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Il Grande Fratello cinese ora dà il rating a tutti i cittadini

Si chiama «social credit ranking» ed è l’ultima frontiera del totalitarismo del regime di Xi. A ogni cittadino sarà assegnato un identico punteggio di partenza

Il Grande Fratello cinese ora dà il rating a tutti i cittadini

Secondo un proverbio cinese, “l’uccellino che si sveglia presto si fa impallinare”. L’Harward Business Review, indagando nel 2015 sulla differenza di approccio nel mondo degli affari tra cinesi e occidentali, ha interpretato questa opinabile perla di saggezza orientale come un profondo desiderio innato, che si trova al centro della mentalità cinese: quello di evitare ogni “rischio sociale”.

I giovani cinesi sono convinti che se non hai fatto nulla, non può succederti niente

Ora applicate a questa mentalità e a questi meccanismi di controllo sociale l’intelligenza artificiale. Quello che ne ricavate si chiama, in inglese, “social credit ranking system”, dove “social credit” va tradotto con “fiducia pubblica”. È l’ultima frontiera del totalitarismo cinese. Appena diventata realtà.

Di che si tratta? Nel 2014, il Consiglio di Stato cinese aveva annunciato un progetto per la creazione di un sistema unificato nazionale con l’obiettivo di aumentare la “fiducia pubblica” e lottare contro la corruzione e le frodi economiche dei “pianzi”, ovvero dei “truffatori”. Per migliorare questa “fiducia pubblica”, la leadership cinese ha deciso di aggiungere il valore dell’indirizzamento dei comportamenti.

Il ragionamento, in stile Minority Report, è che non serve aspettare che un individuo danneggi la sua reputazione finanziaria non pagando una rata del mutuo. È probabile che molti indizi nella sua vita quotidiana dimostrino come quell’individuo non ami seguire le regole.

Come a dire, se tizio non fa la raccolta differenziata è probabile che pagherà in ritardo un debito. La fiducia, ancora una volta, si conquista, e non si dà per scontata. A regime il sistema funzionerà come una specie di anagrafe universale etica: a un miliardo e 500 milioni di cittadini verrà assegnato un identico punteggio di partenza, con la possibilità di aumentare o diminuire la dotazione iniziale attraverso i propri comportamenti.

Il sistema entrerà in vigore l’anno prossimo, ma diverse sperimentazioni pilota sono in corso a livello locale, alcune gestite da operatori privati. 

Le idee su quali siano i comportamenti rilevanti ai fini della determinazione dello “punteggio” personale sono, come dire, discontinue: si va dalle maldicenze su Internet al barare nei giochi online, dal non visitare con regolarità i genitori al dimenticarsi della raccolta differenziata, dall’attraversare la strada fuori dalle strisce pedonali al non raccogliere la pupù del cane sul marciapiede. Un caso comune è quello del giudice che stabilisce che le pubbliche scuse, disposte come risarcimento in un caso di diffamazione, non sono state sincere.

Nel nuovo sistema, le informazioni sul singolo verranno dalla Banca del Popolo ma anche dal ministero delle Finanze, da quello dei Trasporti, dell’Industria, della Casa e dello Sviluppo Agricolo

Le azioni commendevoli, che incrementano i punti della dotazione iniziale, possono essere l’aiutare i poveri, donare il sangue o postare commenti positivi sull’azione del governo.

Sembra un gioco di ruolo, ma chi non tradisce la fiducia ha un sacco di benefit, mentre chi la delude, come dice esplicitamente il progetto del 2014, “incontrerà difficoltà a ogni passo”. 

Ai cittadini modello vengono garantiti sgravi fiscali, un accesso facilitato a mutui bancari e corsie preferenziali per le promozioni sul lavoro. Alle pecore nere invece niente prenotazione di viaggi aerei o in treno, l’esclusione da certe occupazioni, l’accesso limitato ai servizi di stato, la riduzione della velocità di accesso a Internet e le umiliazioni pubbliche in TV o sui social media. Passi col rosso? Una telecamera riprende la tua targa e la sera sei sui tg locali. 

Il sistema, per quanto sperimentale, ha già dimostrato la sua efficienza: nel 2018, a 128 persone è stato negato il permesso di espatrio perchè non avevano pagate le tasse, 290 mila persone non hanno potuto accedere a posizioni manageriali o avere la rappresentanza legale delle aziende in cui lavorano, mentre 17 milioni e mezzo di biglietti aerei e 5,5 milioni di biglietti ferroviari sono stati rifiutati a persone che non avevano il credit scoring richiesto.

Senza dimenticare i 1400 proprietari di cani che sono stati multati o hanno subito la confisca di Fido per non averne raccolto le deiezioni sul marciapiede. Sembra un episodio di Black Mirror, la serie di Netflix sul futuro distopico di un’umanità asservita dai social media.

O magari una realizzazione del Panopticon, l’edificio immaginato dal filosofo inglese dell’utilitarismo, Jeremy Bentham, dove un controllore osserva gli abitanti della struttura-carcere senza che questi possano sapere se sono sorvegliati o no. Col risultato di creare efficientissimi meccanismi di autocensura.

Nel nuovo sistema centralizzato che hanno in mente i governanti cinesi, le informazioni sul singolo verranno dalla Banca del Popolo, da due anni la più ricca banca centrale al mondo, ma anche dal ministero delle Finanze, da quello dei Trasporti, dell’Industria, della Casa e dello Sviluppo agricolo.

Servizi come Alipay e WeChat Pay sono considerati più customer friendly delle banche e hanno slogan come “la fiducia ci rende più semplici”

La Banca del Popolo è anche responsabile per lo sviluppo di una moneta digitale con l’obiettivo di creare una società completamente cashless, dove non circola contante, ma ogni transazione lascia una scia elettronica.

Ai politici italiani, impegnati in questi giorni a determinare la soglia massima dei pagamenti in contanti, fischieranno le orecchie, ma per chi immagina una società in cui tutto viene pagato in moneta digitale, il problema di garantire la privacy di chi compra online o col cellulare è tutt’altro che secondario. 

Nelle ricostruzioni più futuristiche messe a punto dai media occidentali, le  informazioni sul comportamento dei cittadini verranno raccolte attraverso occhiali a realtà aumentata indossati dalle forze dell’ordine, con l’utilizzo massivo di droni civili e di 200 milioni di telecamere capaci di  riconoscimento facciale. C’è persino un’app che ti fa vedere chi intorno a te ha un debito non ancora ripagato.

La realtà è invece ancora basata su una componente “analogica”: migliaia di “controllori” in carne ed ossa, dipendenti pubblici con uno stipendio mensile, registrano su un block notes i comportamenti antisociali, incluso il linguaggio volgare o il fumare dove non è consentito. 

Un elemento centrale nei piani del governo cinese è stato nel 2015, il coinvolgimento dei colossi dell’high-tech cinese, come Tencent, che controlla WeChat, il più grande social media del Paese, Alibaba, che la più grande azienda al mondo di ecommerce, e Pengyuan, l’agenzia che analizza il credito al consumo. 

Chi prova a smontare la tesi del Grande Fratello governativo, parla della popolarità dei sistemi di pagamento mobile, mettendo a confronto i 5500 miliardi di dollari in pagamenti via cellulare effettuati in Cina con i 112 miliardi degli Stati Uniti. 

Servizi come Alipay e WeChat Pay sono considerati più customer friendly delle banche e hanno slogan come “la fiducia ci rende più semplici”. Per accedere ai servizi, il cittadino fornisce il numero di cellulare, la patente, la targa, la carta d’identità. E può permettersi di lasciare il portafoglio a casa perchè può fare tutto col cellulare.

Non avendo letto il Processo di Kafka, i giovani cinesi si godono il bike sharing senza dover pagare il deposito cauzionale se il loro “credit score” lo consente

Zhima Credit non guarda solo se paghi le rate in tempo, ma anche cosa acquisti (occhio, perchè se compri troppi pannolini ti stai inguaiando perchè stai violando la policy dei 2 figli), i tuoi voti a scuola e quelli dei tuoi amici. La partecipazione è volontaria e queste società dicono di non fornire i dati degli utenti al governo. 

Convinti che “se non hai fatto nulla di male, non ti può succedere niente” e non avendo letto il Processo di Kafka, i giovani cinesi sembrano pensare che le loro libertà non siano in pericolo e intanto si godono il bike sharing senza dover pagare il deposito cauzionale se il loro “credit score” lo consente. 

C’è chi lo derubrica a male minore perchè Internet è già sottoposta a pesante censura, mentre ogni numero di cellulare e tutte le attività online sono collegate a un numero di identificazione univoco, a sua volta registrato sotto l’anagrafica reale dell’utente. Insomma, niente anonimato. Nello stesso modo il riconoscimento facciale è usato nello Xinjiang per tenere sotto controllo la minoranza musulmana degli Uiguri. 

* articolo pubblicato su Investire di novembre

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