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editoriale

Rendimenti e populismo finanziario

Come possono essere affidabili degli investimenti “illiquidi”? Eppure attraggono, oggi più che mai, quando “la pacchia” (cit. Salvini) degli alti tassi d’interesse e delle Borse sottovalutate appare finita

Rendimenti e populismo finanziario

Già il nome della categoria – “illiquidi” – incute sospetto. Come possono essere affidabili degli investimenti “illiquidi”? Eppure attraggono, oggi più che mai, quando “la pacchia” (cit. Salvini) degli alti tassi d’interesse e delle Borse sottovalutate appare finita, essendo gli uni rasoterra anzi negativi e le altre su livelli record.

Come si impara a conoscere i rischi e accettarli? Si può, se qualcuno ci spiega perché quel determinato investimento può rendere bene ma può anche “scottare”

Come investire i propri risparmi e vederli fruttare bene? Appunto scegliendo asset “illiquidi”, quelli cioè che obbligano a tenere bloccati i propri fondi per anni e anni? 

È la domanda delle cento pistole, a pretendere di rispondere nel dettaglio. E invece con una risposta sola, e semplice, rappresentata da due delle tre parole che costituiscono il “claim” di Investire: conoscere e rischiare.

Ed è qui, su questo binomio, che si gioca il futuro del nostro mercato del risparmio. È qui che si gioca una vera e propria educazione finanziaria su larga scala.

È giusto che i risparmiatori aprano agli asset illiquidi, come anche allo stock-picking in Borsa – che permette di orientare fior da fiore le proprie scelte azionarie. è sacrosanto che i risparmiatori non si accontentino di parcheggiare i soldi liquidi su conti correnti che non rendono nulla ed anzi costano.

Ed è addirittura giusto, anzi tardivo, che gli enti previdenziali e le Casse diversifichino i loro portafogli includendovi asset più rischiosi e più redditizi degli inerti titoli di Stato. Ma tutto questo può avvenire solo alla luce di una nuova consapevolezza del rischio. Gli investitori devono conoscere il rischio e accettarlo.

Come si impara a conoscere i rischi e accettarli? Si può, se qualcuno ci spiega perché quel determinato investimento può rendere bene ma può anche “scottare”. Ed è questo il nuovo, altissimo, compito dei consulenti finanziari: fare educazione finanziaria e spiegare ai clienti per quale ragioni chi non risica non rosica.

Non svolgere quest’apostolato culturale di base, equivale a fare del populismo finanziario. Non si può ripetere a tutti che tutto andrà bene e che un determinato investimento è senza rischi: semplicemente perché non è vero. I consulenti finanziari bravi devono osare l’approccio formativo col cliente, perché rappresenta l’unica strada per farne crescere i patrimoni, con essi le loro provvigioni e alla fin fine tutto il mercato.

Però non è un ruolo semplice. Il peggior sordo è chi non vuol sentire. Chi non vuole capire, chi taglia corto con le spiegazioni, chi dice: “Mi fido, faccia lei!”, pronto però a strepitare con le associazioni dei risparmiatori al primo segno “meno” davanti a un suo rendiconto, non imparerà mai. Gli altri magari sì. E impareranno anche a diffidare di quell’altro populismo finanziario che praticano talvolta le società emittenti, predicando bene e razzolando male.

Unicredit e “le persone al centro”: sì, in mezzo alla strada. È il caso di tante corporation, dedite unicamente al capitalismo finanziario, che si avvolgono nella bandiera dei principi della sostenibilità sociale e in realtà li calpestano a ogni pie’ sospinto. Emblematico il caso Unicredit. L’istituto guidato da Jean-Pierre Mustier taglierà, col piano industriale 2020-2030, ben 8000 posti, di cui 6000 in Italia, pagando intanto 8 miliardi di dividendi e incassandone 5 di utili. Quindi remunerando il capitale a discapito del lavoro. Che non serve più quanto prima, purtroppo.

Ammorbidendo l’impatto sociale dei tagli con mille strumenti, ok. Ma resta il contrasto stridente tra questa realtà e l’enunciato che campeggia sul sito della grande banca nella sezione dedicate alle policy aziendali su Sostenibilità sociale e ambientale (principi Esg): “Le persone sono al centro del nostro business di prodotti e servizi”, campeggia con caratteri bianchi in un cerchio rosso. Come no: le persone sono sempre al centro. In mezzo alla strada, per la precisione. Non sarà colpa di Mustier, che fa come fan tutti, premiato dal mercato. Ma almeno, che non si sventolino impropriamente i principi Esg…

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