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Cosa aspettarsi dal 2020, tra l'infinito ciclo Usa e titoli tech

La casa di investimenti presenta le sue previsioni per il nuovo anno. Sotto i riflettori le aziende che stanno stravolgendo i propri mercati grazie alla tecnologia. Senza dimenticare i cari vecchi bond

Cosa aspettarsi dal 2020, tra l'infinito ciclo Usa e titoli tech

Stamattina, nella sede milanese dell'azienda, il responsabile del team italiano di T. Rowe Price, Donato Savatteri (il primo in foto), ha fatto la sua prima uscita pubblica dalla recente nomina a head of Southern Europe. L'occasione è stata la presentazione delle previsioni per il 2020, curata da Yoram Lustig (il secondo in foto), responsabile del multiasset nell'area Emea.  

L'importanza di una gestione attiva è dovuta alla necessità, oggi fondamentale, di selezionare gli asset e bilanciare un portafoglio diversificato (Yoram Lustig, head multiasset nell'area Emea)

Sono cinque i temi principali per la casa di investimenti di Baltimora: l'andamento del ciclo economico statunitense; la grande quantità di liquidità ferma sui conti bancari di tutto il mondo; il mercato dei bond; geopolitica; e la superiorità della gestione attiva rispetto alla passiva in questo particolare momento storico del mercato. 

Tutte questioni fondamentali dopo un 2019 "eccezionale per i rendimenti di tutte le asset class, compresi i bond grazie alle politiche accomodanti delle banche centrali", ha ricordato Savatteri (il primo in foto) nella sua introduzione. Basti pensare al +27% messo a segno dall’azionario nell'arco dell'anno.

T. Rowe Price punta sui 10 mila miliardi (1.400 italiani) fermi sui conti in banca degli europei: "la loro conversione in risparmio gestito è un'opportunità oltre che una necessità". 

Se molti parlano di eccesso di liquidità, Lustig sottolinea invece come, questa, sia una delle basi su cui si fonda e continuare a basarsi l'attuale bull market, che con grande probabilità continuerà ancora nel 2020. Non solo.

La liquidità è anche il principale carburante del mercato dell'equity, su cui la società guidata in Italia da Savatteri punta molto.

Non solo siamo davanti al ciclo più lungo di sempre nella storia americana, ci aspettiamo anche che questo continui per altri 14 mesi. Forse di più (Y.L.)

Le aziende tecnologiche sono le protagoniste - insieme alla disruption che comportano nei loro rispettivi settori - della stagione positiva che stanno vivendo le azioni.

Per il responsabile multiasset "viviamo in un mondo a bassa crescita e ad elevata disruption. Ed è proprio questo fattore, attivato essenzialmente dalla tecnologia, che ha sbloccato la capacity in moltissime industrie".

Da qui, la preminenza dei titoli growth rispetto ai value "grazie alla maggiore solidità dei loro fondamentali" e della gestione attiva, rispetto alla passiva, "vista la necessità di portafogli dinamici, capaci di diversificare in base anche a previsioni che l'indicizzazione non consente". 

Le società in possesso di tecnologie disruptive "creano opportunità in un contesto di bassa crescita", ha continuato Lustig. "Ad esempio, basta pensare che tra il 2011 e il 2018 Netflix e Amazon hanno messo a segno una crescita dei ricavi rispettivamente del 393% e 384%, contro una crescita del 19% dei titoli del segmento media inclusi nell’S&P 5003. Ecco perché acquistare un indice comporta dei rischi in un mondo a bassa crescita e a elevata disruption”, ha sottolineato Lustig. 

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Il manager vede altamente improbabile una bolla finanziaria nel settore tecnologico e, più in generale, negli asset legati al credito al consumo. Nonostante il subprime outstanding sul debito al consumo americano lo scorso aprile sia arrivato al 30% del Pil nazionale (superiore alla soglia raggiunta durante la crisi del credito del 2007), a dare stabilità all'attuale sistema ci pensano "il costo accessibile della benzina, la quasi piena occupazione e i tre tagli al costo del denaro applicati dalla Fed". 

Ulteriore elemento di ottimismo è lo stato del ciclo economico d'oltreoceano. "Non solo siamo davanti al ciclo più lungo di sempre", commenta Yoram Lustig, ma ci aspettiamo che questo continui per altri 14 mesi. Forse di più. Al momento è davvero presto per una previsione sul rischio di una recessione". 

Il 2019 è stato un buon anno anche per le obbligazioni. Ma il responsabile multiasset di T. Rowe Price mette in guardia: "se da investitori vi concentraste soltanto sui bond, i rendimenti che otterreste sarebbero molto bassi. Ma se i titoli di debito vengono inseriti all'interno di un portafoglio diversificato a bilanciamento di altri collocamenti, allora è possibile aspirare anche ad ottenere importanti alfa". Anche da questo aspetto deriva, per il manager, l'importanza di una gestione attiva. 

“Dobbiamo ricordare che i rendimenti negativi non sono la nuova normalità: sono anormali", commenta Yoram Lustig. "Con le banche centrali tornate alle politiche accomodanti, la bassa crescita e l’inflazione che resta contenuta, i rendimenti potrebbero scendere ulteriormente. Ma non è detto che non tornino invece a salire di fronte a miglioramenti delle tensioni geopolitiche".

"A causa di questa incertezza, la funzione dei bond ad alta qualità in portafoglio resterà di cruciale importanza, anche se la sicurezza è diventata costosa. Non possiamo più fare affidamento sui titoli di Stato, Bund e Btp inclusi, come in passato”. Anche se, ha aggiunto il capo del settore multiasset, "bisogna riconoscere che il recente bond a 30 anni dello stato italiano risulta molto più conveniente dei titoli teschi". 

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