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Etf, per molti ma non per tutti

Nonostante l’offerta sia in rapida crescita, si confermano prodotti poco amati dalle reti di consulenti finanziari

Etf, per molti ma non per tutti

Bassi costi, elevata liquidità, nonché l’estrema varietà stanno avvicinando gli investitori privati agli Etf. Ma chi intende investire attraverso questo strumento dovrà far ricorso nella maggior parte dei casi al fai da te, scegliendoli in completa autonomia e acquistandoli direttamente sul mercato Etfplus di Borsa Italiana tramite il proprio intermediario finanziario così come farebbe per tutti gli altri strumenti quotati. Salvo poi magari scoprire di averli già in portafoglio all’interno di altri prodotti più complessi. 

Un tempo l’utilizzo degli Etf era rivolto a soddisfare esigenze di asset allocation tattica. Oggi invece esiste una tipologia di sottostante, size degli ordini e un periodo di detenzione che si coniugano maggiormente con gli obiettivi di asset allocation (Luigi Provenza, Widiba)

E qui occorre fare un passo indietro: nonostante gli Etf disponibili sulla piattaforma dedicata agli scambi abbiano già superato quota mille (dati di Borsa Italiana, luglio 2019, n.d.r.), confermando il loro potenziale commerciale, gli Etf si confermano tra i prodotti meno gettonati a livello distributivo.

Difficilmente l’investitore privato potrà ricevere dal suo consulente finanziario, attivo nell’ambito di una rete tradizionale, un suggerimento sul singolo Etf più adatto ai propri obiettivi di investimento, dato che, allo stato attuale, la struttura retributiva di questa tipologia di professionisti è legata all’assetto provvigionale e alla vendita dei prodotti a catalogo.

Da qui la ritrosia di molte reti di consulenza interpellate da Investire a fornire un’opinione sul tema: quasi tutte le reti infatti forniscono consulenza su gestioni attive e advisory amministrato, lasciando ai gestori il compito di utilizzare gli Etf per ottimizzare le gestioni interne. Ma il panorama è variegato e in continua evoluzione, come ci raccontano alcuni operatori del settore. 

Widiba per esempio mette a disposizione dei clienti e dei consulenti finanziari, attraverso la piattaforma di consulenza certificata Wise, la possibilità di investire in Etf sia ad integrazione di strategie costituite solo da Fondi & Sicav a gestione attiva sia come unici elementi del portafoglio.

L’universo investibile, in termini di classi di attivo e di strumenti, dipende dai criteri concordati con il cliente, sulla base delle sue caratteristiche e dei suoi desideri (Paolo Tirabassi, consulente finanziario)

"Un tempo l’utilizzo degli Etf era rivolto a soddisfare esigenze di asset allocation tattica", sottolinea Luigi Provenza, chief commercial officer, investment & wealth management di Widiba. "Da circa un anno invece riscontriamo una tipologia di sottostante, size degli ordini e un periodo di detenzione che si coniugano maggiormente con gli obiettivi di asset allocation strategica per circa il 50% degli aum allocati in Etf, che tuttavia hanno ancora un peso limitato sul totale degli asset dei nostri clienti".

"Per consentire lo sviluppo e l’utilizzo di queste strumenti mettiamo a disposizione dei nostri consulenti percorsi di formazione specializzati e la consulenza di un ufficio di wealth management che offre supporto alle richieste dei consulenti finanziari su tutti gli strumenti finanziari", aggiunge la manager. "Le richieste che ci arrivano riguardano in particolare il funzionamento degli indici smart, l’efficienza nella replica degli indici sottostanti e la combinazione efficiente dei costi di portafoglio".

Come prevedibile invece tra gli utilizzatori abituali di Etf vi sono i consulenti autonomi (gli ex indipendenti) e le Società di consulenza finanziaria (Scf) il cui pagamento è legato alla fornitura esclusivamente del servizio di consulenza fee only. Ce ne dà conferma Paolo Tirabassi, attivo a Reggio Emilia e da oltre dieci anni consulente indipendente. "L’universo investibile, in termini di classi di attivo e di strumenti, dipende dai criteri concordati con il cliente, sulla base delle sue caratteristiche e dei suoi desideri".

Con l’obbligo della rendicontazione conseguente all’applicazione della Mifid2 sempre più strutture di wealth management stanno iniziando a utilizzare questi strumenti in maniera più diffusa (Roberto Capillo, Albocon)

"Non vi sono pertanto strumenti finanziari o tipologie di fondi necessariamente inclusi o esclusi. L’interesse del cliente a investire al più basso livello possibile di costi impliciti conduce tuttavia a un ampio utilizzo di Etf", continua il professionista.

"L’ampia offerta consente prese di posizione che possono essere nello stesso tempo diversificate per titoli sottostanti ma mirate per macro asset class, settore, area geografica, rischio di mercato, in funzione delle esigenze del cliente. La recente offerta di Etf smart beta e ora anche di Etf a gestione attiva o semi-attiva sta inoltre riducendo la necessità di cercare i pregi della gestione attiva tra i fondi distribuiti in modo tradizionale". 

Per Roberto Cappiello, 50 anni, iscritto alla sezione dei consulenti finanziari autonomi dell’Albocon, la prima delibera del primo dicembre del 2018 e attivo da quasi quindici anni a Brescia, occorre fare delle distinzioni dato che sarebbe crescendo l’uso degli Etf da parte delle strutture di wealth management, focalizzate sulla gestione dei grandi patrimoni.

"Con l’obbligo della rendicontazione conseguente all’applicazione della Mifid2, e di conseguenza con l’emergere dell’incidenza dei costi per i clienti, sempre più strutture di wealth management stanno iniziando a utilizzare questi strumenti in maniera più diffusa per diversificare e contenere i costi a carico del cliente", spiega Cappiello. "Ma se escludiamo questo mondo, l’investitore privato difficilmente potrà avere un suggerimento qualificato su questo tema rivolgendosi allo sportello o a un consulente finanziario legato da un contratto di mandato con una rete".

Nonostante l’indubbia crescita di interesse, il rischio è che gli Etf vengano considerati esclusivamente come un’ opportunità di scelta a basso costo (Andrea Carboni, Hcinque)

"Di conseguenza chi vuole saperne di più deve rivolgersi a un consulente autonomo in grado di garantire indipendenza sia soggettiva che oggettiva", aggiunge Cappiello. "Oggi la domanda per gli Etf è sostenuta e viene in gran parte veicolata tramite i consulenti autonomi in virtù non solo della mancanza di conflitti di interesse, ma anche per effetto del loro ruolo complessivo che comprende quello di monitoraggio e analisi globale dei portafogli detenuti presso gli intermediari. L’Etf può infatti essere utilizzato per esempio per diversificare laddove l’investitore appaia troppo esposto nei confronti di determinati rischi".

Ma il fai da te, combinato con la scarsa propensione a fornire informazioni e consigli su come utilizzare il prodotto da parte degli intermediari, starebbe favorendo il proliferare di alcuni convinzioni non sempre corrette, precisa Andrea Carboni, da 15 anni amministratore della società romana di consulenza indipendente HCinque: "Nonostante l’indubbia crescita di interesse, il rischio è che gli Etf vengano considerati esclusivamente come un’ opportunità di scelta a basso costo".

La loro economicità dipende dal fatto che non richiedono alcun team di gestione a differenza dei fondi attivi. L’investitore si limita a pagare una commissione di intermediazione che può essere diversa da un intermediario a un altro. A differenza dei fondi di investimento attivi inoltre non occorre che ci sia alcun contratto tra chi fabbrica il prodotto, l’asset manager, e chi lo colloca.

"Noi riteniamo che l’Etf sia un prodotto valido tanto quanto i fondi attivi”, continua Carboni, "devono essere scelti e proposti al cliente sulla base degli stessi criteri che devono guidare la scelta di qualunque altro fondo, come per esempio l’orizzonte temporale di investimento e il costo complessivo da sostenere per la gestione delle strumento e per liquidarlo. In linea teorica non c’è alcuna differenza in termini di processo tra la selezione di un fondo attivo e un Etf. Discorso diverso se si guarda a quanto avviene nel concreto al momento della distribuzione: la mancanza di retrocessioni alla rete ha reso la vendita degli Etf poco attraente per gli operatori che non vengono pagati a parcella”.

*articolo pubblicato su Investire di ottobre

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