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Spread in crescita dopo l'addio di ArcelorMittal all'Ilva

Con l'annuncio delle date di spegnimento degli altiforni dell'acciaieria pugliese, il differenziale tra titoli di stato italiani e bund tedeschi è passato da 164 punti base a 177

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in visita all'ulva di Taranto

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in visita all'ulva di Taranto

La reazione a catena innescata dalla crisi dell'indotto dell'acciaio italiano inizia ufficialmente oggi. A poche ore dall'annuncio del gruppo franco-indiano ArcelorMittal dell'imminente stop dell'impianto di Taranto ha fatto schizzare lo spread in su di ben 9,68 punti percentuali

Secondo i calcoli del ministero dello Sviluppo economico, con la chiusura dell'impianto pugliese, l'Italia dirà addio all'1,4% del suo Pil

Il differenziale tra titoli di stato italiani e bund tedeschi è passato, in un primo momento, da 164 punti base a 178 (il livello più alto dall'inizio di questo esecutivo), per poi abbassarsi senza mai scendere sotto i 170.

Secondo i calcoli del ministero dello Sviluppo economico, con la chiusura dell'impianto pugliese, l'Italia dirà addio all'1,4% del suo Pil

Il gruppo ha comunicato ieri ai sindacati dello stabilimento il calendario di chiusura: l'altoforno 2 si fermerà il prossimo 13 dicembre; l'alto forno smetterà la produzione il 15 gennaio 2020. Seguirà lo spegnimento delle cokerie e delle centrali di produzione elettrica. In attività resterebbe solo l'altoforno numero 1. 

La retrocessione dei rami d'azienda di Taranto, si legge su Adnkronos, sarà completata entro il 4 dicembre prossimo. Lo conferma la multinazionale in una lettera che ha come oggetto la "sospensione dell'esercizio dello stabilimento siderurgico operato da ArcelorMittal e la parziale sospensione dell'esercizio della centrale elettrica  operata da ArcelorMittal Italy Energy".

Nella missiva, inviata, tra gli altri al ministero dell'Interno, Ambiente, Regione Puglia, Prefettura e Comune di Taranto, si comunica che "saranno avviate le attività finalizzate all'ordinata e graduale sospensione dell'esercizio dello stabilimento siderurgico di Taranto operate con modalità atte a preservare la integrità degli impianti in pendenza della retrocessione dei rami d'azienda".

L'impianto siderurgico tarantino dà lavoro complessivamente a 10.777 persone. Un esercito distribuito in tutta Italia composto da 1.007 lavoratori impiegati nell'indotto, 7.040 operai e 2.223 impiegati. Di questi 8.277 (5.642 operai) sono nella sola Taranto; 123 a Milano; 39 a Paderno Dugnano; ben 1.016 a Genova (di cui 681 sono operai); 134 a Racconigi; 681 a Novi Ligure; 29 a Legnano; e 52 a Marghera. 

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