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Il metro dell’etica sugli investimenti fa bene all’ambiente e al portafoglio

I dati dell’osservatorio sul private banking della Liuc business school: chi ha escluso dai propri investimenti le società non attente alla sostenibilità di business e produzione, ha guadagnato di più

S&P

*articolo pubblicato su Investire di dicembre

Non c’è dubbio: il risparmiatore di oggi guarda con interesse crescente agli investimenti sostenibili. Nel 2018, questi a livello globale hanno coperto il 39% del totale delle operazioni complessive. Un aumento del +35% dal 2016, continuo e costante, per un trend che a questi ritmi raggiungerà ben presto il break-even con gli investimenti tradizionali. Perché?

I criteri di sostenibilità, responsabilità sociale e inclusività possono diventare decisivi per il risparmiatore nella scelta della banca o della società di gestione alla quale affidarsi

Perché pensare all’etica non significa escludere risultati positivi nei rendimenti; gli investimenti che applicano i criteri Esg migliorano la performance del portafoglio.

È la conclusione a cui è arrivato osservatorio sul private banking della Liuc Business School, autore di un report su rendimenti e sostenibilità in collaborazione con Banca Generali, BlackRock e Natixis

Uno studio di Lyxor (società di risparmio gestito francese) mostra come l’esclusione del 50% delle società con punteggi Esg più deboli, in un portafoglio esposto all’azionario europeo, può realizzare rendimenti superiori a quelli dell’indice tradizionale.

Questo vuol dire che se dodici anni fa avessimo investito nel Msci Europe, il nostro capitale sarebbe aumentato del 3,63% medio annuo, mentre se si avesse scelto tra il 50% delle società dello stesso indice, però con il miglior profilo Esg, la crescita sarebbe stata del 4,42%.

I criteri di sostenibilità, responsabilità sociale e inclusività possono diventare fattori decisivi per il risparmiatore nella scelta della banca o della società di gestione alla quale affidarsi. È sempre più chiara la volontà del mondo private, attraverso l’inserimento di fattori Esg, di avere un portafoglio sensibile sia ai rischi che a logiche di sostenibilità che mirano alla costruzione di una società e di un mondo migliore.

Altro punto importante su cui soffermarsi è che la clientela oggi è interessata a investire non solo in qualcosa che eviti un impatto negativo ma soprattutto in qualcosa che ne generi uno positivo. Il cliente non vuole più solo un prodotto Esg, ma un approccio, una strategia di investimento

Cade l’idea che investire responsabilmente significhi perdere in performance, perché si è compreso che esiste una correlazione tra pratiche virtuose di un’azienda e rendimento del titolo sul mercato. Il ruolo degli investitori diventa così fondamentale, perché possono spingere le aziende ad adottare tali criteri virtuosi.

leggi anche | Lyxor Am integra gli Esg nella gestione dei titoli di stato

Gli investitori hanno bisogno di dati nuovi e tradizionali sui fattori Esg, per gestire il rischio e migliorare i rendimenti. Da qui, la crescita dell'uso di big data e machine learning

Il discorso non è solo italiano. l’Europa, che è sempre stata all’avanguardia nella finanza etica, ha un ruolo guida nel chiedere migliori veicoli di investimento e pratiche più sostenibili da parte delle imprese.

Molti investitori quantitativi stanno esplorando i big data e l’apprendimento automatico in cerca di nuovi modi per battere il mercato: allo stesso modo, gli investitori devono estrarre dati nuovi e tradizionali sui fattori Esg per gestire il rischio e migliorare i rendimenti. 

I dati Esg continuano ad aumentare e a migliorare, ma molte sfide rimangono ancora aperte. Data provider diversi assegnano un diverso peso al concetto di materialità finanziaria e possono giungere a conclusioni differenti sugli attributi Esg di una stessa società. 

Come per tutti gli elementi più maturi di un investimento, è importante che gli investitori abbiano un’adeguata educazione finanziaria e comprendano le fonti dei dati: capire come e perché un punteggio Esg può incidere sui rendimenti è un aspetto essenziale. 

Un migliore coordinamento globale del quadro di riferimento, per la definizione di standard a livello di mercato e di sistema, sarebbe vantaggioso per tutti gli investitori. L’industria degli investimenti deve dare risultati su questi migliori standard, perché gli asset owner spesso anticipano gli asset manager nell’esprimere la domanda di investimenti sostenibili. 

Gli investitori istituzionali (fondi pensione, fondazioni, fondi di dotazione e fondi sovrani), nel frattempo, hanno bisogno di asset manager con cui collaborare. Studiando nuovi modi per ottenere risultati sostenibili e buone performance finanziarie, asset owner e asset manager, insieme, possono rappresentare un catalizzatore positivo del cambiamento. 

La domanda di investimenti sostenibili è destinata a crescere velocemente nei prossimi dieci anni. Le masse passate a queste strategie aumentano a un ritmo annuo superiore al 20%. Nei prossimi quindici anni i millennial erediteranno nel complesso 24mila miliardi di dollari, il maggiore trasferimento di ricchezza della storia. Rispetto alle altre generazioni, i millennial hanno oltre il doppio delle probabilità di investire in società o fondi orientati a risultati sociali o ambientali. 

Molti gestori si stanno già attrezzando e impegnando su questo fronte per essere all’altezza delle nuove sfide e per svolgere con competenza, trasparenza e responsabilità il proprio ruolo nella costruzione di un sistema economico finanziario più sostenibile perché, come ha detto Ban Ki-Moon (segretario generale delle Nazioni Unite dal 2007 al 2016), “there is no plan(et) B”.

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