Quantcast

scenari | ethenea

Se l'eccesso di liquidità nei mercati diventa uno tzunami

"Nell'attuale contesto di debolezza economica globale, i nuovi record segnati dalle azioni e il calo degli spread creditizi sembrano costituire un'anomalia". L'analisi di Frank Borchers

Se l'eccesso di liquidità nei mercati diventa uno tzunami

"Molti operatori continuano a stupirsi del rialzo delle classi di rischio nelle settimane e nei mesi passati. Nell'attuale contesto di debolezza economica globale, i nuovi record segnati dalle azioni e il calo degli spread creditizi sembrano costituire un'anomalia". L'analisi di Frank Borchers, senior portfolio manager di Ethenea

Nell'area dell'euro, il fanalino di coda resta la Germania, va tuttavia rilevato che la situazione dell'industria non ha subito un peggioramento

La scarsa vivacità economica è imputabile in primo luogo all'industria manifatturiera, che risente in particolare della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e dei conseguenti dazi punitivi, i quali hanno a loro volta causato il calo degli ordini e il minore utilizzo delle capacità produttive.

Ma allora a cosa è riconducibile il recente rialzo delle classi di rischio? Si prospetta forse una ripresa per il settore manifatturiero?

Per rispondere a questa domanda riteniamo opportuno consultare indicatori anticipatori come i Purchasing Managers' Index (PMI), che forniscono informazioni sull'attuale clima nel settore. Valori superiori a 50 segnalano un'espansione economica, mentre punteggi inferiori a 50 indicano una contrazione.

La buona notizia, tuttavia, è che al momento molte economie hanno visto un'interruzione del precedente trend negativo. Nelle tre maggiori economie mondiali – Stati Uniti, Cina e area dell'euro – si continuano a registrare valori al di sotto della soglia di crescita di 50 punti, anche se rispetto al mese precedente si nota, almeno negli Usa e nell'area dell'euro, una stabilizzazione su livelli bassi.

Nell'area dell'euro, il fanalino di coda resta la Germania, ultima a 42,1 punti con netto distacco. Ciò è imputabile alla forte dipendenza dell'industria tedesca dalle esportazioni e all'indebolimento della congiuntura mondiale dovuto ai conflitti commerciali, ma anche alle incertezze legate alla Brexit. L'indicatore anticipatore relativo alla maggiore economia dell'Eurozona si trova ormai da mesi su livelli nettamente inferiori alla soglia di crescita di 50 punti.

Sul versante positivo va tuttavia rilevato che la situazione dell'industria tedesca non ha subito un peggioramento. Queste notizie sono corroborate anche dai dati emersi dall'indice Ifo sulla fiducia delle imprese, visto che di recente le aspettative degli imprenditori tedeschi sono leggermente migliorate.

Anche il terzo paese dell'Eurozona, l'Italia, appare in via di stabilizzazione. L'indicatore anticipatore del Belpaese è sceso in misura trascurabile da 47,8 a 47,7 punti

La migliore in Europa è l'economia francese. Quest'anno il Pmi del secondo Paese dell'Ue per dimensioni non è praticamente mai sceso sotto la soglia di 50 punti e a ottobre è salito ancora, raggiungendo 50,7 punti.

Anche il terzo paese dell'Eurozona, l'Italia, appare in via di stabilizzazione. L'indicatore anticipatore è sceso in misura trascurabile da 47,8 a 47,7 punti.

Solo la Spagna ha accusato un ulteriore calo di quasi un punto, scendendo a ottobre a 46,8 punti, il livello minimo raggiunto da aprile 2013.

Ad ogni ribasso fa prima o poi seguito un rialzo. Non siamo ancora arrivati a tale punto, ma gli indicatori anticipatori del settore manifatturiero si sono stabilizzati per il momento. Potrebbe trattarsi di un primo segnale di inversione di tendenza, ma sarà opportuno osservare con attenzione i Pmi per capire se si siamo di fronte a una ripresa sostenibile. Tale stabilizzazione non giustifica tuttavia a nostro avviso un rialzo di questa entità per le classi di rischio.

Positiva è la quasi totale assenza, a tutt'oggi, di effetti di contagio dall'industria manifatturiera al più ampio settore dei servizi. Eventuali ripercussioni su quest'ultimo potrebbero decisamente far salire le probabilità di recessione. Seguiremo con molta attenzione anche gli sviluppi in quest'ambito.

Nemmeno gli utili aziendali sono in grado di fornire al riguardo informazioni particolarmente illuminanti, giacché quest'anno le stime di consenso degli analisti sui profitti delle società sono state più volte riviste al ribasso. Molto più significativo appare invece il cambio di rotta della politica monetaria avvenuto quest'anno.

La liquidità sui mercati dei capitali è decisamente aumentata grazie ai numerosi tagli dei tassi di riferimento e al lancio di un nuovo programma di acquisto di obbligazioni da parte della Bce.

Quest'anno la politica monetaria della Federal Reserve statunitense ha compiuto una svolta a 180 gradi: sino alla fine di agosto 2019, nell'arco di soli 20 mesi, erano stati drenati dal mercato circa 700 miliardi di dollari statunitensi e il bilancio della Fed era sceso da circa 4500 miliardi a circa 3800 miliardi di dollari.

A metà ottobre la Fed ha ricominciato ad acquistare titoli di Stato a breve termine (T-Bills) a un ritmo di circa 60 miliardi al mese, al fine di allentare le tensioni sul mercato monetario. Sebbene la Fed non si stanchi di ribadire che tali acquisti non costituiscono in alcun modo un programma di Qe, il loro impatto sul bilancio della banca centrale è ben visibile, avendone causato un ampliamento.

La Fed ha inoltre effettuato diversi tagli dei tassi. Dopo i nove aumenti dei tassi operati da dicembre 2015 a dicembre 2018, da luglio a ottobre di quest'anno l'istituto di emissione statunitense ha effettuato tre tagli consecutivi al fine di attenuare le potenziali conseguenze negative della guerra commerciale sull'economia statunitense. Attualmente i tassi si collocano in un intervallo compreso tra l'1,50% e l'1,75%.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo