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Quei derivati "tuttofare" che vincono nell’era dei tassi bassi

I certificati sono passati dai 10 miliardi trattati nel 2010 agli oltre 43 scambiati lo scorso anno. Il punto di vista sul mercato di Societe Genrale, Vontobel, Consultique e Websim-Intermonte

Quei derivati "tuttofare" che vincono nell’era dei tassi bassi

Sono tantissimi, costano poco, sono accessibili (le soglie di ingresso si aggirano in media intorno a mille, ma anche solo cento euro per alcuni prodotti) e sono liquidi. Non solo. La loro permanenza in portafoglio può andare dalla scadenza naturale (uno, due, o cinque anni) per i prodotti di investimento, fino a poche ore per i prodotti di trading. Inoltre possono essere tailor made, cioè costruiti su misura per esigenze specifiche di un investitore. Per tutti questi motivi vanno alla grande. 

Parliamo dei certificati, prodotti derivati cartolarizzati (ossia ottenuti attraverso l’assemblamento di più contratti finanziari incorporati in un unico titolo, il cui valore deriva da un’altra attività finanziaria, come un’azione, un’obbligazione, una commodity o una valuta) che si sono fatti largo tra un ambiente di tassi molto bassi e le sempre più timide aspettative di rendimento.

Nel mercato secondario i certificati sono passati dai circa 14 miliardi di euro trattati nel 2010 agli oltre 43 miliardi dello scorso anno. Allo stesso modo anche il mercato primario è passato da 4 a 11 miliardi nello stesso periodo, e nei primi nove mesi di quest’anno ha già toccato i 13 miliardi sottoscritti che si stima arriveranno a oltre 15 miliardi a fine anno. Solo nel 2019 sono stati 9.711 i  prodotti emessi (i primi cinque emittenti per scambi sono nell’ordine Societe Generale, Unicredit, Banca Imi, Vontobel e Bnp Paribas), e il turnover (ovvero gli scambi) sono stati elevatissimi: quelli sul segmento SeDeX di Borsa italiana (mercato principale che comprende tutte le tipologie dei mercati cartolarizzate) da inizio anno a metà novembre ammontano già a 15,7 milioni di euro (certificati e covered warrants).

"La mostruosa crescita dei certificati di investimento sul mercato primario, si riverbera anche sul mercato secondario dando vita a una girandola di scambi che rende molto liquido il prodotto, mentre i collocamenti sono sempre più importanti in termini di raccolta", è il commento di Costanza Mannocchi, head of exchange traded products in Italia di Société Générale, leader di settore con una quota di mercato del 34% con circa 1.900 prodotti quotati.

Quanto a questi ultimi, secondo Borsa italiana, i certificati a leva rappresentano la principale categoria con oltre il 50% (per la precisione (8.093.034.684) degli scambi totali sul SeDeX, mentre tra i certificati di investimento - che costituiscono più dell’8% degli scambi totali sul SeDeX e sono in grande incremento - spiccano i bonus e i certificati a capitale protetto che costituiscono le tipologie più scambiate nel 2019.

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