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Unicredit, la scure di Mustier sull'Italia

L'ad ha presentato Team23. Previsti in Ue 8 mila posti di lavoro e 500 filiali in meno. I tagli riguardano in particolare lo Stivale. In arrivo 8 miliardi di dividendi

Jean Pierre Mustier, ad di Unicredit

Jean Pierre Mustier, ad di Unicredit

Oggi è stato il giorno della presentazione a Londra di Team23, il nuovo piano strategico 2020-2023 di Unicredit. Un piano, da qui al 2023, che prevede consistenti tagli di costi che coinvolgono fortemente la forza lavoro.

L'ad Jean Pierre Mustier ha parlato di "risparmi lordi in Europa occidentale" per 1 miliardo, pari al 12 per cento della base di costo 2018 che saranno in parte ottenuti con la riduzione di circa 8mila posti di lavoro full time e con la chiusura di altre 500 filiali a livello di gruppo.

Accanto alla riduzione dei costi, l'istituto prevede una distribuzione di dividendi pari al 40% dell'utile netto sottostante che salirà al 50% dal 2022

Tagli di cui si era iniziato a parlare già lo scorso luglio dopo l'indiscrezione pubblicata da Bloomberg sulla possibilità di 10mila esuberi.

Indiscrezione a cui Mustier rispose a distanza di pochi giorni assicurando che, nell'eventualità, sarebbero consistiti in prepensionamenti. 

L'ad non ha voluto rispondere ad altre domande sull'argomento. "Abbiamo appena iniziato i negoziati con i sindacati. Vogliamo prima discutere con loro. Non diamo dettagli su dove saranno, nel piano precedente abbiamo fatto i tagli in modo socialmente responsabile e continueremo a farlo".

Degli 8 mila tagli previsti in quattro anni ben 5.500 riguarderebbero soltanto l'Italia. Fonti sindacali (Cisl inserisce i dati che seguono nel suo comunicato stampa), come riporta Adnkronos, ritengono che a questi si aggiungeranno altri 500 esuberi derivanti dal piano precedente.

La drastica riduzione della struttura fisica della banca riguarderà anche la sua presenza sul territorio europeo: delle 500 filiali che verrano chiuse, 450 saranno italiane, spiegano le stesse fonti. 

Se Mustier si è appellato al dialogo in corso con i rappresentanti dei lavoratori come motivo del suo no comment su ulteriori particolari, le stesse sigle sindacali non mostrano la stessa prudenza. 

"Crediamo che in realtà gli unici veri esuberi della banca siano il ceo Jean Pierre Mustier e il management  che ha ideato un progetto senza visione industriale e di prosperità". È il caustico commento del segretario generale Uilca, Massimo Masi

“Il piano industriale di Unicredit rappresenta uno schiaffo ai lavoratori che con i loro sacrifici hanno consentito alla banca di superare i momenti difficili che si sono succeduti negli ultimi anni”, rincara la dose il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani. “La logica di Mustier si conferma orientata esclusivamente alla creazione di valore per gli azionisti".

Per il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, "la banca è destinata a galleggiare col rischio di essere mangiata al primo passaggio di squalo". 

In serata arriva anche la posizione del segretario generale di Cgil, Maurizio Landini. "Unicredit annuncia 8mila esuberi e intanto distribuisce dividendi e chiude i primi nove mesi dell’anno con un utile di 4,3 miliardi. Questo non è fare impresa, è essere irresponsabili. Non lo possiamo accettare. Il governo non può accettarlo."

Vedremo di intervenire nel caso in cui ci dovessero essere esuberi, speriamo che non ce ne siano (Nunzia Cataldo, ministro del Lavoro)

La notizia non è passata inosservata nelle stanze del ministero del Lavoro. "Vedremo di capire cosa sta avvenendo e di intervenire nel caso in cui ci dovessero essere esuberi, speriamo che non ce ne siano", commenta la titolare del dicastero, Nunzia Cataldo (in foto con Dario Franceschini), interpellata a Napoli a margine della giornata di formazione dei navigator.

Il piano dell'istituto di credito prevede una distribuzione di dividendi pari al 40% dell'utile netto sottostante nel periodo 2020-2022, che salirà al 50 per cento nel 2023, tra dividendi cash e riacquisti di azioni.

L'ammontare delle cedole sarà di 8 miliardi: 6 miliardi in forma di dividendi nel periodo 2020-2023 e 2 miliardi in forma di buyback, riacquisti di azioni. Unicredit prevede anche la crescita di 8 miliardi del patrimonio netto tangibile.

"Team 23 è incentrato sulla massimizzazione della creazione di valore per gli stakeholder", ha detto Mustier durante la presentazione londinese. "Durante l'arco del piano prevediamo di generare 16 miliardi di valore per gli investitori tramite una combinazione di dividendi, riacquisti di azioni e incremento del patrimonio tangibile".

In più, "in seguito alle nostre azioni decise e alla nostra attenzione rigorosa al de-risking e al rafforzamento dello stato patrimoniale, oggi Unicredit ha una solida base di capitale. Sulla base del successo di Transform 2019, contiamo di aumentare la nostra distribuzione di capitale per il 2019 al 40%, il doppio rispetto al target iniziale del piano, compresa la proposta di riacquisto di azioni del 10 per cento", spiega.

Unicredit continuerà a far leva "sulla rete presente in Europa occidentale, centrale e orientale, la posizione di banca di riferimento per le pmi Europee e l'ampia e crescente base di clienti. Per tutta la durata del piano continueremo a cogliere le opportunità commerciali mantenendo allo stesso tempo uno stretto controllo su rischio, disciplina nell'esecuzione e controllo dei costi".

Il piano prevede una crescita annuale dello 0,8% dal 2019 al 2023, fino ad arrivare a 19,3 miliardi

Le previsioni di crescita del gruppo sono ambiziose. I ricavi dovrebbero crescere annualmente dello 0,8% dal 2019 al 2023, fino ad arrivare a 19,3 miliardi nel 2023. Una previsione accolta in Borsa con un rialzo del titolo dello 0,8%.

Il nuovo piano Team23 si basa su ipotesi di tassi d'interesse più conservative rispetto al mercato.

Il piano "presuppone l'Euribor a 3 mesi a fine periodo a circa -50 punti base tra il 2019 e il 2022, in rialzo a -40 pb nel 2023", spiega l'istituto nella sua nota.

La banca conseguirà "utili sostenibili", riporta Adnkronos, con un Rote pari a (oppure superiore a) all'8% per l'intero periodo del piano e un utile netto sottostante di 5 miliardi nel 2023. L'utile netto per azione crescerà del 12 per cento ogni anno nel periodo 2018-2023. "L'utile netto sottostante si attesterà a 4,3 mld nel 2020 per salire a 5 miliardi nel 2023 sulla base di un'aliquota fiscale sottostante compresa tra 18 e 20 per cento lungo l'arco del piano", si legge nel comunicato.

L'ottimismo dell'ad è dovuto anche al piano in corso di riduzione in bilancio dei crediti deteriorati. L'evoluzione della dismissione degli Npl dovrebbe entro il 2023 a una cifra inferiore ai 20 miliardi, con una consistente riduzione di quasi 60 miliardi dalla fine del 2015. Il target per il rapporto tra esposizioni deteriorate lorde e crediti totali lordi è fissato sotto il 3,8% entro la fine del 2023, mentre il costo del rischio è previsto a 40 punti base nel 2023.

Il completo rundown del portafoglio non core è confermato entro fine 2021, con l'ammontare delle esposizioni deteriorate lorde inferiore a 9 miliardi di euro entro la fine del 2019 (un ribasso importante rispetto al target originale di 19,2 miliardi e inferiore ai 5 miliardi entro fine 2020).

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L'istituto annuncia un livello di Npl in bilancio per 9 miliardi di euro entro la fine di quest'anno

Il precedente piano, Transform 2019, "ha prodotto un significativo rafforzamento patrimoniale del gruppo", con l'incremento di 21 miliardi del capitale Cet1, che ha portato il Cet1 ratio al 12,6 per cento.

Un Cet1 buffer di 200-250 punti base "sarà mantenuto per tutto l'arco del piano Team 23, indipendentemente dal contesto".

Mustier procede spedito verso la costituzione di una subholding. Infatti, l'evoluzione della struttura include "il progetto per la creazione di una subholding, con sede in Italia e non quotata, per le attività internazionali", si legge nel testo del piano, che preveda una "allocazione proattiva del capitale e un allineamento graduale dei portafogli di titoli sovrani nazionali".

Ma il gruppo assicura: Unicredit spa "resta la holding operativa e la strategia di risoluzione rimane il single point of entry, che è alla base del fundingplan pluriennale". 

Sul fronte acquisizioni, il numero uno dell'istituto di credito ha spiegato che il piano non prevede la creazione di un progetto di bancassurance interna né progetti di m&a. "Preferiamo il riacquisto di azioni alle fusioni e acquisizioni", ha detto alle agenzie stampa Jean Pierre Mustier. Sulla bancassurance, "pensiamo che sia importante in questa attività raggiungere una massa critica; la nostra strategia è lavorare con dei partner, riteniamo sia più efficiente, piuttosto che fare da soli", spiega.

Se ci dovessero essere acquisizioni, "saranno molto probabilmente in Cee", ovvero nei Paesi dell'Europa Centrale e dell'Est, non in Italia. "Non abbiamo niente nella pipeline, quindi non diciamo niente".

Quindi, in Turchia, dopo il riassetto di Yapi Kredi, "non ci sarà nient'altro", da aspettarsi rispetto a quanto già accaduto, ovvero la cessione di una quota di circa il 9%. "La Turchia è un bel Paese", ha detto l'ad, "volevamo maggiore flessibilità per la nostra quota, abbiamo già aggiustato la nostra allocazione del capitale e non ci sarà nient'altro". Quanto ad altre operazioni straordinarie, "siamo contenti del perimetro della banca", risponde a chi gli chiedeva se fossero previste altre cessioni straordinarie. 

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