Quantcast

banche & credito | studio Bri

Usa, la crisi di liquidità figlia dello strapotere di 4 banche

Il controllo della liquidità in eccesso oltreoceano è nelle mani di un pugno di istituti. Una concentrazione che lo scorso settembre fece schizzare in alto i tassi del mercato interbancario. Anche i fondi di investimento ebbero le loro responsabilità

Usa, la crisi di liquidità figlia dello strapotere di 4 banche

Non fu colpa né delle scadenze fiscali né delle grandi emissioni di titoli di stato. La crisi del settore interbancario americano dello scorso settembre, contro la quale la Fed intervenne con iniezioni di liquidità come non accadeva dal 2008, è stata causata dalla concentrazione della liquidità nelle mani di un ristrettissimo gruppo di banche statunitensi. Una situazione insostenibile che vide i tassi di interesse (quelli applicati dalle banche per prestarsi denaro) salire al 10% (ben al disopra della percentuale definita dalla Bce). 

Lo dice uno studio della Bri, la Banca dei regolamenti internazionali, secondo cui l'86% delle riserve monetarie sarebbe nei caveau del 1% degli istituti, tra cui, i primi 4 detengono il 40% della liquidità in eccesso. Quelle stesse banche detengono anche il 50% dei treasury. 

Ciò ha comportato uno squilibrio nel mercato interbancario dal quale le singole banche recuperano liquidità in cambio di titoli di debito in attesa di rientrare nel prestito e riaverli indietro. Questo è il meccanismo alla base dei così detti Repo, di cui il sistema ha abusato riempiendo i bilanci delle banche di bond governativi e svuotandoli di liquidità. 

Gli altri responsabili di questa distorsione indicati dalla Bri, sono alcuni dei protagonisti del così detto scado banking: i fondi di investimento che aumentarono "la domanda di Repo con obbligazioni statali per finanziare arbitraggi tra i titoli di stato e i loro derivati", scrive oggi il Sole 24 Ore.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo