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scenari | Neuberger Berman

Il boom di acquisti natalizi è un chiaro segnale a governi e imprese

"Per consentire all’espansione di proseguire e alle azioni di continuare a crescere occorre che il testimone passi agli investimenti aziendali e alle politiche di spesa pubblica". L'analisi di Erik Knutzen

Natale, il boom degli acquisti è un chiaro segnale a governi e imprese

Lo shopping di Natale è iniziato e sta andando a gonfie vele. Ma chissà se la voglia di spendere sta contagiando anche imprese e governi. Il Giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti è ormai alle spalle e le vacanze di Natale inizieranno tra appena due settimane: lo shopping è il pensiero del momento per tutti". L'analisi di Erik Knutzen, chief investment officer multi asset class di Neuberger Berman

Spostando lo sguardo dai centri commerciali e dai negozi verso i governi e le imprese, questi ultimi stanno allentando le briglie della spesa. Si tratta di un segnale confortante

Per gli economisti, a dire il vero, è un pensiero dall’inizio dell’anno. Questo dà la misura dell’importanza che hanno avuto i consumi per tenere la crescita in territorio positivo.

Gli economisti saranno contenti di sapere che la stagione natalizia sta andando alla grande e che tutti i record degli acquisti online sono stati polverizzati.

Ma per consentire all’espansione in atto di proseguire e alle azioni di continuare a crescere occorre, secondo noi, che il testimone della crescita passi dalla spesa al consumo agli investimenti aziendali e dalle politiche monetarie delle banche centrali alle politiche di spesa pubblica.

Spostando lo sguardo dai centri commerciali e dai negozi verso i governi e le imprese, ci pare di scorgere che questi ultimi stiano allentando le briglie della spesa. Si tratta di un segnale confortante.

La letizia del Natale è contagiosa. Secondo Adobe Analytics, in occasione del Black Friday i consumatori statunitensi hanno effettuato acquisti online per 7,4 miliardi di dollari. Si è trattato della seconda spesa giornaliera online più alta della storia - fino a quando per il “Cyber Monday” gli americani non hanno speso 9,4 miliardi di dollari, facendo registrare un incremento del 20% sulla spesa dell’anno passato.

Con le vendite di veicoli negli Stati Uniti e la spesa al dettaglio dell’Eurozona, entrambe oltre le aspettative, e gli ottimi dati sull’occupazione americana diffusi venerdì, in cui la crescita dei salari viene confermata registrando un +3% nell’arco di un anno, non si può certo parlare di affanno sul fronte dei consumi.

È probabile che nel 2020 la spesa al consumo cresca di un ulteriore 2%, ma potrebbe non ripetere il +3% di quest’anno e ciò implica un minore sostegno agli utili societari da parte dei consumatori. Ecco perché osserviamo con piacere che lo spirito dello shopping natalizio si sta diffondendo dai centri commerciali verso le aziende e i governi.

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Indizi di ripresa. La settimana scorsa si è aperta con la pubblicazione di dati migliori del previsto da parte del settore manifatturiero cinese, seguiti da una revisione al rialzo dell’ultimo indice Pmi statunitense e da un forte rialzo dei dati dell’Eurozona.

Erano più di due anni che l’Europa non faceva segnare due mesi consecutivi di rialzo degli indici Pmi manifatturieri, un buon segnale di stabilizzazione tra dati generalmente poco rincuoranti. Poi, nel corso della settimana, sono stati gli ordini industriali tedeschi a sorprendere al rialzo, confermando il recupero in atto in un’aera di preoccupante debolezza.

Se tale fiducia delle imprese dovesse consolidarsi, nel 2020 potremmo assistere a un ormai indispensabile ritorno degli investimenti aziendali.

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L’austerità dei governi seguirà le stesse orme? Lunedì scorso, il nuovo presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha fatto suo primo intervento davanti al Parlamento europeo. Le allusioni, neanche troppo velate, agli “effetti collaterali” dei tassi negativi e del quantitative easing lasciano supporre che la nuova guida dell’istituto di Francoforte insisterà ancor più del suo predecessore sulla necessità di un intervento in termini di spesa pubblica.

Oggi un simile messaggio potrebbe essere accolto con maggior favore in Germania, dove il partito socialdemocratico, attualmente al governo in una coalizione con i democristiani, ha eletto a sorpresa ai propri vertici due esponenti di sinistra i quali hanno già prospettato la possibilità che la Germania ritiri il proprio appoggio alla parità di bilancio.

La settimana scorsa abbiamo visto anche il Giappone varare un pacchetto di misure fiscali da 13.200 miliardi di yen (120 miliardi di dollari).

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Mentre aumentavano le speranze di un’intesa tra Stati Uniti e Cina, Washington ha rimesso in vigore i dazi sull’acciaio e sull’alluminio del Sud America

Rischi di un effetto Scrooge. Le previsioni di un aumento della spesa pubblica potrebbero essere la causa dell’attuale rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza, in Europa e non solo.

Ma la parallela flessione dei rendimenti a breve scadenza ci ricorda i rischi di un effetto Scrooge che tuttora aleggiano minacciosi sul periodo natalizio.

La settimana scorsa, sono state ancora una volta le questioni commerciali ad assurgere agli onori della cronaca.

Proprio quando stavano aumentando le speranze di un’intesa tra Stati Uniti e Cina, Washington ha rimesso in vigore i dazi sull’acciaio e sull’alluminio del Sud America.

Ha anche minacciato dazi di rappresaglia quale contromisura per i sussidi governativi ad Airbus e l’imposta unilaterale francese sui servizi digitali, lasciando inoltre intendere che la politica commerciale potrebbe essere utilizzata per costringere i paesi della Nato a onorare i rispettivi obblighi di spesa.

Negli ultimi tempi abbiamo più volte discusso come nel 2020 la politica rappresenterà un rischio probabilmente discriminante. Un processo per impeachment a Washington sembra sempre più probabile.

Giovedì prossimo, i cittadini del Regno Unito si recheranno alle urne per votare il parlamento e gli esiti saranno determinanti per la prossima fase della Brexit. Ed è opportuno ricordare che i politici favorevoli a una politica fiscale meno severa non sono sempre favorevoli ai mercati.

Ma a un paio di settimane dall’inizio delle vacanze natalizie rincuora vedere che aziende e governi sono pronti a spendere e investire. Come lasciano intendere i mercati obbligazionari, potrebbe essere la scintilla di una crescita di più lungo termine che consentirebbe agli investitori di guardare oltre i rischi correnti di più breve termine.

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