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L'ossessione da black friday batte la paura della trade war

"La spesa media dei consumatori si mantenga su livelli elevati mentre negli Usa e in Europa la fiducia dei consumatori si mantenga su livelli più che confortanti". L'analisi di Vincent Lemoine e François Rimeu

L'ossessione da black friday batte la paura della trade war

1. Il primo Black Friday della storia, quello in Nord America del 1951. Il giorno più caldo dello shopping di fine anno. Il commento del fund manager azionario Vincent Lemoine e del senior strategist, François Rimeu di La Française Am.

Nel 2013 la tradizione approdò in Europa, al seguito delle Big Tech americane, divenendo sempre più popolare. Recentemente si è trasformata in una “Black Friday week”, sino a coprire, per alcune aziende, le prime due settimane di dicembre. Ora vi è anche il “Singles’ day”, le più importanti 24 ore dedicate allo shopping a livello globale, sempre più diffuso anche nei Paesi occidentali.

A trarre vantaggio dal Singles’ Day e dal Black Friday sono quasi tutti i settori legati ai consumi. Naturalmente il retail è il settore che ne beneficia più di tutti. Alla luce degli attuali cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, il principale vincitore sembra essere l’e-commerce.

Apprezziamo le aziende che possono offrire i prezzi migliori sfruttando le proprie dimensioni e che hanno piattaforme online all’avanguardia. Zalando, ad esempio, nel 2018 ha raddoppiato il numero degli ordini rispetto al 2017 e ha attirato sulla propria piattaforma 220mila nuovi clienti. Questo singolo evento ha permesso all’azienda di superare la propria guidance (previsione fornita dall’azienda) annuale.

La guerra dei dazi rappresenta ancora un tema problematico per questa stagione commerciale così dinamica. Ciononostante nel corso dei negoziati Trump ha revocato i nuovi dazi sui beni di consumo. Le aziende USA sono state in grado di fornire i propri prodotti senza maggiori costi fiscali.

Ma l’aspetto più importante è stato il mancato impatto della guerra commerciale sulla fiducia dei consumatori europei o americani. La maggior parte delle rilevazioni condotte negli Stati Uniti indicano che i consumatori (adulti) spenderanno in media 397 dollari a testa per il Black Friday di quest’anno: una somma molto vicina a quella dell’anno scorso.

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2. La fiducia dei consumatori in Europa e negli Usa. I rischi di una recessione a stelle e strisce. Commento di François Rimeu, senior strategist di La Française Am  

Negli Usa, gli indicatori della fiducia dei consumatori sono più che confortanti; l’indice Conference Board di fiducia dei consumatori si attesta ora a 125,90 punti, un livello molto alto (fonte: The conference Board, novembre 2019).

Negli ultimi tempi i dati americani sono stati molto buoni: i consumi hanno rappresentato la voce principale della crescita del Paese nel 2019.

I livelli di risparmio sono elevati, l’inflazione dei salari reali è positiva, così come l’effetto ricchezza (grazie all’apprezzamento dei mercati azionari e dell’immobiliare) e anche se in alcune aree specifiche come i prestiti agli studenti o le carte di credito la leva finanziaria è significativa, ma comunque il costo degli interessi rimane accettabile.

Nell’Eurozona la situazione è più o meno la stessa, ma con un tono meno positivo. La fiducia dei consumatori è ancora solida, ma in lenta decrescita, e anche le aspettative si sono notevolmente ridotte. Tuttavia, come negli Stati Uniti, i tassi di risparmio sono alti e l’inflazione dei salari reali positiva, così che fintanto che il tasso di disoccupazione continuerà a calare, i dati sui consumi dovrebbero mantenersi su livelli soddisfacenti.

Volgendo l’attenzione agli aspetti meno positivi, potremmo ricordare come i principali indicatori in un certo numero di Paesi stiano cominciando a mostrare alcuni punti di inversione nell’andamento  della disoccupazione,. Se dovessimo assistere a un declino ulteriore sul mercato del lavoro, ciò potrebbe ovviamente avere un impatto anche molto significativo sui consumi.

Per quanto riguarda il rischio di una recessione negli Usa, guardando alle serie storiche si potrebbe notare come al momento alcuni indicatori specifici possano fare prevedere una recessione molto probabile nei prossimi 12-24 mesi (guardiamo ad esempio alla forma della curva dei rendimenti), ma questo non è il caso dei consumi.

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