basta vedere la variabilità dell’andamento della sterlina che cresce di valore in maniera proporzionale al crescere delle probabilità di una Brexit con accordo”. Il popolo? “Sull’uscita dall’Ue è diviso nettamente in due, il paese è attualmente in stallo”. Un rischio che corre anche la Spagna con il nodo irrisolto delle istanze indipendentiste della Catalogna.

 


“L’insicurezza uccide”, ha detto lo strategist di Allianz GI parlando di Brexit 

Giorni fa il governo di Westminster ha annunciato un piano straordinario per mettere al sicuro l’industria nazionale dell’asset management.

Un piano di cui si sa ancora poco ma che punta, prima di tutto, alla razionalizzazione delle risorse (in termini economici e di ricerca) allo scopo di tutelare il settore domestico dalla agguerritissima concorrenza di paesi come Belgio e dla stessa Irlanda.
 
Interrogato da Investiremag, Neil Dwane conferma la bontà del progetto del governo di Boris Johnson. “Non conosciamo ancora gli effetti che il programma potrà avere sul medio e breve periodo ma il punto è mantenere competitivi i costi delle operazioni finanziarie e delle transazioni in Uk anche dopo l’uscita del paese dall’Ue”, ha spiegato il manager. “Se abbiamo bisogno di questo piano straordinario? Sì, ne abbiamo bisogno”.
 
Contro l’astrazione della finanza pura, ci sono quelli che Dwaine chiama “i fatti”, rappresentanti dai megatrend su cui Allianz concentrerà i propri investimenti nei prossimi tre anni. Anche perché, se si parla di fatti, le occasioni per operazioni di equity non mancano.

Fondamentale sarà il trend demografico sull’onda delle nuove esigenze di consumo che arrivano da Millennials e Baby Boomers. Un trend nel quale si inserisce un altro grande tema (“sul quale la concorrenza è appena iniziata”) quello delle tecnologia e del digitale. “Oggi i consumatori vogliono trasparenza e servizi personalizzati; è fondamentale, quindi, lo sviluppo di applicazioni capaci non solo di rispondere a questa domanda ma anche di saperla leggere e interpretare”.
 
Ovviamente in futuro si parlerà sempre di più di sostenibilità, un terreno sul quale società finanziarie come Allianz GI, si giocano la credibilità in termini di potere di incidere sulle scelte di governance e di produzione prese dalle aziende su cui investono.
 
Neil Dwane vede in un altro trend, quello dei real asset, un porto sicuro dalle difficili prospettive date da bond e valute. Oro, greggio ma anche real estate, settore che ne tocca direttamente un altro, di fondamentale importanza, quello dell’urbanizzazione.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo