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Il mercato del credito alle piccole imprese, semplicemente, non c'è

Il trend del primo semestre 2019 indica meno 21,5 miliardi di euro di credito erogato rispetto all'anno scorso. Dal 2011 al 2019 le imprese italiane si sono viste erogare 270 miliardi di euro in meno

Il mercato del credito alle piccole imprese, semplicemente, non c'è

L'Italia è il paese dei mille campanili e delle partite Iva. Due dati acclarati per la maggioranza dei cittadini ma non ancora chiari, pare, al sistema bancario del credito e alla politica. È la considerazione che viene da fare leggendo i risultati del rapporto annuale di Fedart sullo stato di salute del mercato dei capitali per le piccole e piccolissime imprese.

Uno stato di salute che lo studio sintetizza in questo modo: per artigiani e micro imprese non c'è credito. Il report dell'associazione di rappresentanza dei consorzi di garanzia del settore dell'artigianato è impietoso.

Aumentano le pratiche respinte, i tempi di approvazione delle richieste di finanziamento si dilatano, e gli importi erogati sono inferiori a quelli richiesti dalle imprese (Rudy Bortoluzzi, Confidi di Cna Canova di Treviso)

Il trend del primo semestre 2019 indica meno 21,5 miliardi di euro di credito erogato rispetto l'anno precedente. Il credito totale alle imprese nel 2019 è stato di 722,7 contro i 744,2 miliardi di euro del 2018. Riporta Adnkronos.

Dal 2011 al 2019 le imprese italiane si sono viste erogare 270 miliardi di euro di credito in meno. Il dato sembra evidenziare quindi il fallimento del mercato del credito e l'inefficiente allocazione dello stesso al sistema economico, spiega in una nota la Cna di Treviso.

"La tendenza si conferma anche a livello trevigiano", denuncia Rudy Bortoluzzi (in foto), direttore del Confidi di Cna Canova di Treviso. "In attesa dei dati ufficiali di Banca Italia per il 2019, dall'osservatorio del nostro Confidi assistiamo da un lato ad un rallentamento delle richieste di finanziamento da parte delle aziende, a causa del clima generale di incertezza e di stagnazione economica, dall'altro a una ulteriore stretta da parte del sistema del credito".

"Aumentano sensibilmente le pratiche respinte", continua Bortoluzzi, "i tempi di approvazione delle richieste di finanziamento si dilatano ormai a un paio di mesi, e gli importi erogati sono tendenzialmente inferiori a quelli richiesti dalle imprese".

La crescita zero registrata nel 2018 nel Paese, andato tecnicamente in recessione per diversi trimestri successivi, sta facendo sentire ora i suoi effetti sull'economia italiana. Arresto dell'economia tedesca e più in generale mondiale, politica dei dazi tra Stati Uniti e Cina, il clima generale di incertezza hanno messo un freno alla voglia di investire delle imprese. Quelle che invece vogliono investire, in particolare i giovani e i neoimprenditori, si trovano sempre più spesso le porte chiuse dalle banche.

Perché? La minore disponibilità delle banche a erogare finanziamenti alle imprese deriva da regole sempre più stringenti imposte al sistema bancario dalle disposizioni di Basilea, che impongono maggiori accantonamenti di patrimonio a fronte dei rischi assunti, e maggiori svalutazioni sulle posizioni deteriorate, sottolinea la Cna trevigiana.

Gli istituti di credito preferiscono acquistare titoli di stato, per i quali non è richiesto accantonamento alcuno, piuttosto che finanziare le imprese

Perciò, nota la Cna nel suo comunicato, gli istituti di credito preferiscono acquistare titoli di stato, per i quali non è richiesto accantonamento alcuno, piuttosto che finanziare le imprese.

C'è inoltre un problema di costi che il sistema bancario si trova a dover sostenere: se il costo del denaro è inferiore al 2% e i costi fissi delle banche sono superiori a quella percentuale è evidente che le banche vanno in tensione e chiudono i rubinetti alle imprese, spiegano gli artigiani.

In questa situazione già di grande difficoltà, sono in arrivo le disposizioni del nuovo codice sulla crisi di impresa che imporrà alle aziende di dotarsi di un adeguato assetto organizzativo e amministrativo in grado di anticipare l'emergere di stati di insolvenza attraverso degli indicatori di allerta, che non sempre sono adattabili alle realtà delle micro imprese artigiane.

Il timore è che le banche possano utilizzare quei parametri per stabilire se un'impresa sia meritevole o meno di credito. Il rischio è che vi possa essere una ulteriore contrazione di liquidità per i più piccoli, avvertono.

"In questa fase il ruolo dei Confidi ritorna strategico per supportare le aziende non solo per avere condizioni agevolate di accesso al credito ma per poter accedere anche semplicemente al credito", conclude Bortoluzzi. "Ma anche altri soggetti devono fare la loro parte: il governo, mettendo in campo politiche anti-recessive e di sviluppo; le imprese stesse che devono investire nella loro capitalizzazione; le banche che devono puntare, anche attraverso le opportunità che offrono le innovazioni digitali, a una riorganizzazione che abbatta i costi operativi", conclude.

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