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intervista a Giuseppe De Lucia Lumeno

Più produttività e occupazione? Puntare sul capitale umano

Una scelta strategica per risollevare le sorti dell’economia sia per il presente che per il futuro. Le politiche di sostegno a domanda e ciclo economico non bastano più

Più produttività e occupazione? Puntare sul capitale umano

Giuseppe De Lucia Lumeno, segretario generale dell’Associazione tra le Banche Popolari

Investire sul capitale umano è una necessità per ogni economia che voglia crescere. Ne parliamo con Giuseppe De Lucia Lumeno, segretario generale dell’Associazione tra le Banche Popolari. 

Di fronte ai rischi per l’occupazione, l’equità e l’ambiente la soluzione non può certo essere quella di fermare o ostacolare il progresso

È possibile conservare ciò che di buono viene dai cambiamenti tecnologici, dalla globalizzazione e dalla finanza, mitigandone gli effetti negativi?

È possibile e aggiungerei doveroso. Bisogna partire dalla piena consapevolezza che con queste trasformazioni bisogna confrontarsi per non esserne travolti.

Di fronte ai rischi per l’occupazione, l’equità e l’ambiente la soluzione non può certo essere quella di fermare o ostacolare il progresso. Come non si può rispondere alla globalizzazione con misure protezionistiche sperando che alcuni possano prosperare a discapito di altri. 

Il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha sollecitato a investire sul “capitale umano”...

Concordo con il Governatore. Investire nel capitale umano rappresenta una scelta strategica per le sorti dell’economia sia per il presente che per il futuro. Ne siamo convinti e non da oggi. La nostra storia è lì a dimostrarlo. Visco è stato chiaro: serve un forte investimento, pubblico e privato, nel capitale umano che è essenziale per accrescere la produttività e l’occupazione. Le pur necessarie politiche pubbliche, volte a sostenere la domanda e a stabilizzare il ciclo economico, non bastano più.  

Questo ritorno a una “dimensione umana” è’ anche il lascito delle scelte economiche dell’ultimo ciclo?

Quando si è pensato che si potesse fare a meno della dimensione umana, puntando tutto sulla disintermediazione e sulle dimensioni globali dei grandi conglomerati industriali e finanziari, si è prodotta la più grande crisi che l’economia occidentale abbia mai conosciuto e che è tuttora in corso. Riconoscere questo è essenziale per ripartire invertendo la rotta, riconoscendo che è necessario rianimare e far crescere il patrimonio del nostro capitale umano. 

Un obiettivo possibile? 

Oltre al buon senso, ci sono molti studi che dimostrano come le aziende che hanno investito sul capitale umano considerandolo una ricchezza – quelle a conduzione familiare o quelle manifatturiere legate ai territori nei quali sono nate e si sono sviluppate o quelle che costituiscono i distretti industriali - sono state decisive nel mitigare e  circoscrivere gli effetti più negativi della crisi in termini di occupazione e tenuta sociale registrando, in alcuni casi, addirittura la crescita dei propri profitti. Concedere fiducia per contribuire a mantenere vitale il tessuto produttivo e imprenditoriale fatto dalla piccola e media Impresa è un esempio di questo cambio di rotta. Per chi da sempre è impegnato, in forme diverse, sul versante della difesa e del rilancio dell’economia reale è forse più facile capirlo. 

Non basta dire “capitale umano”. Cosa si può fare in concreto per valorizzarlo?

L’invito, tra l’altro non nuovo, di Visco va valorizzato con scelte appropriate e conseguenziali. Investire sul capitale umano significa investire prima di tutto sulle persone, sulla cultura, sui percorsi formativi durante la vita scolastica e universitaria ma estesi all’intera vita lavorativa. Così il capitale umano diventa elemento fondamentale che può produrre il benessere collettivo. 

Una vera “controrivoluzione”?

Se quella che è in corso è una rivoluzione bisogna affrontarla come tale invertendo totalmente le modalità, anticipandola e non seguendola. Bisogna che tutti si facciano carico di riprendere in mano le sorti dell’economia che deve perseguire il bene collettivo, promuovendo crescita in modo equilibrato e inclusivo. Si investa sul capitale umano, sull’istruzione e sulla formazione. Il rendimento dell’investimento in conoscenza va oltre la dimensione economica, ha un valore culturale e può contribuire ad accrescere il senso civico, il rispetto delle regole, l’attitudine a cooperare con gli altri.

Un “vasto programma” si sarebbe detto un tempo.

La citazione fatta da Visco del filosofo e teologo Søren Kierkegaard: “la vita va vissuta in avanti” anche se “può essere capita solo all’indietro”, ne diventi il pilastro portante. 

*articolo pubblicato su Investire di dicembre

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