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Alimenti, Dpam: Non investiamo in pesticidi e ormoni della crescita

Degroof Petercam ha presentato a Milano la sua strategia di investimento nel settore agro-alimentare. Gestione degli scarti e riduzione dei composti chimici al centro delle asset alloction

Alimenti, trend che cambieranno abitudini e industria

La casa di investimento danese, Dpam, ha deciso di disinvestire i propri asset dalla multinazionale statunitense di biotecnologie agrarie, Monsanto, per divergenze sui processi produttivi. Con questo esempio concreto di quale sia la strategia della casa di investimento rivolta istituzionali e retail, Alexander Roose (in foto), l'head of international and sustainable equity ed esperto del settore agroalimentare, ha esordito nell'incontro organizzato a Milano due giorni dall'head of Italy, Alessandro Fonzi.

Con Roose c'era anche anche Tomás Murillo, head of international sales e membro del comitato di gestione di Dpam;  entrambi reduci da due conferenze sul tema degli investimenti green nell'agro-alimentare, una delle quali all'Onu. 

Complessivamente Dpam ha in gestione 8 fondi Sri già presenti in Italia: cinque su otto hanno ricevuto da moneyfarm 4 o 5 stelle a tre anni; 6 le hanno ottenute dal momento del lancio. 

Le ragioni della scelta di lasciare Monsanto sono state due. La prima è una divergenza di vedute sul rapporto tra produzioni agroindustriali e ambiente; la seconda, la certezza da parte di Dpam (gestore di 6 miliardi di euro aum in strategie sostenibili) che l'uso di pesticidi, fertilizzanti chimici e ormoni può dare a chi investe nel settore buone performance di crescita nel breve periodo ma non sul medio-lungo.

Ne è un esempio l'epidemia  che ha decimato gli allevamenti di maiali in Cina, febbre derivata dal fortissimo uso di sostanze non compatibili con l'ambiente. Oggi l'agricoltura biologica e di precisione può contare su un'industria da 3 miliardi di euro. 

Dpam, che in Italia ha asset per un totale di 2 miliardi di euro, punta molto sia sullo stretto rapporto tra biodiversità e cambiamenti climatici e sia sulle buone pratiche che l'industria (e la finanza) possono mettere in campo per attenuare l'impatto dei secondi sulla prima. Dalla riduzione della chimica nei processi al filtraggio e riuso delle acque usate nel ciclo. 

Una visione che richiede "una gestione attiva che abbia al centro l'interpretazione di dati forniti dai moderni sistemi di automazione da parte di persone fisiche", ha spiegato Roose. Il modello di screening delle imprese è sviluppato in house, i dati di compatibilità tra aziende e principi della finanza sostenibile stabiliti dalle Nazioni unite, su cui si basa la valutazione, vengono acquisiti dal società esterne.

Ne deriva una particolare attenzione da parte del fondo per la sicurezza delle informazioni attraverso l'uso da parte delle aziende su cui decide di puntare di tecnologie come la supply chain. A costo, appunto, di scegliere come extrema ratio il disinvestimento. 

Ogni processo di recupero di risorse deve essere inserito in una logica di reinvestimento e, quindi, di maggiore performance. La gestione rifiuti, quindi, nelle asset class individuate da... rientrano nell'elenco dei fattori da valutare nel processo di investimento. Stesso discorso per le scelte di logistica e trasporto di materiali e prodotti. 

Dpam investe quindi in aziende virtuose, mid e medium, con una storia consolidata. Un esempio è Sao Martinho, società di produzione di energia dallo zucchero. Con una storia di 20 anni, la società punta molto sulla riduzione dell'uso di pesticidi che vuole portare a -90%. 

In un mondo che corre verso la soglia dei 10 miliardi di persone, la scelta migliore dovrebbe essere una drastica riduzione del consumo di proteine animali, la cui produzione è responsabile della maggior parte delle emissioni nocive in atmosfera e nel terreno (complessivamente l'industria alimentare rappresenta il 25% delle emissioni di gas serra).

Basti pensare che l'uso degli animali per la produzione di alimenti rappresenta il 14% delle emissioni globali e che il 70-80% delle superfici agricole è destinato a pascoli e colture per la loro alimentazione.

In attesa di questa inversione a "U" delle abitudini alimentari, una delle scelte su cui la società di Alexander Roose sta puntando molto è il processo di fermentazione dei prodotti di scarto per la riduzione del loro impatto ambientale. 

L'esempio concreto è quello di Chr Hansen, multinazionale di bioscienze danese attiva nella ricerca di soluzioni produttive naturali di alimenti e bevande, all'avanguardia nella produzione di microorganismi per la fermentazione dei prodotti. Un processo che permette agli agricoltori di rigenerare i propri campi. "È ovvio che", ha spiegato al riguardo il gestore, "bisogna coinvolgere i produttori/fornitori di materie prime agricole garantendo loro un guadagno dalle buone pratiche ambientali". 

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