risparmio gestito

Sgr: le nuove sfide tra illiquidi, passivi e distributori indipendenti

Sono oltre 100 le case d’investimento estere presenti in Italia che devono fare i conti con concorrenza e tendenze inedite

Sgr: le nuove sfide tra illiquidi, passivi e distributori indipendenti

Correva il 2004 e fu amore a prima vista quello tra reti dei consulenti finanziari e i big dell’asset management esteri, JP Morgan Asset Management, Morgan Stanley, Fidelity Investments, Pictet, Merril Lynch (allora BlacKRock non esisteva ancora), Schroders e Franklin Templeton, nomi iconici per i quali il solo nominarli significava per i cf raccolta netta portando nel nostro immaginario collettivo, diciamocelo un po’ provinciale, le blasonate piazze di Londra, Parigi, New York e Ginevra. 

Nel 2019 la raccolta netta del risparmio gestito in Italia, se togliamo le operazioni istituzionali, non supera i 200 milioni di euro (Pietro Giuliani, Azimut)

Allora come oggi non è che mancassero le case di investimento nostrane di qualità ma tanto è che, salvo qualche eccezione, due su tutte Anima ed Eurizon (allora si chiamava Nextra), noi italiani profondamente esterofili, cediamo volentieri al fascino della straniera.

Dimenticando molto spesso che le banche le abbiamo inventate noi: Banco San Giorgio fu la prima banca a vedere la luce nel 1407 a Genova, e la via più finanziariamente cool di Londra si chiama Lombard Street perché Re Edoardo I d’Inghilterra concesse il terreno lungo la strada ai prestatori su pegno originari dell’Italia settentrionale che allora veniva chiamata “Lombardia”. 

All’amore a prima vista è seguito un rapporto totalizzante, complice l’enorme quantità di denaro che gli italiani da brave formichine hanno saputo accumulare, le case di investimento terze, attratte dal suolo natio come le mosche al miele, si sono azzuffate per arrivare a conquistare una fetta di questo enorme tesoretto: oggi sono oltre 100 le case di investimento estere presenti in Italia.

Come ogni relazione molto passionale, superata la crisi del settimo anno (nel 2012) oggi dopo quindici anni, dobbiamo prendere atto che qualcosa da rivedere nella relazione probabilmente ci sia. “Nel 2019 la raccolta netta del risparmio gestito in Italia, se togliamo le operazioni istituzionali, non supera i 200 milioni di euro”, a dirlo è Pietro Giuliani, presidente di Azimut, unico distributore e gestore italiano con presenza all’estero, che apre ufficialmente la crisi del settore dell’asset management proponendo investimenti illiquidi e democratizzandone l’accesso a tutti con Demos, il primo fondo chiuso di private equity retail al mondo, con importo minimo di sottoscrizione pari a 5 mila euro. 

E a metterlo ancora più in evidenza sono i risultati dei monitoraggi di Finer che ogni anno coinvolgono oltre 7.000 professionisti tra consulenti finanziari, private banker e gestori bancari (Finer CF Explorer, Finer PB Explorer, Finer Bank Manager Explorer), che chiedono a gran voce alle case di investimento rendimenti, capacità di differenziare la propria offerta, valore aggiunto e consulenza in un mercato che rischia di diventare un mercato di commodities dove l’unica cosa che conta, in assenza di valore aggiunto, è naturalmente il prezzo o il costo.

Risultato: nel 2005 i cf che proponevano le selezioni di prodotto della mandante erano il 24% contro il 76% che proponeva il prodotto di una casa terza, nel 2019 i rapporti si sono invertiti, il 69% segue i consigli della mandante e solo il 31% cerca di fare – con alterne fortune - il “piccolo chimico” proponendo il singolo prodotto di una Sgr.

Come se non bastasse a invadere le praterie, una volta inesplorate del risparmio degli italiani (i 1.400 miliardi di euro sui conti correnti fanno appetito a molti), ci si sono messi pure i big degli Etf, i tanto dileggiati passivi o, per dirla alla Blade Runner, “replicanti”, che sempre più spesso ultimamente però bagnano il naso ai tanto blasonati gestori attivi, due su tutti: iShares leader indiscusso in Italia e il nuovo (big) entrante Vanguard.

Sono finite qua le sfide per le tante società di investimento approdate in Italia in cerca di gloria? Assolutamente no! Troppo bello se si dovessero contrastare solo gli illiquidi e gli Etf, ora ci si mettono pure i partner della distribuzione che dopo anni di dilemmi shakespeariani del tipo “to be or not to be”, tradotti più prosaicamente nel classico “make or buy” sembrano tornare alle origini scegliendo un più razionale “I make it”. 

leggi anche | L'Etf perfetto? Una questione di equilibrio tra costi bassi e rischio

Ai più attenti osservatori non sarà infatti sfuggita una bellissima pubblicità apparsa su Il Sole24Ore di FAM, Fineco Asset Management che testualmente recita “I mega trend che stanno rivoluzionando il pianeta in un unico fondo, Fineco Asset Management lancia Fam mega trends il primo fondo tematico distribuito da Finecobank per investire su 6 grandi trend con un unico portafoglio diversificato e sempre aggiornato”. 

Pochi forse sanno che sotto questo bellissimo prodotto ci sono diverse case di investimento “terze” che non appaiono essendo forse diventate commodities. Complimenti a chi stravolge le regole del mercato, in bocca al lupo a chi ne viene travolto.

*Founder e ceo di Finer

articolo pubblicato su Investire di novembre

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo