succede in borsa

Fca-Psa, tutte le regole del futuro matrimonio

Il nuovo colosso, con Elkann e Tavares ai vertici, produrrà 3,7 miliardi di euro di sinergie all'anno. Agli azionisti, un dividendo speciale di 5,5 miliardi. Le preoccupazioni della Cgil, le rassicurazioni di Patuanelli

Fca-Psa, tutte le regole del futuro matrimonio

Procede a ritmi serratissimi la fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e la francese Groupe Psa (composta da Peugeot, Citroën, Opel e Vauxhall Motors). I via libera da parte del consiglio di sorveglianza di Peugeot e del consiglio di amministrazione di Fca sono stati dati nella giornata di ieri, concordando all'unanimità di lavorare a una piena aggregazione dei rispettivi business tramite una fusione paritetica (50/50)

Stamattina arrivano ulteriori particolari sulla composizione dei vertici, sulla sede e sui rapporti con gli stakeholders del futuro gruppo automobilistico.

La sede, comunicano le parti in una nota congiunta ripresa da Adnkronos, sarà l'Olanda, mentre la quotazione avverrà su Euronext (Parigi), Borsa Italiana (Milano) e su New York Stock Exchange continuando a mantenere una importante presenza nelle attuali sedi operative centrali in Francia, Italia e negli Stati Uniti. 

Nel nuovo gruppo John Elkann assumerà il ruolo di presidente e Carlo Tavares quello di ceo e membro del consiglio, con un mandato iniziale di cinque anni

Il consiglio di amministrazione sarebbe composto da 11 membri. Cinque verranno espressi da Fca e cinque da Groupe Psa (incluso il senior independent director e il vice presidente). Per il momento è stato raggiunto un accordo sui vertici dell'organismo. 

John Elkann (il primo in foto a sinstra) assumerà il ruolo di presidente e Carlo Tavares (il secondo in foto a sinistra) quello di ceo e membro del consiglio, con un mandato iniziale di cinque anni.

''Il piano relativo all'aggregazione dei business di Groupe Psa e di Fca fa seguito a intense discussioni tra i management team delle due società", scrivono Psa e Fca nella nota.

"Entrambi condividono la convinzione che ci sia una logica convincente in una mossa così audace e decisiva, che creerebbe un gruppo leader nel settore con le dimensioni, le capacità e le risorse per cogliere con successo le opportunità e gestire efficacemente le sfide di questa nuova era della mobilità''.

Se realizzata, l'aggregazione proposta "creerebbe il quarto costruttore automobilistico al mondo in termini di unità vendute (8,7 milioni di veicoli), con ricavi congiunti di quasi 170 miliardi di euro e un utile operativo corrente di oltre 11 miliardi di euro, sulla base dell'aggregazione dei risultati del 2018 ed escludendo Magneti Marelli e la francese Faurecia, una delle maggiori produttrici di componentistica per automobili del mondo. L'importante creazione di valore risultante dall'operazione è stimata in circa 3,7 miliardi di euro in sinergie annuali a breve termine.

Dalla fusione nascerà il quarto soggetto automobilistico mondiale. L'importante creazione di valore risultante dall'operazione è stimata in circa 3,7 miliardi di euro in sinergie annuali a breve termine

"Tali sinergie deriverebbero principalmente da una più efficace allocazione delle risorse per gli investimenti di larga scala in piattaforme veicoli, sistemi di propulsione e tecnologie e dalla maggiore capacità di acquisto insita nella nuova dimensione del gruppo risultante dalla fusione.

Tali stime di sinergie non si basano su alcuna chiusura di stabilimenti'', continua la nota. 

Le parti vogliono raggiungere l'80% dell'obiettivo dei 3,7 miliardi entro 4 anni. "Il costo una tantum per raggiungere tali sinergie è stimato in 2,8 miliardi di euro.

Gli azionisti di ciascuna società deterrebbero il 50% del capitale del nuovo gruppo risultante dalla fusione e, pertanto, i benefici derivanti dall'aggregazione sarebbero equamente divisi".

Lo statuto del nuovo colosso prossimo alla nascita, dovrebbe prevedere che il sistema di loyalty voting operi in modo tale da "non assegnare ad alcun azionista un potere di voto in assemblea che vada oltre il 30% del totale voti espressi", si continua a leggere.

"Si prevede inoltre che non ci sia alcun trasferimento dei diritti di doppio voto esistenti, ma che i nuovi diritti di doppio voto speciale maturino dopo un periodo di detenzione delle azioni di tre anni dal perfezionamento della fusione". 

"Un periodo di standstill di 7 anni a partire dal perfezionamento della fusione troverebbe applicazione in relazione alle partecipazioni azionarie di Exor Nv, Bpifrance Participations Sa, Dfg e la famiglia Peugeot".

"Exor, Bpifrance Participations e la famiglia Peugeot sarebbero inoltre soggetti ad un periodo di lock-up di 3 anni in relazione alle rispettive partecipazioni. Unica eccezione, alla famiglia Peugeot sarebbe concesso di aumentare del 2,5% la propria partecipazione nella società risultante dalla fusione nei primi 3 anni successivi al closing, esclusivamente acquisendo azioni da Bpifrance Participations e Dfg'', continua la nota.

Prima del perfezionamento dell'operazione, Fca distribuirebbe un dividendo speciale di 5,5 miliardi di euro. Mentre lo statuto del nuovo colosso dovrebbe prevedere che il sistema di loyalty votino vieti di assegnare ad alcun azionista un potere di voto in assemblea che vada oltre il 30% del totale voti espressi

Prima del perfezionamento dell'operazione, Fca distribuirebbe ai propri azionisti un dividendo speciale di 5,5 miliardi di euro, nonché la propria partecipazione nell'azienda torinese di processi di automazione, Comau.

Inoltre, sempre prima del perfezionamento dell'operazione, Peugeot distribuirebbe ai propri azionisti la partecipazione del 46% detenuta in Faurecia.

"Ciò consentirebbe agli azionisti del nuovo gruppo di condividere equamente le sinergie e i benefici derivanti da una fusione, riconoscendo nel contempo il valore significativo della piattaforma differenziata di Fca in Nord America e la sua forte posizione in America Latina, compresi i suoi margini ai vertici del settore in quelle regioni", prosegue il comunicato.

"Ciò rifletterebbe anche il valore aggiunto che i marchi globali di fascia alta di Fca, Alfa Romeo e Maserati, apporterebbero grazie al loro notevole potenziale di sviluppo. Il portafoglio esteso coprirebbe tutti i segmenti di mercato con marchi iconici e prodotti competitivi basati su piattaforme razionalizzate e sull'ottimizzazione degli investimenti'', spiegano i due gruppi.

''La proposta sarebbe sottoposta al processo di informazione e consultazione dei competenti organismi di rappresentanza dei lavoratori e soggetta alle consuete condizioni di closing, tra cui le approvazioni finali da parte dei rispettivi consigli di amministrazione del Memorandum of Understanding vincolante e l'accordo sulla documentazione definitiva'', conclude la nota Fca-Psa.

Non nasconde la propria soddisfazione Mike Manley, ceo di Fca che nell'operazione si è avvalsa di Mediobanca nel ruolo di advisor. ''Sono contento di avere l'opportunità di lavorare con Carlos e il suo team su questa aggregazione che ha il potenziale di cambiare il settore. Abbiamo una lunga storia di cooperazione di successo con Groupe Psa e sono convinto che, insieme a tutte le nostre persone, potremo creare una società leader nella mobilità a livello globale''.

In Italia c'è una capacità produttiva installata di 1,5 milioni di auto, ma ne vengono prodotte meno della metà. I nostri stabilimenti sono pieni di cassintegrati, la fusione è molto rischiosa (Francesca Re David, Fiom-Cgil)

Gli fa eco Carlos Tavares, ad di Psa. ''Questa convergenza crea un significativo valore per tutti gli stakeholder e apre a un futuro brillante per la società risultante dalla fusione. Sono soddisfatto del lavoro fatto finora con Mike e sarò molto felice di continuare a lavorare con lui per costruire insieme un grande gruppo''.

Sul futuro degli stabilimenti italiani e dei 198.545 lavoratori e lavoratrici (di cui 86 mila solo in Italia) diretti del gruppo, per il momento, non sembrano bastare le rassicurazioni di Fca per tranquillizzare i sindacati.

Fra i lavoratori italiani del gruppo Fca "c'è una fortissima preoccupazione per gli stabilimenti. In Italia c'è una capacità produttiva installata di 1,5 milioni di auto, ma ne vengono prodotte meno della metà. I nostri stabilimenti sono pieni di cassintegrati, la fusione è molto rischiosa". Lo ha detto Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil intervistata questa mattina a Radio anch'io su Rai Radio1.

"Abbiamo giudicato come un'occasione sprecata quella che avrebbe portato alla fusione di Fca con Renault-Nissan", rincara la dose il segretario confederale della Cgil Nazionale, Emilio Miceli, "perché avrebbe consentito di affrontare contemporaneamente il tema del cambio energetico insieme a quello di un rafforzamento del nuovo gruppo nel mercato globale".

"E' bene ricordare", aggiunge il sindacalista rivolgendosi al governo italiano, "che il governo francese ha presidiato i passaggi di quel tentativo poi fallito. Ora, nel considerare le future alleanze di Fca dobbiamo inevitabilmente partire dal preservare l'occupazione complessiva del gruppo che, insieme alle prospettive di competitività e sviluppo, deve essere la priorità in ogni futura discussione".

Chiederemo ad Fca continuità sul piano industriale e gli investimenti e la produzione in Italia (Stefano Patuanelli, ministro Sviluppo economico)

Consigliamo, quindi, al ministro dello Sviluppo economico, Patuanelli, di non ridurre il proprio ruolo a quello di semplice spettatore di operazioni di mercato ma di farsi parte attiva nella difesa del modello industriale italiano". 

L'operazione in corso, infatti, rileva Miceli, "presenta criticità che vanno valutate attentamente e riguardano la sovrapposizione dei segmenti tra i due gruppi e la necessità di integrare le piattaforme esistenti, il ruolo della ricerca e la funzione che in questa operazione avrà la componentistica italiana".

"Sono temi sensibili", conclude Miceli, "che devono a nostro parere essere oggetto di valutazioni appropriate da parte di Fca e del governo stesso. C'è preoccupazione tra le imprese e tra i lavoratori e chiediamo che siano parte della valutazione di questa operazione".

Dal Codacons arriva un altro input diretto alle istituzioni. "La fusione tra Fca e Psa rischia di avere ripercussioni negative per i consumatori, in quei settori auto nei quali le due società hanno finora operato in piena concorrenza''. L'associazione invita, poi,  ''l'Antitrust e le autorità europee a vigilare con la massima attenzione sull'operazione''.

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, lancia stamattina un messaggio tranquillizzante dal programma di Raitre, Agorà. ''Chiederemo ad Fca continuità sul piano industriale e gli investimenti e la produzione in Italia. L'unione di due grandi gruppi come Fca e Psa può avere economie di scala su costi, ma la riduzione non deve ripercuotersi o incidere sui lavoratori nel nostro Paese''.

il commento di Sergio Luciano | Fiat adieu, 5,5 miliardi bastano per adottare il tricolore francese

Il governo sarà particolarmente vigile sul mantenimento dell'insediamento industriale in Francia, sulla localizzazione dei centri di decisioni e la conferma degli impegni del nuovo gruppo (Bruno Le Maire, Ministro dell'Economia francese)

''Non ho parlato con i vertici Fca", continua Patuanelli, "ma qualche giorno fa ci siamo incontrati al tavolo dell'automotive. Questo accordo, se rispetterà il piano industriale e occupazionale nel nostroPaese, è una buona notizia e la capacità di sviluppo nel settore automotive può portare a benefici''.

Anche dal governo francese arriva la benedizione sull'operazione. ''Questa operazione risponde alla necessità per il settore auto di consolidarsi per far fronte alle sfide della mobilità del futuro". Così il ministro dell'Economia, Bruno Le Maire, in una nota accogliendo ''favorevolmente l'avvio delle trattative in esclusiva tra Fca e Psa per creare un leader mondiale del settore''.

La Francia, aggiunge, ''deve essere orgogliosa della sua industria auto che ha fatto la dimostrazione della sua capacità di ricerca e di innovazione tecnologica, in particolare nell'ambito della mobilità elettrica e ibrida''. In questo nuovo scenario, rileva, Fca e Psa ''con i loro partner rispettivi si collocherebbero così tra i primi 4 costruttori auto''.

''Il governo sarà particolarmente vigile sul mantenimento dell'insediamento industriale in Francia, sulla localizzazione dei centri di decisioni e la conferma degli impegni del nuovo gruppo nella creazione di una filiera industriale europea delle batterie elettriche'', aggiunge l'omologo di Patuanelli.

Quest'operazione, aggiunge Le Maire, ''offrirebbe ai due gruppi la dimensione necessaria per portare a conclusione gli investimenti indispensabili per far fronte alle sfide della transizione energetica dell'elettrificazione e della guida autonoma e connessa''. Il ministro, infine, si congratula per il lavoro di ristrutturazione e disviluppo realizzato da Tavares alla guida di Psa e per ''il ruolo che sarebbe portato a svolgere in quanto Ceo del nuovo insieme''.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo