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La recessione non fa paura, l'azionario resiste alla bassa inflazione

La componente azionaria va considerata in modo strategico perchè potrebbe assicurare gran parte delle performance dei prossimi anni

La recessione non fa paura, l'azionario resiste alla bassa inflazione

A livello globale l’attuale ciclo economico è cominciato quasi undici anni fa. È uno dei più lunghi e meno intensi di sempre, considerata la crescita molto contenuta attribuibile, in particolare, alla debolezza demografica delle economie avanzate e allo stallo nel quale è entrata la globalizzazione.

La crescita molto contenuta attribuibile, in particolare, alla debolezza demografica delle economie avanzate

Quest’ultima ha consentito di avere processi produttivi sempre più efficienti e di offrire nuovi mercati di sbocco ad aziende virtuose anche di medie dimensioni.

Ha contribuito a far uscire dalla povertà milioni di persone nelle economie emergenti, ma ha avuto l’effetto collaterale di accentuare la polarizzazione della ricchezza nelle economie avanzate, con il risultato di frenare i consumi e di aumentare il rischio politico. 

Molti economisti e investitori oggi discutono della de-globalizzazione. Ben prima dei dazi di Trump, gli scambi internazionali avevano già smesso di crescere a causa delle innovazioni tecnologiche, tra i quali la robotica, che consentono di produrre beni a basso costo più vicino ai mercati di sbocco.

Stiamo infatti vivendo un’epoca di trasformazioni tecnologiche e sociali senza precedenti, accompagnate da dinamiche demografiche che spostano il baricentro economico mondiale sempre più a oriente. L’invecchiamento e la riduzione della popolazione attiva nelle economie avanzate è infatti un altro fattore che spiega la bassa crescita che si sta registrando oltre alla bassa inflazione.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una flessione dell’attività industriale che dipende soprattutto dall’incertezza geopolitica (in particolare dalle tensioni tra Stati Uniti e Cina) che ha pesantemente condizionato i piani di potenziamento della capacità produttiva di una moltitudine di imprese a livello globale.

I dati economici più recenti suggeriscono una stabilizzazione dell’industria favorita anche dalle rinnovate politiche monetarie espansive, che dovrebbe accelerare nel corso del prossimo anno. A livello globale prevediamo una crescita del Pil reale dal 3,1% di quest’anno al 3,0% del 2020, per risalire al 3,6% nel 2021. 

L’Europa ha sofferto particolarmente il rallentamento economico nel 2019, sia a causa di di alcune incertezze interne (la Brexit, la crisi di governo italiana, le ennesime elezioni in Spagna), sia per la maggior esposizione all’export e a fattori demografici particolarmente deboli. 

L’inflazione rimarrà un’osservata speciale a livello globale. La combinazione di innovazione tecnologica e invecchiamento della popolazione manterrà l’inflazione bassa e indurrà le principali banche centrali a rinnovare le attuali politiche espansive.

In ogni caso, man mano che si dissipa il timore di una recessione globale, potremo vedere un maggior interesse da parte del mercato per il mercato azionario. Si tratta infatti dell’asset class che offre le valutazioni più ragionevoli – ovviamente è anche quella che comporta la maggior volatilità. In questo contesto, la componente azionaria va considerata in modo strategico perché è quella dalla quale potrebbe derivare la gran parte della performance nel corso dei prossimi anni. 

* articolo pubblicato su Investire di dicembre

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