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Strumenti illiquidi, care reti maneggiateli ma con cura

Gli asset alternativi e il private equity possono entrare nei portafogli dei privati? Sì, ma solo a determinate condizioni. Le spiegano i principali attori del mercato italiano. A partire dall'apripista, Azimut

Strumenti illiquidi, care reti maneggiateli ma con cura

A fronte di rendimenti di mercato risicati, se non addirittura pari a zero, la ricerca di nuovi schemi d’offerta sta spingendo verso territori finora esplorati solo in parte. Come nel caso degli investimenti illiquidi, tra cui private equity e private asset, finora riservati esclusivamente alla clientela istituzionale, privata professionale o ai family office. 

Azimut nel mese di settembre ha presentato il primo fondo chiuso di private equity retail, Demos 1

Ad aver spinto il piede sull’acceleratore, lanciando un guanto di sfida al mercato, è Azimut, presieduta da Pietro Giuliani, che nel mese di settembre ha presentato il primo fondo chiuso di private equity retail, Demos 1, che prevede un importo minimo di sottoscrizione pari a 5 mila euro.

Il lancio dell’iniziativa (di cui Investire ha scritto nel numero di ottobre), che permette di investire in aziende italiane con un fatturato compreso tra i 30 e i 250 milioni, ha però sollevato più di qualche perplessità e riflessione all’interno del settore.

Fermo restando quindi la maggiore apertura nei confronti del tema da parte delle principali reti distributive si stanno delineando posizioni diverse che tendono però ad escludere, almeno nel giro di breve, un’ulteriore apertura nei confronti della clientela retail.

Banca Generali ha per esempio iniziato a sviluppare soluzioni alternative già alla fine del 2014: il primo passo è stato quello di guardare al real estate, settore tradizionalmente apprezzato dai risparmiatori italiani e verso il quale le banche avevano una forte esposizione, come ci racconta Andrea Ragaini, vice direttore generale di Banca Generali.

"Ci siamo quindi concentrati sul debito mezzanino garantito da fondi immobiliari, con un focus in particolare sul Nord Europa per via delle solide caratteristiche di questo mercato. A fine 2017 abbiamo quindi creato BG Alternative Sicav, un veicolo pensato per offrire ai nostri clienti professionali una proposta alternativa attraverso l’advisory dei nostri partner su debito senior", spiega Ragaini.

Banca Generali ha per esempio iniziato a sviluppare soluzioni alternative già alla fine del 2014: il primo passo è stato quello di guardare al real estate

E ancora: "Infine abbiamo sviluppato una serie di proposte improntate all’innovazione tra cui soluzioni che investono su crediti sanitari e finanziamenti all’export, mitigando il rischio con fattori chiave come durata misurata, cedola periodica mensile ed elevata qualità".

Gli strumenti illiquidi, e in particolare quelli focalizzati sul private debt, "sono prodotti tradizionalmente dedicati alla clientela istituzionale. La natura del mercato di riferimento e della tipologia d’investimento ci ha spinti ad offrire sino ad oggi questa tipologia di strategie solo a investitori professionali. Crediamo che anche in futuro questa tipologia di strumenti potrà essere offerta solo a questa platea di investitori". aggiunge il vice dg di Banca Generali.

Per altri operatori invece l’investimento in imprese non quotate senza accesso al mercato dei capitali, è diventato sempre più importante sia per una corretta diversificazione del portafoglio, sia per ottenere un rendimento aggiuntivo rispetto ai tradizionali investimenti liquidi.

"Il nostro suggerimento è quello di destinare progressivamente una percentuale compresa tra il 5% ed il 10% del portafoglio all’asset class degli illiquidi, fino a poco tempo fa poco presente nel portafoglio degli investitori", precisa Rossana Corona, global advisor grandi patrimoni & key clients di Bnl del gruppo Bnp Paribas.

"La nostra offerta in questo ambito al momento comprende fondi globali di private equity, di real estate e di private debt, destinati esclusivamente ad investitori Uhnwi professionali, con investimenti minimi compresi tra 125mila e 250 mila euro", dice Corona.

La clientela è disposta ad accettare orizzonti temporali più lunghi a fronte di una soluzione di altissima qualità ma deve avvicinare questi strumenti in modo consapevole, conoscendone le peculiarità (Fabio Cubelli, Fideuram–Intesa Sp)

"Data la forte dispersione di performance tra gestori è di cruciale importanza una corretta valutazione e scelta dei fondi di private equity: la nostra offerta nasce da un attento processo di selezione condotto dal wealth management di Bnp Paribas che individua anno per anno i migliori gestori e le migliori soluzioni in termini di strategia, area geografica, settore d’attività", aggiunge.

L’investimento in private equity associa all’opportunità di rendimenti potenzialmente elevati rischi altrettanto elevati anche per i vincoli di illiquidità. "I criteri quindi per un corretto inserimento in portafoglio sono quelli di una diversificazione dei fondi in termini di gestori e di vintage, che è l’anno in cui avviene il primo investimento del fondo".

La soglia di accesso spesso troppo elevata rende tuttavia difficile questa diversificazione su portafogli dei clienti private. "Per questo segmento di clientela priva della qualifica di investitore professionale, ma con un’elevata cultura finanziaria ed una buona capacità patrimoniale, da qualche mese esiste la possibilità di investire negli Eltif, fondi chiusi creati dal legislatore europeo per veicolare il risparmio verso le piccole e medie imprese europee", continua Corona.

"Gli Eltif investono con modalità simili a quelle del private equity e private debt. I tempi sembrano maturi per questo tipo di proposta che consente anche all’investitore retail, ai sensi Mifid del termine, di puntare su strumenti meno correlati ai mercati finanziari ma con un orizzonte di investimento di lungo termine”, conclude la global advisor di Bnp Paribas.

Con la piattaforma di fondi Fai, Fideuram Alternative Investment, nata tre anni fa, Fideuram–Intesa Sanpaolo Private Banking propone alla clientela upper affluent e private soluzioni di investimento nei mercati privati (private equity e private debt), tradizionalmente riservate al mondo istituzionale.

"La tentazione diffusa della liquidità è una cattiva consigliera: non è una scelta efficace né per il singolo investitore, né per il sistema che viene privato di cospicue risorse che potrebbero essere impegnate in modo diverso», puntualizza Fabio Cubelli, condirettore generale di Fideuram–Intesa Sp. "In tre anni abbiamo raccolto un miliardo di euro con tre fondi chiusi gestiti da Partners Group e Neuberger Berman".

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L’offerta di prodotti illiquidi non è alimentata solamente dalla domanda del cliente, fatta eccezione molto probabilmente per i clienti di tipo professionale o private (Stefano Lenti, IWBank PI)

"Da un mese abbiamo avviato la raccolta di un nuovo fondo, in partnership con il gruppo francese Tikehau Capital, che chiuderà a dicembre", continua Cubelli. "La clientela è disposta ad accettare orizzonti temporali più lunghi a fronte di una soluzione di altissima qualità ma deve avvicinare questi strumenti in modo consapevole, conoscendone le peculiarità".

"La soglia di accesso – all’inizio tipicamente rivolta a investitori istituzionali - era di 500mila euro ma è stata abbassata a 100mila. Si tratta di un investimento importante e tale riduzione rappresenta un segnale per avvicinare a queste soluzioni la clientela più affluent, secondo una logica di diversificazione".

"L’obiettivo della rete è quello di proporre fondi di qualità. Il sottostante viene prodotto da asset manager e gestori esterni specializzati: non ci si improvvisa, occorre affidarsi a chi ha dimostrato di conoscere bene i mercati e di saperli analizzare nel suo complesso e a livello di singola impresa", chiosa il condirettore.

A sottolineare invece i rischi insiti in un eccessivo ampliamento della platea dei destinatari è invece Stefano Lenti, responsabile area consulenti finanziari e wealth managers IWBank Private Investments (gruppo Ubi Banca). "L’offerta di prodotti illiquidi non è alimentata solamente dalla domanda del cliente, fatta eccezione molto probabilmente per i clienti di tipo professionale o private; bisogna quindi prestare molta attenzione alle reali esigenze senza rischiare che la spinta ad investire in strumenti alternativi e illiquidi sia impressa dai collocato".

"Per le reti di consulenza", continua Lenti, "si tratta di strumenti da maneggiare con cura per evitare l’effetto boomerang. Se da un lato infatti il fatto di essere prodotti decorrelati dal mercato può sicuramente offrire un vantaggio in un contesto come quello che abbiamo vissuto recentemente, dall’altro invece, in caso di performance negativa dello strumento, tale decorrelazione andrà accuratamente spiegata all’investitore per fargli comprendere la dinamica esistente dietro alle potenziali perdite".

"Un altro fattore di rischio non è legato al prodotto, ma alla diffusione su larga scala di questi prodotti che fanno parte di un mercato illiquido, sottocapitalizzato e in cui occorre individuare le migliori opportunità, per loro natura limitate. Ecco perché", spiega il responsabile area cf, "in IWBank Private Investments non sono mai state attivate specifiche attività commerciali, ancor più su questa tipologia di prodotto".

"Tutte le reti oggi stanno mettendo a scaffale il prodotto perché è indispensabile averlo in quanto, per precise nicchie di clientela con elevate disponibilità, si tratta di un’opzione di investimento valida. Attenzione però alla comunicazione: spesso il rischio è che il cliente, ascoltando lo storytelling di una start-up, si faccia coinvolgere a livello emozionale decidendo di investire in modo irrazionale", aggiunge Stefano Lenti. "Il nostro compito deve essere quello di comprendere le esigenze, presentare le migliori opportunità e condividere le decisioni di investimento basate esclusivamente su dati patrimoniali e oggettivi".

La necessità di innovare l’offerta sembra aver guidato anche Mediobanca Private Banking che ha distribuito in esclusiva, un fondo sviluppato dalla statunitense Russell Investments, il Mediobanca Private Markets Fund II. "Il wealth management sta cambiando. Da una parte tassi e rendimenti futuri sempre più bassi, dall’altra l’impatto regolamentare sempre più stringente stanno sottoponendo le banche a una crescente pressione", commenta Theo Delia-Russell, managing director di Mediobanca Private Banking. "Nuovi competitor innovativi si affacciano nel wealth management cercando di guadagnare quote di mercato sui player tradizionali. Diventa quindi necessario sviluppare nuovi schemi di offerta".

L’ampliamento delle opzioni a disposizione della clientela potrebbe favorire nuove partnership tra il mondo delle reti e quelle degli operatori attivi negli investimenti alternativi come dimostrano le esperienze già citate di Mediobanca e Fideuram. "Negli ultimi 3-4 anni i tassi di interesse vicini allo zero hanno virtualmente eliminato dal portafoglio l’asset class obbligazionaria lasciando al settore azionario il compito di creare rendimenti", dice Stefano Russo, partner e vice presidente di Green Arrow Capital Sgr. Riteniamo che questa situazione sia destinata a permanere nel medio termine. Da qui l’esigenza di tutti gli investitori di guardare ad asset alternativi da sostituire al comparto obbligazionario".

"Crediamo che family office e private banking debbano necessariamente aprirsi a private equity, private debt e a renewables per ridurre la volatilità e creare performance, e che anche la parte più affluent della clientela retail possa iniziare a considerare una modesta porzione di portafoglio da investire in fondi alternativi con scadenze intermedie di 5-7 anni", aggiunge.

"Investire in private market significa prevalentemente investire nel capitale di aziende private, finanziarle oppure acquisire immobili o infrastrutture", commenta Luca Bucelli, responsabile Italia di Tikehau Capital. "Fino a poco fa questi investimenti erano portata esclusiva degli investitori istituzionali più sofisticati, oggi esistono vie d’accesso anche per gli investitori non professionali high net worth. Occorre allungare l’orizzonte temporale, introducendo nella modalità e nelle attese degli investitori non professionali un approccio tipico degli istituzionali o dei family office".

La soluzione è quella di offrire tramite strutture di investimento ad hoc, "un prodotto multi-asset diversificato in grado di garantire un’esposizione bilanciata e dinamica a tutti i private markets al fianco dei migliori gestori internazionali, superando il problema e le limitazioni della selezione di un fondo specifico o di un fondo di fondi", conclude Bucelli.

*articolo pubblicato su Investire di dicembre

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