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La Caporetto dell'educazione finanziaria

Il livello di cultura finanziaria nel nostro Paese è basso a livelli drammatici: oltre il 30% delle famiglie non conosce prodotti come conti correnti e obbligazioni. Nel 2018 operazioni in forte calo

La Caporetto dell'educazione finanziaria

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L'ultimo rapporto di Consob sulle scelte di investimento delle famiglie ci consegna una fotografia amara degli italiani, genericamente impreparati sull'argomento e, anche per questo motivo, fuggono sempre di più dai servizi finanziari.

I margini di miglioramento delle conoscenze finanziarie sono ampi, ma è anche consolidata l'attitudine al risparmio: è necessario valorizzare tale patrimonio (Carmine Di Noia, Consob)

L'Osservatorio dell'Autorità di controllo della Borsa e dei mercati ha redatto il nuovo report "L'approccio alla finanza e agli investimenti delle famiglie italiane", raccogliendo i dati relativi a un campione di 3.058 individui (rappresentativo dei decisori finanziari italiani) di cui 1.311 intervistati anche nel 2018.

La pubblicazione è stata presentata venerdì otto novembre all'Auditorium di piazza Verdi a Milano.

L'anno scorso depositi, investimenti in titoli, azioni e obbligazioni hanno, infatti, registrato una contrazione del 3,1%, rispetto a un media europea del -0,5%, a fronte di una crescita delle attività reali del 2,7% e una diminuzione delle passività pari allo 0,7%.

Nel complesso, la ricchezza netta delle famiglie italiane in rapporto al reddito disponibile rimane superiore al dato dell'Eurozona (rispettivamente, 8,2 e 7,7 a fine 2018), mentre il tasso di risparmio domestico, pari al 10% circa e in lieve crescita per la prima volta dal 2014, continua a essere inferiore al valore registrato nell'area euro (anch'esso in lieve aumento). 

La ricerca, si legge su Adnkronos, conferma la distanza tra il Paese e l'Eurozona con riguardo all'incidenza del debito delle famiglie sul Pil (a fine 2018 pari rispettivamente al 40% e al 60%).

A fine 2018, il 30% delle famiglie italiane dichiara di possedere almeno un'attività finanziaria, rappresentata da fondi comuni e titoli di Stato italiani rispettivamente nel 26% e nel 18% dei casi (il dato risulta stabile rispetto al 2018). La percentuale di investitori che risponde correttamente alle domande di cultura finanziaria riferibili ai prodotti posseduti oscilla tra il 15% (relazione prezzo - tasso di interesse di un'obbligazione) e l'83% (caratteristiche delle azioni); il dato si colloca tra il 50% e il 70% circa per le nozioni relative alla cosiddetta risk literacy.

L'anno scorso depositi, investimenti in titoli, azioni e obbligazioni hanno, infatti, registrato una contrazione del 3,1%, rispetto a un media europea del -0,5%

La mancanza di risparmi rappresenta il maggior deterrente all'investimento, seguito dalla mancanza di fiducia nel sistema finanziario.

Un investitore su due utilizza una sola fonte informativa per prendere decisioni di investimento, preferendo di gran lunga il supporto di un esperto (consulente finanziario o funzionario della banca) alla consultazione in autonomia di documenti informativi sui prodotti come il prospetto.

Nelle scelte di investimento, il 20% degli individui si affida a un consulente finanziario o a un gestore che consulta anche in fase di monitoraggio del proprio portafoglio.

Il 40% degli investitori ricorre alla cosiddetta consulenza informale, ossia ai consigli di amici e parenti (talvolta attivi nel settore finanziario), e altrettanti decidono in autonomia. 

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Italiani, finanza e risparmio: mancano le basi. Oltre il 30% delle famiglie italiane non conosce nessuno tra i seguenti prodotti finanziari: conto corrente; azioni; obbligazioni; fondi comuni; Bitcoin. Secondo il sondaggio il 21% degli intervistati non conosce nessuna di queste nozioni base: inflazione, relazione rischio/rendimento, diversificazione, caratteristiche dei mutui, interesse composto.

Con riferimento alla cosiddetta risk literacy, solo il 25% è in grado di ordinare correttamente azioni, obbligazioni e conto corrente per livello di rischio; il 50% degli individui, inoltre, indica le azioni come il prodotto più rischioso, associandovi una maggiore volatilità, un maggior rischio di liquidità e un maggior rischio di perdita del capitale e, nel 70% dei casi circa, la possibilità che tale forma di investimento alimenti disagio e preoccupazione.

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Oltre il 30% delle famiglie italiane non conosce prodotti finanziari come i conti correnti, le azioni, i  obbligazioni e Bitcoin. Il 21% degli intervistati non conosce nozioni base come l'inflazione e la relazione rischio/rendimento

Quanto a un'ipotetica scelta di investimento, le attività immobiliari sono spesso preferite a impieghi di natura finanziaria, a prescindere dall'orizzonte temporale e dagli obiettivi di rendimento.

L'educazione finanziaria ricevuta in famiglia si associa a comportamenti economico-finanziari corretti.

Come evidenziato dalle survey precedenti, gli intervistati, si legge nel rapporto, indicano l'educazione famigliare come una delle principali fonti della propria cultura finanziaria, insieme a fattori quali interesse personale ed esperienza. 

L'Osservatorio 2019 approfondisce questo aspetto indagando se, durante l'adolescenza, i partecipanti alla survey sono stati stimolati dai propri genitori a tenere comportamenti oculati in tema di risparmio e controllo delle spese.

La stragrande maggioranza riferisce di essere stata incoraggiata a risparmiare e a gestire il budget in modo attento, anche se tale incoraggiamento viene qualificato come elevato solo nel 20% dei casi; lo stimolo della famiglia inoltre è più frequente tra gli intervistati che giudicano elevata la cultura finanziaria dei propri genitori Pianificazione e controllo delle scelte finanziarie (cosiddetto financial control) rimangono comportamenti poco diffusi presso le famiglie italiane.

Il 20% degli intervistati si affida a un consulente finanziario, il 40% ricorre alla cosiddetta consulenza informale

Nella gestione delle finanze personali, il 60% non segue una regola precisa mentre la quasi totalità del restante 40% decide definendo in modo sequenziale un obiettivo di spesa alla volta.

Solo un terzo degli intervistati ha un piano finanziario e di questi poco meno del 40% ne monitora l'avanzamento in modo dettagliato, annotando le spese.

Gli intervistati risparmiano in modo regolare (soprattutto per motivi precauzionali) nel 31% dei casi (in lieve calo rispetto all'anno precedente quando il dato si attestava al 33%) e in modo occasionale nel 37% dei casi; il 26% non accantona nulla, soprattutto perché le spese assorbono tutte le entrate famigliari

"E' vero che i margini di miglioramento delle conoscenze finanziarie delle famiglie sono ampi, ma è anche consolidata la loro attitudine al risparmio: è necessario valorizzare tale patrimonio con una corretta educazione finanziaria" anche perché "le condizioni strutturali rispetto a mercato anche a quello del lavoro sono cambiate". A sottolinearlo il commissario Consob, Carmine Di Noia

Secondo Di Noia, "tutti gli attori del mercato" e specie "le autorità di vigilanza devono supportare i cittadini nello sviluppo delle attitudini e sensibilità" su questo fronte in un'ottica di "maggiore partecipazione diretta e indiretta sui mercati finanziari e una maggiore attenzione ai temi della sostenibilità".

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