orizzonti di investimento

L’emendamento Giacomoni fa ripartire il business dei Pir

Tra i beneficiari della norma le aziende quotate all’aim e le imprese su mta e star. Anche per gli eltif si aprono prospettive promettenti, meno per il venture capital ecco perchè

L’emendamento Giacomoni  fa ripartire il business dei Pir

Sestino Giacomoni, vicepresidente della Commissione Finanze della Camera e membro del Coordinamento di presidenza di Forza Italia

Pir e Eltif sono prodotti complementari. con i secondi più idonei per una clientela hnwi orientata al lungo periodo

"Dal 1 gennaio i Pir ripartiranno alla grande grazie anche al fatto che le casse di previdenza e i fondi pensione potranno sottoscrivere più di un piano individuale. Dunque sono convinto che questi strumenti avranno un forte slancio. Secondo le mie previsioni, basate sull’esperienza fatta in altri Paesi, in 10 anni potrebbero essere raccolti attraverso questi strumenti finanziari oltre 150 miliardi di euro". Sestino Giacomoni, vicepresidente della Commissione Finanze della Camera e membro del Coordinamento di presidenza di Forza Italia, non riesce a nascondere la sua soddisfazione mentre racconta a Investire la “sua” riforma dei Pir.

È lui infatti l’estensore dell’emendamento al Decreto Fiscale che dovrebbe ridare vigore, dal 1° gennaio 2020, ai Piani individuali di risparmio. Non è un mistero infatti che questo 2019 possa essere ricordato come l’anno che ha fatto deragliare il sistema dei Pir.

Complice – ma forse sarebbe meglio dire unica responsabile – una norma cervellotica, inserita nella Legge di Bilancio licenziata dal governo giallo-verde, che ha prodotto un’autentica fuga da questo strumento finanziario. Perché costringere a destinare il 3,5% dei propri asset in venture capital e un altro 3,5% in società dell’Aim aveva portato alla rivolta dei gestori che temevano una maggiore esposizione al rischio.

Risultato: -350 milioni nei primi nove mesi dell’anno che, secondo Equita, potrebbero diventare 700 entro la conclusione del 2019, scendendo sotto quota 18 miliardi complessivi. Poi è arrivato l’emendamento Giacomoni che, non per caso, è un ex private banker proprio di Mediolanum, il player più attivo nel settore dei Pir. La proposta del vicepresidente della Commissione Finanze cambia completamente l’allocazione degli asset dei fondi.

Così, il 30% rimane liberamente impiegabile, mentre il 70% deve essere destinato a strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee, a patto che abbiano una stabile organizzazione nel nostro Paese. Di questo 70%, almeno il 25% deve essere impiegato per strumenti finanziari di imprese che non siano inserite nel Ftse Mib o in altri mercati regolamentati. Ma – ed è questa la norma più interessante per i Pir – almeno il 5% dovrà essere veicolato sull’Aim.

Infine, altra novità fondamentale riguarda i fondi pensione e i fondi di categoria: fino a oggi questi veicoli potevano puntare su un solo prodotto Pir compliant. Con l’emendamento Giacomoni invece potranno investire fino al 10% del patrimonio in questo tipo di strumenti.

"Meno tasse sui risparmi", ci spiega il vicepresidente della Commissione Finanze, "produrranno maggiori rendimenti per le famiglie e per le casse di previdenza, più risorse per le pmi e quindi più investimenti e più posti di lavoro. Si realizza anche così quella che noi chiamiamo l’equazione liberale dello sviluppo e del benessere. In questo momento storico, con tassi bassi e di fatto negativi, anche le Casse e i fondi pensione hanno bisogno di soluzioni alternative e valide, già sperimentate in altri Paesi. Il fatto poi che con il mio emendamento, votato all’unanimità dalla Commissione Finanze, le Casse di previdenza possano investire in più di un Pir, consentirà loro di realizzare quella diversificazione che è fondamentale per la buona riuscita di qualunque investimento". 

L'obiettivo è portare risorse, non solo alle imprese quotate, ma anche a quella parte dell’economia reale più bisognosa

Anche dall’Abi la nuova norma sui Pir viene salutata con favore. "Si tratta di uno strumento fondamentale per l’incentivazione del finanziamento privato all’economia reale che ne aveva caratterizzato l’introduzione", ci racconta il direttore generale di Abi, Giovanni Sabatini.

"L’auspicio", continua,  è che si realizzi l’obiettivo di portare risorse, non solo alle imprese quotate, ma anche a quella parte dell’economia reale più bisognosa. Come le piccole e medie aziende non quotate, che più difficilmente riescono ad accedere direttamente al mercato dei capitali.

Il 2020 speriamo sia anche l’anno in cui si possa rilanciare con nuove e più efficaci iniziative la Capital Markets Union. L’Abi la supporta, anche tramite l’adesione al progetto Markets4Europe lanciato dalla Federazione Bancaria Europea, nella consapevolezza che un mercato dei capitali europeo efficiente è essenziale non solo per la raccolta di capitale da parte delle imprese ma anche delle stesse banche".

Ora quindi che l’orizzonte dei Pir inizia a rasserenarsi, rimane da capire quali possano essere gli sviluppi per l’anno prossimo e quale possa diventare la platea dei possibili beneficiari. Secondo uno studio di Intermonte, l’universo delle aziende su cui investire potrebbe aumentare di 268 unità, considerando la somma algebrica tra le quotate all’Aim e tutte quelle imprese su Mta e Star che non abbiano una capitalizzazione superiore al mezzo miliardo.

Senza contare che il combinato disposto tra le nuove norme sui Pir e il tax credit sui costi di Ipo potrebbe incentivare nuove aziende a quotarsi sull’Aim, in un circolo potenzialmente virtuoso che potrebbe garantire un nuovo sviluppo per imprese e mercati più dinamici.

Un capitolo a parte lo meritano invece gli Eltif, European long term investments funds, fondi chiusi d’investimento generalmente illiquidi che, al contrario dei Pir, non prevedono un opt-out anticipato e la cui durata media è compresa tra i 7 e i 10 anni.

I capitali raccolti con gli Eltif sono meno soggetti a vincoli rispetto ai Piani individuali di risparmio, e prevedono la possibilità di essere impiegati non soltanto in titoli di debito o in equity, ma anche in private debt, minibond e perfino piattaforme fintech.

"Gli Eltif", conclude Sabatini, "sono uno strumento, regolamentato a livello europeo, più mirato rispetto ai Pir, in quanto prevedono caratteristiche e vincoli che sono stati all’origine disegnati appositamente per indirizzare i risparmi dei sottoscrittori verso investimenti illiquidi e di lunga durata. Sono dunque strumenti complementari che potranno svilupparsi a fianco dei Pir e indirizzandosi probabilmente a un target di investitori diverso, più sofisticato e tipicamente High net worth individuali".

Nessun dualismo quindi  tra i due prodotti ma, piuttosto, la possibilità di affiancarsi dando maggiore respiro e nuovi canali di finanziamento alle piccole imprese che necessitano di un nuovo mercato dei capitali. Il credit crunch, infatti, nonostante sia meno grave degli anni della crisi economico-finanziaria, ha tagliato lo scorso anno di ulteriori 50 miliardi di euro gli impieghi delle banche nei confronti di aziende e famiglie.

Naturale quindi cercare di trovare nuovi interlocutori e nuovi modi di reperire liquidità. Gli Eltif sono stati lanciati ufficialmente a luglio, troppo presto quindi per poter fare un’analisi. Equita aveva proposto una stima preventiva, sulla base di quanto realizzato in Uk, che si aggirava tra i 7 e gli 8 miliardi di euro.

Verificheremo e vigileremo. Si può però osservare fin d’ora come la durata media di questi fondi chiusi, dai 7 ai 10 anni, sia decisamente più orientata a progetti di investimento di lungo corso, su realtà più strutturate che rappresentino un modello di business interessante e non soltanto un modo per massimizzare i propri investimenti. Tant’è che, diversamente dai Pir, gli Eltif non godono di agevolazioni fiscali di alcun tipo. 

Chi infine rischia di uscire ridimensionato dalla doppia stretta tra i rinvigoriti Piani individuali di risparmio e i fondi europei è il venture capital, già storicamente privo del vigore che si nota in altri Paesi e che era stato equiparato con la precedente Legge di Bilancio ai Pir. Oggi invece non si fa più grande menzione a questo sistema, e il rischio mugugni è all’ordine del giorno. 

*articolo pubblicato su Investire di dicembre

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