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Private banking | studio Aipb-Deloitte

Private, masse da record ma la crescita è sotto la media Ue

L'industria italiana ha all'orizzonte una crescita più bassa (+5%) rispetto alla media europea (+8%) ma le masse gestite puntano a superare il record attuale di 844 miliardi. I dati della ricerca presentata a Piazza Affari

Langè: "Il private punti su mercato domestico e capitali esteri"

Paolo Langè, presidente di Aipb durante il convegno di oggi sul Private Banking, in Piazza Affari

I clienti private italiani, spaventati dai rendimenti al minimo, hanno incrementato le percentuali della liquidità e dell'assicurativo presenti nei propri portafogli. Un fenomeno, accentuatosi nel primo semestre di quest'anno, che Aipb, l'associazione del private banking italiano arrivata al suo quindicesimo anno di vita, vuole affrontare promuovendo le allocazioni degli investimenti attraverso gli strumenti alternativi.

Per il presidente di Borsa Italiana, Andrea Sironi, la crescita del private banking dipenderà da quanto l'industria saprà attirare investimenti sui fondi alternativi

Fondi chiusi esposti su asset class come equity, credito alle Pmi, infrastrutture, real estate, che rappresentano il canale che "può spingere la crescita dell'economia reale".

Ne è certo Paolo Langè, presidente di Aipb, nel suo discorso alla platea raccolta in Piazza Affari per la presentazione del report prodotto da Monitor Deloitte per conto dell'associazione.  

Prima di Langè ha aperto i lavori della giornata il padrone di casa, Andrea Sironi (in foto), presidente di Borsa Italiana, con un discorso incentrato, non a caso, sugli investimenti alternativi.

Nonostante l'industria italiana abbia all'orizzonte una crescita più bassa rispetto alla media europea (+5% rispetto all'8 continentale) le masse gestite dal private banking puntano a superare entro il 2020 il record attuale degli 844 miliardi, arrivando a 920 entro due anni.

Obiettivo che potrà essere raggiunto ottimizzando le potenzialità del mercato domestico che, al contrario di altri Pesi come gli Usa, in Italia rappresenta la maggioranza degli investimenti. 

Era prevista anche la presenza del presidente della Lombardia, Attilio Fontana, che però ha dato forfait per partecipare ad una riunione a Roma sull'autonomia differenziata, affidando i suoi saluti a un videomessaggio. 

Il microfono è passato quindi a Paolo Langè che, nel suo breve discorso (per nulla lasciato all'improvvisazione, ma fedele al testo distribuito ai giornalisti), si è detto ottimista per il futuro prossimo. Instabilità politica a parte, principale causa nostrana della fuga dagli asset rischiosi, "l'export cresce più della domanda globale e lo spread è calato drasticamente" rispetto a pochi mesi fa.

920 miliardi di euro entro il 2021, è questa la prospettiva per il private italiano contenuta nello studio di settore di Monitor Deloitte, illustrata dal senior partner, Carlo Murolo

Le condizioni sono quindi favorevoli per puntare un'ulteriore crescita del private banking. "Il settore in Italia rappresenta il 24,5% della ricchezza delle famiglie e fine giugno ha raggiunto la cifra record degli 844 miliardi di masse gestite", ha detto il presidente Aipb.

Per sostenerlo e promuoverlo "sarà importante riportare in Italia quei manager che hanno deciso di affacciarsi sui mercati esteri", ha aggiunto.

I risultati della ricerca. 920 miliardi di euro entro il 2021. È questa la prospettiva per il private italiano contenuta nello studio di settore di Monitor Deloitte, illustrata dal senior partner, Carlo Murolo. Un traguardo che porta il settore ad aumentare il suo peso, tra i canali distributivi, dal 27,5% al 28,2% sul totale della ricchezza finanziaria delle famiglie.

Lo studio si basa su un indice composto, elaborato appositamente dall'agenzia di rating, "che dipinge un hub finanziario italiano competitivo maturo del private banking nazionale, ma anche con opportunità di avvicinarci rispetto alle leading practice internazionali in termini di maturità digitale, attrattività del sistema Paese e ambiente di business".

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Il modello a cui aspirare sono i mercati Svizzera, Singapore, Usa e Gran Bretagna, che "si distinguono rispetto all’Italia per la capacità di fare sistema, elemento fondamentale di attrazione per la clientela private", ha spiegato Murolo.

Il report prende in esame 15 Paesi che hanno, allo stesso tempo, un’industria di private banking sviluppata e volumi consistenti di asset finanziari di proprietà di clienti stranieri. Si tratta di Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Italia, Lussemburgo, Principato di Monaco, Regno Unito, Singapore, Spagna, Stati Uniti, Sud corea, Svizzera. 

Gli indicatori usati da Monitor Deloitte sono stati cinque: 

  1. Stabilità del sistema Paese. L’Italia a livello internazionale si posiziona nelle retrovie - all’undicesimo posto - evidentemente scontando qualche problematica di stabilità finanziaria e politica del Paese.
  2. Capacità di attrarre investimenti nazionali e stranieri sul territorio. L’Italia in questo caso si posiziona al centro della classifica, con aree di eccellenza come l’attrattività turistica e aree invece migliorabili come la componente infrastrutturale e la capitalizzazione del mercato finanziario.
  3. La politica fiscale e la regolamentazione, leve rilevanti per l'attrattività di un Paese. L’Italia in questo caso si posiziona al centro della classifica, ma davanti a Paesi come gli Stati Uniti e Francia.
  4. Livello dei servizi digitalizzati. L’analisi restituisce all’Italia una posizione in classifica molto arretrata evidenziando conseguentemente una certa urgenza di incrementare il volume degli investimenti  nel campo dell’innovazione digitale.
  5. Il livello di consolidamento dei servizi di private banking, misurata su più livelli, ad esempio sulla presenza dei principali player internazionali di settore e sulla qualità e l’efficienza raggiunte dal sistema nel nostro Paese. L'industria italiana in questo caso occupa la quinta posizione e precede centri finanziari rilevanti come Germania e Francia. 

A livello globale, la Svizzera è lo Stato con la più alta relazione tra numero di italiani residenti e potenziali clienti private

Dal punto di vista della maturità del sistema Private il mercato italiano risulta dunque competitivo ma c'è molto da fare sul fronte dell'ambiente in cui far crescere i business e dell contesto regolamentare e fiscale.

Per quanto riguarda la stabilità del sistema economico, il rischio default del Paese e il basso numero di governi giunti alla scadenza naturale del mandato, fanno sì che il sistema economico, unitamente a quello politico, rappresentino un punto di attenzione per un investitore Private sia italiano che estero.

L’Italia, classificata nel gruppo delle cosiddette “aspiranti”, risulta distante dai “Best in class” Usa, Svizzera, Singapore e Regno Unito e deve prestare attenzione perché in futuro la distanza con i centri più competitivi non si allarghi. Quanto sembra distinguere i "primi della classe" dall’Italia è la “capacità di fare sistema”, che risulta fondamentale per affermarsi come mercato leader per i capitali esteri.

Gli Usa primeggiano ad esempio su "ambiente di business" e "fintech", la Svizzera (la migliore tra i Paesi considerati nell’analisi) su inflazione e rischio del debito sovrano. Singapore eccelle perché la pressione fiscale è estremamente bassa e questo rende il Paese attraente per gli investitori. Francia e Germania sono centri finanziari “aspiranti” che godono però di una supporto competitivo del sistema Paese migliore dell’Italia.

La Francia mostra infatti punteggi elevati in termini di rating delle infrastrutture e dell’efficacia delle istituzioni. Mentre per quanto riguarda la Germania, il divario con l'Italia è più marcato in dimensioni come la "trasparenza e correttezza del sistema giuridico". 

Stati Uniti, Germania e Regno Unito, sono i Paesi di origine dei maggiori acquirenti di immobili in Italia

Italia attrattiva per clienti internazionali? Dalle analisi emerge che, nel complesso, l'Italia mostra elementi chiari di attrattività per i profili internazionali grazie a un buono sviluppo dell’industria del private banking. 

Il posizionamento del paese potrebbe essere ulteriormente rafforzato da una maggiore stabilità del sistema economico

L’ultima parte dello studio mira a identificare quali siano i mercati potenziali esteri più interessanti per le private bank italiane che possono indirizzare le strategie di crescita internazionale verso tre possibili clienti target: italiani con interessi all'estero, italiani che risiedono in Paesi esteri, stranieri con interessi in Italia.

Per quanto riguarda i primi il rapporto ha individuato due driver di scelta: il volume degli investimenti immobiliari effettuati dagli italiani all'estero e il numero di società straniere di proprietà italiana. Spagna, Francia, Stati Uniti e Svizzera sembrano rappresentare i Paesi più interessanti per gli investimenti immobiliari degli individui ad elevato potenziale private.

Per ciò che riguarda le aziende straniere di imprenditori italiani (circa 30.000 imprese, di cui il 60% è rappresentato da micro imprese, con meno di dieci dipendenti) dalle analisi si evince che il 32% è concentrato negli Usa, in Germania e in Spagna. Seguono per rilevanza la Francia e l’Inghilterra.

A livello globale, la Svizzera è lo Stato con la più alta relazione tra numero di italiani residenti e potenziali clienti private. Tra i Paesi europei, dopo la Svizzera, i Paesi che ospitano le principali comunità di italiani con un potenziale Private risultano la Germania, la Francia, il Regno Unito e il Belgio.

Stati Uniti, Germania e Regno Unito, sono i Paesi di origine dei maggiori acquirenti di immobili in Italia, contribuendo, complessivamente, a più della metà delle acquisizioni immobiliari al dettaglio effettuate in Italia. Tra i centri private più rilevanti, hanno interessi in Italia anche le famiglie Private francesi e svizzere (11%).

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