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l'intervista

"La lunga corsa del dollaro finirà, è la volontà di Trump"

Dollaro, Brexit e mercati emergenti sono i temi che affrontiamo con Fabrizio Russo ,deputy head of sales per gli Emea della casa di investimenti nipponica, Nomura

Fabrizio Russo, deputy head of fx sales per l’area Emea di Nomura

Fabrizio Russo, deputy head of fx sales per l’area Emea di Nomura

Incontriamo il deputy head of sales per l’area Emea di NomuraFabrizio Russo, durante la sua breve visita milanese prima della ripartenza per Londra. Dollaro, Brexit e mercati emergenti sono i temi che affrontiamo con il manager della casa di investimenti nipponica, attualmente la prima per volumi di scambio di bond sulle piattaforme elettroniche e per i governativi periferici di Spagna, Italia e Portogallo. 

Riteniamo che il periodo di rafforzamento del dollaro, iniziato nel 2004, sia destinato a finire. Trump non ha alcuna intenzione di lasciare che la valuta si rafforzi ulteriormente

Partiamo dal dollaro e dal suo prossimo futuro in vista della chiusura del ciclo a cui sta avvicinando l'economia Usa. Cosa dobbiamo aspettarci?

Il biglietto verde arriva da un periodo molto lungo, iniziato nel 2004, di forte apprezzamento, che ha dimostrato la capacità di questa moneta di essere la valuta di riferimento in periodi di crisi: come lo è stato nel 2008, lo stesso succede oggi con il peggioramento dei dati macroeconomici e con il pericolo Brexit e le politiche dei dazi. 

Livelli così elevati sono dovuti all'ampiezza del differenziale tassi rispetto all'euro e alle altre valute di riferimento. Da qui, il carry positivo che la contraddistingue. Oggi i mercati vivono un certo timore derivante proprio dal rallentamento degli Stati Uniti; la Fed è intervenuta nell’ultimo anno con tagli al tasso di interesse di riferimento di 50bp e ci attendiamo ulteriori tagli di 75bp di cui 25 punti entro fine anno e 50 punti entro fine 2020. Eppure, nonostante ciò, il differenziale resta a favore del dollaro. 

Riteniamo comunque che questo lungo periodo di rafforzamento sia in dirittura di arrivo anche per volontà politica. Donald Trump polemizza ogni giorno via social per il livello troppo forte del dollaro e non perde occasione per criticare la Fed. Recentemente ha criticato anche la Bce proprio perché vede negli ultimi provvedimenti il tentativo di deprezzare l'euro a sfavore del dollaro. E anche le sue recenti aperture verso la Cina sono orientate verso uno stop a ulteriori indebolimenti del renminbi.  

Quali sono gli effetti sui mercati emergenti, storicamente legati all'andamento del dollaro?

Sì, gli Emergenti sono ancora obiettivamente una derivata dell'economia Usa, insieme a quella cinese, e sono soggetti a frequenti sbalzi delle proprie valute. Di certo, se Stati uniti e Cina garantiranno stabilità ne godranno anche loro. Sulla Cina abbiamo una view più negativa rispetto alla media.

Per questo trimestre prevediamo un rallentamento della crescita che potrebbe scendere per la prima volta sotto il 6%. Lo stato reale dell’economia in realtà è ben peggiore di quello che ci vogliono far credere le autorità locali. Finché il governo non applicherà una forte politica fiscale espansionistica mirata principalmente sul settore edilizio i dati continueranno a deludere il mercato. Senza contare gli altri problemi interni del paese, a partire dai disordini di Hong Kong. 

Anche sulla possibilità di una risoluzione della trade war nel breve periodo non siamo ottimisti. Entrambe le due superpotenze non cederanno facilmente e a Trump, dal punto di vista elettorale, conviene aspettare l’arrivo della prossima primavera prima di annunciare un accordo, quindi a nostro avviso il mercato rimarrà deluso dalle trattative in corso. 

Brexit. Ci dia qualche elemento per valutare l'andamento altalenante della sterlina. 

Questa è una domanda che può avere una risposta diversa da un giorno all'altro. Solo poco tempo fa il mercato prezzava una possibilità piuttosto alta di un’uscita senza accordo, mentre adesso si pensa ad un accordo, sebbene con un rinvio dell'uscita degli Uk posticipata da ottobre a gennaio.

Questo ha fatto sì che la sterlina si sia rafforzata di un 6-7% dai minimi. Non dimentichiamo tuttavia che la sterlina viene da un indebolimento iniziato tre anni fa successivo al referendum sulla Brexit. Il motivo dell'indebolimento? Una valuta debole ha aiutato la Gran Bretagna nell'export. 

Ma i problemi politici, in ogni caso, non sono finiti: dal rischio elezioni, con conseguente possibile secondo referendum. Paradossalmente, i mercati sembrano preferire Johnson e un’uscita disordinata dall’EU a una potenziale vittoria dell'avversario Corbin. Per quanto riguarda gli investitori internazionali e locali meglio la certezza, anche se significa Brexit, piuttosto che un ulteriore dubbio sul futuro.

Per concludere, cosa ne pensa del progetto della libra lanciato da Mark Zuckerberg? Non sembra stia vivendo giornate serene, molti partner finanziari si stanno defilando.

Non siamo nel mercato delle cripto currency ma lo seguiamo con attenzione. Essendo viste come un bene di rifugio, il loro principale problema sul medio-lungo periodo è sul fronte della regolamentazione. Gli investitori e le aziende che vorrebbero far parte del mercato hanno bisogno di certezze sulla provenienza del denaro contenuto nelle monete digitali. 

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