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Il 2019, l'anno della ripresa per tutte le asset class

"Arrivati ormai alle porte dell’ultimo mese dell’anno in corso, osserviamo una performance significativa di tutti i mercati da inizio 2019". L'analisi di Giacomo Calef

Il 2019, l'anno della ripresa per tutte le asset class

"L’esperienza che gli investitori si portano dietro in merito all’andamento dei propri investimenti nel corso del 2018 non sarà proprio una delle migliori. Ricordiamo come il 31 dicembre avevamo tirato le somme e avevamo osservato come nessuna asset class si fosse salvata. Tutte, nessuna esclusa, hanno chiuso in territorio negativo". L'analisi di Giacomo Calef, country manager di Notz Stucki.

Tra ottobre e dicembre 2018 la Fed, nonostante i forti timori per i fattori di rischio globale, aveva alzato i tassi di interesse, scatenando le vendite sui mercati

Ma ricordiamo che comunque fino a settembre 2018 i mercati erano ancora positivi. Ciò che ha influito maggiormente è stato il crollo dell’ultimo trimestre, in cui il sentiment di mercato è stato eccessivamente negativo.

L’effetto dello stimolo fiscale promosso da Trump cominciava a svanire, mentre la guerra commerciale tra Usa e Cina si incendiava e l’Europa era immobilizzata dall’arrancare della locomotiva tedesca.

Inoltre tra ottobre e dicembre la Fed, nonostante i forti timori per i fattori di rischio globale, aveva alzato i tassi di interesse, scatenando le vendite sui mercati. Poi, nel 2019, l’inversione a U della politica monetaria della Fed. La Banca centrale aveva deciso di interrompere il percorso di normalizzazione dei tassi e di seguire da vicino i dati economici che stavano peggiorando, fino ad arrivare a metà 2019 circa in cui ha cominciato un ciclo di tagli.

Ora, arrivati ormai alle porte dell’ultimo mese dell’anno in corso, osserviamo una performance significativa di tutti i mercati da inizio 2019. Inoltre, sottolineiamo un aspetto importante: quasi tutto il comparto azionario è stato in grado di recuperare le perdite realizzate nel 2018.

Le performance dall’1 gennaio 2018 ad oggi sono addirittura col segno più. Restano fuori Giappone e Mercati emergenti, ancora con segno negativo, su cui noi al momento non siamo confident in tema di investimenti

E non solo, le performance dall’1 gennaio 2018 ad oggi sono addirittura col segno più. Restano fuori Giappone e Mercati emergenti, ancora con segno negativo, su cui noi al momento non siamo confident in tema di investimenti.

L’analisi è stata estesa anche per l’obbligazionario e in questo caso abbiamo osservato che i bond governativi della zona Euro sulle brevi scadenze, da uno a tre anni, non hanno ancora recuperato le perdite.

Ma cosa ha influito sul rally dei mercati, nonostante il proseguimento del rallentamento economico? In una fase iniziale il rimbalzo era dovuto all’enorme quantità di liquidità presente sul mercato e poi grazie all’intervento delle Banche centrali, che hanno dichiarato più volte di voler mantenere un atteggiamento accomodante a sostegno dell’economia. Tuttavia, lo spazio d’azione della politica monetaria, soprattutto in Europa, si sta riducendo sempre di più e la crescita economica continua a faticare. Pertanto, quale potrebbe essere la miglior allocazione del proprio portafoglio? 

Obbligazionario. limitare l’esposizione a obbligazioni a tassi vicini allo zero; alternativamente, ci si potrebbe affidare ad un gestore per la selezione di obbligazioni dei Paesi emergenti o a fondi che minimizzano la volatilità a fronte di rendimenti costanti e contenuti. 

Azionario. mantenere un’esposizione ben diversificata, sia su base geografica che settoriale, secondo un approccio selettivo minuzioso, che ricerchi il profitto e la continuità del business in cui si sta investendo, senza sovrappesare i titoli growth. 

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