risponde stefano Volpato

"Le famiglie non sanno come investire? Le Borse meritano fiducia"

Il direttore commerciale di Banca Mediolanum esorta i risparmiatori a non farsi travolgere dal clima d’incertezza. "Il mondo progredirà e con l’economia cresceranno i listini mondiali". Con il nuovo numero di Investire, in edicola il 19 novembre, in regalo il poster "La vera storia del mercato azionario globale"

Stefano Volpato, direttore commerciale di Banca Mediolanum

Stefano Volpato, direttore commerciale di Banca Mediolanum

"È vero, il mondo attraversa un’epoca di incertezze. Ma c’è una certezza granitica: a lungo termine, l’economia è sempre cresciuta. E crescerà ancora moltissimo nei prossimi anni, rapidamente. E con l’economia cresceranno le Borse". Stefano Volpato parla con il fervore che ben gli conoscono i 4.200 family banker di Banca Mediolanum, l’istituto fondato da Ennio Doris di cui è direttore commerciale.

Dobbiamo, sì, aver chiari i temi dell’oggi e del contingente, ma non possiamo dimenticare il medio-lungo termine

Ma sarebbe sbagliato definirlo “ottimista”, per quanto convinto e trascinante sia nel declinare il pensiero dell’azienda agli interlocutori (tutti: dal più competente al meno attrezzato) con termini, paragoni, immagini di grande incisività. "Non mi considero né ottimista né pessimista", spiega.

"Però non faccio l’errore di guardare soltanto all’oggi. Guardo anche al domani. Analizzare le situazioni sul breve termine è fuorviante. Focalizzarsi sull’oggi ti porta via il domani".

Viene in mente il titolo del libro di Doris: “C’è anche domani”. Secondo lei cosa accadrà, nel domani dell’economia?

Nel lungo termine il mondo progredirà. Questa è la nostra certezza. Dobbiamo, sì, aver chiari i temi dell’oggi e del contingente, ma non dimenticare il medio-lungo termine. Per esempio la popolazione mondiale, oggi di circa 7 miliardi, nel 2050 arriverà a 10.... 

Inoltre il reddito procapite si svilupperà nettamente, che unitamente all’incremento della popolazione, produrrà una massa enorme di denaro in circolazione che genererà benessere e consumi, che sono il motore di tutto. Ecco: la grandissima differenza tra ottimista e pessimista dipende da dove volgi lo sguardo. Se guardi all’oggi vedi tanti focolai di problemi, diventi per forza pessimista. 

Però i risparmiatori si trovano di fronte a scenari del tutto inediti e preoccupanti. Basti pensare al clima, alla demografia…

Sono i grandi, nuovi temi d’incertezza: il confronto intergenerazionale, che a 30 anni di distanza pone i ventenni di oggi davanti a uno scenario del tutto diverso. Dal baby boom alle nascite piatte. Questo impatta drammaticamente sui conti delle famiglie. I genitori contavano sul fatto che dal giorno dopo il diploma o la laurea, il futuro lavorativo dei figli era sicuro. Oggi no: i figli spesso raggiungono l’autonomia finanziaria dopo il 40° anno di età. Il che

La generazione tra i 55 ai 65 anni è stretta tra figli che tardano a rendersi autonomi e genitori più longevi che hanno bisogno di assistenza e cure costose

significa che i bisogni finanziari dei genitori aumentano. Anche perché i figli sono abituati a un alto tenore di vita.

Se non fanno i precari…

Appunto: un altro tema rilevante è la mobilità del mondo del lavoro. Dai 55 ai 65 anni un lavoratore su due è disoccupato a intermittenza: su dieci anni è in panchina per tre, e quindi deve far fronte alle sue necessità attingendo ai risparmi, se ne ha. Questa generazione è stretta tra figli che tardano a rendersi autonomi e genitori più longevi che hanno bisogno di assistenza e cure costose. Oggi un anziano in casa di cura costa 3000 euro al mese.

L’allungamento della vita media è infatti l’altro tema cruciale: bellissimo da un lato, ma carico di implicazioni finanziarie. Oggi un 45 enne che abbia 70 mila euro di reddito lordo potrà contare su una pensione pari al 37% del suo stipendio. Da 3000 euro al mese si ritroverà con 1000.

Sono problemi nuovi…

La struttura sociale è cambiata, l’antica famiglia patriarcale era la compagnia assicurativa di se stessa, c’era una forma di solidarietà interna che attivava dinamiche di sussidiarietà inconcepibili nei nuclei familiari frammentati di oggi… il concetto di grande famiglia intergenerazionale è saltato.

E che dire della gelata dei tassi d’interesse?

Un bravo family banker ha anche sensibilità psicologica. Spesso noi italiani siamo malati di presentismo, ci concentriamo sulla realtà di oggi e non riusciamo più ad alzare la testa e allungare lo sguardo verso il domani

Che è un cambiamento epocale, mai visto negli ultimi 200 anni. In almeno 7 Paesi dell’eurozona i tassi a 10 anni sono negativi.

Significa che un risparmiatore compra un titolo di Stato di quel Paese e dopo 10 anni gli restituiscono meno soldi di quanti ne abbia dati. Un autentico paradosso.

A 10 anni il Btp rende lo 0,8% lordo: un niente. Questo è molto grave per noi italiani, perché il risparmiatore italiano aveva sempre visto nell’investimento in titoli di Stato la soluzione più semplice e immediata. Oggi gli manca ed è disorientato. 

Be’, chi non lo sarebbe dopo una simile sfilza di elementi di apprensione…

Eppure la scarsa educazione finanziaria conduce a non accorgersi dell’evidenza, a non capire che l’alternativa è l’economia reale. Che si riflette nell’ottimo andamento delle Borse mondiali sul medio e lungo termine. Come ben dimostra questo nostro grafico. 

E qui Volpato squaderna un grande istogramma (qui l'anteprima, il poster cartaceo sarà in edicola il 19 novembre con il nuovo numero di Investire) che rappresenta la performance media annua delle borse mondiali dal 1926 ad oggi. Un triangolo dove i quadratini colorati di azzurro o di blu indicano gli anni in cui il rendimento è stato positivo, quelli bianchi, gialli, arancioni o rossi negativo. E sono pochissimi, come piccole boe in un mare azzurro-blu

Però navigare in questo mare di azzurro non è da tutti. Quale comune risparmiatore sarebbe per esempio in grado di investire sulle Borse mondiali?

Infatti: che cosa serve alle persone in questo contesto così nuovo e difficile? Servono specialisti capaci di condurre per mano i risparmiatori a fare un’analisi dinamica della loro vita e non statica, prevedendo i temi e i problemi che dovranno fronteggiare nel medio-lungo termine e individuare soluzioni semplici. 

Più psicologi che family banker!

Un bravo family banker ha anche sensibilità psicologica, certo. Spesso noi italiani siamo malati di presentismo, ci concentriamo sulla realtà di oggi e non riusciamo più ad alzare la testa e allungare lo sguardo verso il domani. Abbiamo bisogno di qualcuno che sia in grado di aiutarci in questo percorso, realizzando per noi un ponte tra il mondo vecchio e il mondo nuovo. Esprimendosi con semplicità e chiarezza.

A 10 anni il Btp rende lo 0,8% lordo: un niente; questo è molto grave per noi italiani, che vediamo nei titoli di Stato la soluzione di investimento più semplice

Ma quali sono le esigenze primarie di un risparmiatore-tipo, secondo lei?

Innanzitutto eliminare i rischi dalla sua vita, pianificando il futuro del patrimonio e del capitale umano. Poi accrescere le risorse a sua disposizione, imparando a risparmiare di più, comprendendo quali abitudini siano inutili, quali sprechi si possano tagliare, tenendo fermo il proprio progetto di vita. E, terza cosa, dare efficienza al risparmio che ciascuno è riuscito ad accantonare. 

Facile a dirsi.

Per rendere efficiente il nostro risparmio dobbiamo allearci con l’unica macchina oggi in grado di produrre in modo efficiente ricchezza futura: l’economia globale. 

Ma chi ci assiste dev’essere bravo.

Certo: bravissimo. Deve portarti veramente la soluzione giusta per te. Farti salire sulla macchina dell’economia mondiale e insegnarti a governare le emozioni che ti portano puntualmente fuori strada. Seguendo strategie di investimento che rendano l’andamento dei mercati il nostro più prezioso alleato nel raggiungimento dei nostri obiettivi.

E adesso veniamo a lei, anzi a voi family banker…siete all’altezza?

Quella che le ho appena descritto è la vera sfida di chi fa il nostro mestiere: fornire un benessere diffuso attraverso la valorizzazione del risparmio  e incentivando un sistema che favorisca una sempre maggiore partecipazione delle persone ai mercati finanziari, così da rendere più sicuro il loro futuro.

Io ho sempre fatto questo mestiere con l’idea di entrare in una famiglia, aiutarla, e pensare che dopo 40 anni quelle stesse persone, ritrovandosi con figli adulti, nipotini, nonni, potessero ricordare l’incontro con me dicendo: però che fortuna abbiamo avuto ad incontrare Stefano, quel giorno.

È la ricompensa più bella per chi fa la mia professione: aver generato benessere per chi si è affidato a noi. Io punto a questo, da 33 anni. E penso che il nostro ruolo sia sempre stato importante ma oggi è diventato addirittura imprescindibile.

*questa intervista è presente sul nuovo numero di Investire, in edicola dal 19 novembre

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