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outlook 2020 | robeco

La recessione degli Usa è soltanto rinviata

"L'economia d'oltreoceano può contare ancora su occupazione, spesa per i consumi e servizi con una buona tenuta. L'inizio di una fase recessiva è più probabile dopo il 2020". L'analisi di Peter Van der Welle

Lo strategista di Robeco, Peter Van der Welle, durante l'incontro con la stampa a Milano

Lo strategista di Robeco, Peter Van der Welle, durante l'incontro con la stampa a Milano

Nel suo outlook per il 2020 presentato a Milano ieri, Robeco prevede che l'espansione economica si protrarrà un po' più a lungo e che il mercato azionario entri nella fase conclusiva di un rialzo durato quasi un decennio. E se queste previsioni si rivelassero errate? I potenziali esiti sono binari, senza posizioni intermedie. 

Secondo lo strategista dell'azienda, Peter Van der Welle (in foto), gli eventi che hanno fatto notizia nel 2019 – Brexit e guerra commerciale – saranno meno prominenti nel 2020.

L'esplosione delle tensioni in Medio Oriente danneggerà la crescita globale solo se i prezzi del petrolio subiranno un grave shock negativo dell'offerta a seguito di una chiusura dello Stretto di Hormutz da parte dell'Iran.

Il ciclo economico globale dovrebbe protrarsi leggermente nel corso del prossimo anno. I segnali di una stabilizzazione e di un futuro miglioramento degli indici Pmi manifatturieri sono aumentati; al contempo, le condizioni finanziarie rimarranno favorevoli, grazie soprattutto alle politiche monetarie persistentemente espansive delle banche centrali di tutto il mondo.

Non assisteremo a una hard Brexit e quanto accadrà da qui ad allora dovrebbe essere liquidato come mero rumore di fondo. Non vedremo neppure un accordo commerciale completo, ma qualsiasi versione parziale sarà sufficiente a ridare fiducia alle imprese e a stimolare gli investimenti. 

L'economia statunitense non dovrebbe scivolare in una recessione poiché l'occupazione, la spesa per i consumi e i servizi continuano a mostrare una buona tenuta. L'inizio di una fase recessiva è più probabile dopo il 2020. La crescita del Pil cinese è destinata a rallentare ulteriormente. Le dinamiche demografiche, gli elevati livelli di debito societario e la transizione da un'economia incentrata sugli investimenti a un modello trainato dai consumi rendono ineludibili tassi di crescita strutturalmente più bassi.

Quanto all'Europa, le prospettive di crescita del Pil si confermano modeste e ci aspettiamo una crescita sotto le aspettative ma sopra l’1%. La Germania è alle prese con il cambiamento secolare che sta interessando l'industria automobilistica mondiale e con una minore crescita delle esportazioni, in parte legata alla guerra commerciale Usa-Cina.

Una parziale ripresa dell'economia tedesca è attesa sulla scia di una modesta crescita del commercio globale. Altre importanti economie dell'eurozona, come Francia e Spagna, evidenzieranno un'espansione più sostenuta, ma comunque inferiore al trend. 

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E se queste previsioni si rivelassero errate? Non esiste uno scenario intermedio. Se le circostanze dovessero volgere al peggio, i mercati azionari potrebbero subire una flessione superiore al 20%. In questo scenario alternativo, il percorso verso una recessione negli Stati Uniti è irreversibile, in quanto le banche centrali sono dietro la curva, mentre lo spazio di politica monetaria convenzionale è limitato.

Il settore manifatturiero non registrerà una ripresa e contagerà con la sua debolezza altri ambiti. Gli utili societari si indeboliranno ulteriormente, causando insolvenze dapprima tra le aziende di qualità inferiore e quindi tra le altre. La disoccupazione comincerà ad aumentare e la spesa dei consumatori diminuirà, provocando una contrazione del PIL. Le banche centrali dovranno allentare il più possibile la politica monetaria. 

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