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Come e dove cercare rendimenti nell’inedita era dei tassi negativi

Il mantra dei gestori: è l’ora di spostarsi sull’azionario. Ma bisogna sapere che in borsa si rischia di più e bisogna sapersi destreggiare tra P/E, titoli value e unicorni

Investimenti esteri, disimpegno in Italia per 6,3 miliardi

Tempi non duri ma durissimi per chi cerca rendimenti. Nel mondo i bond sovrani e societari con interessi negativi valgono ormai 15 mila miliardi di dollari e sono in buona parte obbligazioni emesse in Europa. I titoli sovrani di Germania, Olanda e Svizzera hanno rendimenti sotto lo zero su tutte le scadenze.

Secondo gli analisti di JP Morgan, in Europa i tassi resteranno in territorio negativo per almeno 8 anni

In Italia per ora, ci fermiamo a Btp a 3 anni. Le aziende più solide iniziano, a loro volta, a farsi pagare per indebitarsi.

Le banche europee hanno già pagato 21 miliardi di euro in interessi per i loro depositi presso la Banca centrale europea.

Così dopo Germania e Svezia, ora anche in Italia si parla della possibilità di applicare tassi negativi ai clienti con grandi somme sul conto corrente (non però di concedere mutui alle medesime condizioni come già accade altrove).

Peraltro, considerati costi e balzelli, già da tempo il conto corrente costa più di quel che offre. La situazione non dovrebbe cambiare a breve. Anzi, secondo gli analisti di JP Morgan, in Europa i tassi resteranno in territorio negativo per almeno 8 anni.  Il risparmiatore si trova così tra l’incudine e il martello.

Tenendo i soldi sul conto ci si rimette sempre di più, ma sul mercato i prodotti che rendono sono solo quelli con un livello di rischio elevato. Il vero guaio è che questo problema riguarda tutti, dal singolo risparmiatore ai mastodontici fondi pensione. Di conseguenza tutti si stanno spostando verso prodotti più rischiosi, alzandone i prezzi e riducendone i ritorni.

Prodotti che una volta avrebbero pagato interessi a due cifre oggi si fermano a qualche punto percentuale. Chi deve investire oggi ha solo un piccolo vantaggio: l’inflazione bassa (+ 0,3%, il dato italiano di settembre). Per ottenere guadagni in termini reali non servono dunque chissà quali ritorni nominali. 

Un Btp a 10 anni paga poco meno dell’1% l’anno, circa il doppio dell’inflazione e più di un equivalente titolo spagnolo o portoghese

Obbligazioni. Tolto il caso dell’assoluta necessità di tenere i soldi quasi totalmente sicuro, meglio dimenticarsi Bot e Btp a breve scadenza e gran parte dei titoli di Stato dell’area euro.

Si perdono soldi, a meno che non si scelga di investire in bond come si investirebbe in azioni, ossia scommettendo sull’aumento del valore dei titoli piuttosto che sulle cedole. I Btp italiani sopra i 3 anni possono rappresentare un discreto compromesso.

Accantonate le velleità verbali di uscita dall’euro, con uno spread stabilizzato sotto i 150 punti, la tenuta finanziaria del paese non corre rischi immediati. Un Btp a 10 anni paga poco meno dell’1% l’anno, circa il doppio dell’inflazione e più di un equivalente titolo spagnolo o portoghese.

Spingendo sul pedale del rischio si può guardare ai titoli dei paesi emergenti (l’ultimissima moda pare essere l’Egitto, mentre le dilaganti tensioni politico sociali suggeriscono cautela sull’America Latina) oppure sui bond high yield (hy), ossia obbligazioni con rendimenti elevati poiché emesse da aziende che, per varie ragioni, non garantiscono un’elevata solidità finanziaria. Da questo punto di vista, i bond hy europei sembrano un po’ meno “spinti” rispetto a quelli Usa, con qualche grado di sicurezza in più.

Attenzione però perchè in caso di prolungata frenata dell’economia questi bond sono i primi a saltare. Non ingannino cedole non elevatissime. Ricordiamo: i prodotti rischiosi e quindi più redditizi sono più ricercati che in passato, questo ne comprime gli interessi, distorcendo i segnali di rischio.  

Azioni. “Spostarsi sull’azionario” è il mantra dei gestori. Va bene, purché si abbia la consapevolezza che si rischia di più.  Il gap tra i dividendi pagati dalle azioni e le cedole dei bond, è ai massimi storici. Inoltre i valori dei titoli non sembrano “tirati” come qualche tempo fa.

Eventuali sorprese su Brexit e dazi potrebbero provocare contraccolpi. Così come nuovi “aiutini” delle banche centrali, Federal Reserve in primis, potrebbero spingere i listini ancora più su

Nell’ultimo anno i ricavi sono cresciuti in media del 4% mentre, a livello globale, i listini non hanno vissuto rialzi paragonabili.

Questo ha ridotto il rapporto prezzo/utili, indicatore che cerca di valutare se un’azione è sopravvalutata oppure no.

I gestori la fanno però un po’ troppo facile quando risolvono la questione del maggiori rischio spiegando che “bisogna allungare l’orizzonte temporale”.

Certo nel tempo i fisiologici alti e bassi dei listini tendono a compensarsi ma un’azione può impiegare veramente tanto tempo prima di recuperare valori persi in precedenza.  La congiuntura economica globale non favorisce le prospettive dei risultati aziendali.

Questa valutazione è però largamente già incorporata nei prezzi: ricordiamo che titoli e indici salgono o scendono non se le cose vanno bene o male ma se migliorano o peggiorano. In tal senso eventuali sorprese su Brexit e dazi potrebbero provocare contraccolpi. Così come nuovi “aiutini” delle banche centrali, Federal Reserve in primis, potrebbero spingere i listini ancora più su.

Conti deposito. Con tasso netto in media dell’1% i conti deposito costituiscono un’alternativa interessante (vedi la coverstory di questo stesso numero). Tenendo presente due considerazioni. La prima è che i conti deposito che oggi pagano gli interessi più alti, non permettono di ritirare il capitale prima della scadenza.

La seconda è che, a differenza delle obbligazioni, il rendimento è quello e solo quello. Non c’è insomma la possibilità di guadagnare qualcosa dall’apprezzamento del titolo. Il vantaggio principale è la sicurezza. Molto elevata, soprattutto se si scelgono conti di banche solide e che aderiscono al fondo interbancario che tutela i depositi fino a 100 mila euro. Su questi depositi si paga un bollo annuale pari allo 0,2% della somma, oltre al consueto 26% sugli interessi.

Riguardo al contante come rifugio dai rischi, bisogna mettere in conto il costo dello stoccaggio in luogo sicuro con relativa copertura assicurativa

Contante. Se si cerca sicurezza perché no? Alcune grandi aziende ci hanno pensato. Ma non è così facile come sembra, il “materasso” è più costoso di quanto si creda. Soprattutto se le somme da custodire sono di una certa entità.

In tal caso bisogna mettere in conto il costo dello stoccaggio in luogo sicuro con relativa copertura assicurativa. Di fatto quindi, anche in questo caso, si finisce per pagare un interesse negativo che si somma alla modesta erosione del potere d’acquisto legato all’inflazione. 

Cambi. Quello valutario è uno dei mercati più difficili da “leggere” e prevedere per l’infinità di fattori che entrano nella determinare il valore di una moneta.

Il dollaro è relativamente forte più per la debolezza delle altre valute che per meriti propri. Tuttavia il biglietto verde dovrebbe beneficiare ancora per qualche tempo dei tassi d’interesse superiori a quelli europei e delle migliori prospettive di crescita economica per gli Usa. La sterlina in questa fase è un investimento solo per cuori in perfetta forma. La roulette Brexit può portare a grandi vincite o a grandi perdite.

Commodities. Più oro che petrolio. L’attacco di settembre alla raffineria saudita ha provocato un brusco rialzo del greggio rapidamente riassorbito nei giorni seguenti. Questo dimostra come il mercato sia consapevole che i grandi produttori hanno capacità di supplire a eventuali carenze temporanee. In generale inoltre il rallentamento economico riduce la pressione sui prezzi. 

*articolo pubblicato su Investire di novembre

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