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Le tensioni commerciali e la debolezza della crescita

"Tutti gli occhi saranno puntati sull’incontro di Xi e Trump al prossimo forum APEC di novembre". L'analisi di Charlie Sunnucks, gestore del team global emerging markets

Le tensioni commerciali e la debolezza della crescita

"A settembre la Cina ha festeggiato i 70 anni di governo comunista, ma venerdì scorso ha raggiunto un traguardo più cupo, il minimo pluridecennale in termini di crescita trimestrale del Pil. Mentre la crescita del 6% su base annua sarebbe invidiata da qualsiasi mercato sviluppato, si traduce in una pressione costante sulla seconda economia più grande del mondo". L'analisi di Charlie Sunnucks, gestore del team global emerging markets di Jupiter Asset Management.

La debolezza può essere ricondotta a una serie di fattori diversi, ma le tensioni commerciali e l'effetto che hanno sulla fiducia delle imprese rimangono l'elefante nella stanza. In tal senso, sembra esserci una fine in vista per questa situazione di stallo.

A inizio ottobre, Trump ha annunciato un accordo di "fase 1 sostanziale" con la Cina che ritarderebbe i dazi; in cambio la Cina si impegnerebbe in acquisti agricoli statunitensi, sulla gestione della valuta, sulla proprietà intellettuale e sull'accessibilità dell'industria dei servizi finanziari.

Tutti gli occhi saranno puntati sull’incontro di Xi e Trump al prossimo forum Apec di novembre, in quanto potrebbe trattarsi del contesto per un accordo formale.

Tuttavia, nulla è ancora stato concordato per iscritto e, come ogni osservatore della Brexit potrebbe confermare – un accordo non è tale fin quando non è siglato. L’esitazione del mercato a scontare nei prezzi una svolta sulla guerra commerciale è quindi totalmente razionale. Nonostante lo scenario impegnativo e l’incertezza politica, la Cina rimane un’economia molto diversificata con una serie di sfide e opportunità per le società che operano sul territorio.

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