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lo studio del politecnico

I pagamenti digitali trainano la blockchain italiana

I progetti concretizzati si concentrano nel mondo finanziario. In Italia oltre il 40% della spesa si concentra nella finanza e nelle assicurazioni, pochi i progetti concretizzati

La finanza corre lungo la blockchain

Il 2019 è stato l'anno della conferma dell'importanza della blockchain. Grandi aziende hanno avviato progetti di innovazione; governi e istituzioni pubbliche hanno iniziato a investirci; le big tech hanno fatto il loro ingresso con Libra di Facebook e Ton di Telearma (entrambe attese per quest'anno), ma anche con le soluzioni Blockchain as a service di Amazon, Microsoft e Alibaba. Nonostante la grande attenzione, però, le tecnologie non sono ancora pienamente mature e sono ancora poche le applicazioni concrete.

Emerge dalla ricerca dell'Osservatorio Blockchain e distribuite ledger della School of Management del Politecnico di Milano, presentata lo scorso fine settimana al convegno Blockchain & distributed ledger: unlocking the potential of the Internet of Value, al Campus Bovisa dell'ateneo, in cui è stata distribuita ai partecipanti tramite un token su Ethereum.

Nel 2019, si contano 488 progetti blockchain e distributed ledger avviati nel mondo (che portano a 1.045 quelli degli ultimi 4 anni), in crescita del 56% rispetto al 2018. Ma di questi solo 158 sono implementativi (di cui appena 47 già operativi, il resto sono sperimentazioni o proof of concept), mentre ben 330 sono solo annunci.

I progetti implementativi si concentrano nel settore finanziario (67), scrive Adnkronos riportando i risultanti della ricerca, seguito da pubbliche amministrazioni (25), agro-alimentare (15) e logistica (11). Riguardano in particolare i pagamenti (44), la gestione documentale (42) e la supply chain (31). Nella maggioranza dei casi, il 65%, le aziende hanno creato nuove piattaforme, piuttosto che utilizzare quelle esistenti.

Nel mondo, Stati Uniti, Corea del Sud e Cina sono i Paesi più attivi, rispettivamente con 53, 31 e 29 casi censiti.Ma in Europa, appena dopo il Regno Unito con i suoi 17 progetti, arriva l'Italia con 16, che evidenzia un buon fermento. Gli investimenti in blockchain e distributed ledger nella penisola nel 2019 hanno raggiunto 30 milioni di euro, ancora limitati ma in crescita del 100% rispetto al 2018.

In Italia oltre il 40% della spesa si concentra nella finanza e nelle assicurazioni, ma è molto attivo anche l'ambito supply chain e tracciabilità di prodotto (in particolare nell'agro-alimentare che, sommando i vari settori in cui è applicato, vale il 30% degli investimenti) e la Pubblica amministrazione.

Ad ogni modo, in Italia, le imprese sono ancora lontane da una piena consapevolezza: solo il 37% delle grandi aziende e il 20% delle Pmi conoscono le possibili applicazioni di blockchain e distributed ledger, appena il 12% delle grandi e il 3% delle medio-piccole pensano he impatteranno sul proprio business nei prossimi cinque anni. E nelle applicazioni concrete siamo all'inizio: meno del 2% delle grandi aziende e dell'1% delle piccole-medie ad oggi ha già avviato dei progetti.

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"Nel 2020", commenta Francesco Bruschi (in foto), co-direttore dell'Osservatorio Blockchain & Distribuite Ledger, "ci attendiamo un ulteriore sviluppo in particolare nell'ambito della finanza decentralizzata, con prodotti finanziari realizzati tramite protocolli sicuri e trasparenti senza intermediari, nella self sovereign identity, che consente di dare singoli individui strumenti di controllo dell'identità digitale, e di nuovi sistemi monetari, per cui forse potremo assistere alle prime valute digitali emesse da banche centrali".

Il basso numero di progetti operativi in Italia non è da imputare solamente a una mancanza di fiducia nelle tecnologie, ma anche alle scarse conoscenze, competenze e limitate risorse allocate per la gestione di progetti che richiedono alta complessità.

Da un'indagine dell'Osservatorio su 75 grandi aziende italiane con qualche esperienza su queste tecnologie emerge che il 52% ha sviluppato una visione strategica, conoscendo la tecnologia e comprendendo la portata rivoluzionaria, ma solo il 9% ha già definito persone e risorse economiche.

Il 45% ha attivato sperimentazioni o progetti operativi, mentre il 55% non ha ancora realizzato nulla: le principali barriere all'adozione riscontrate da chi non ha implementato progetti sono le difficoltà a individuare i benefici, sviluppare delle competenze e allocare risorse.

Viceversa, i principali benefici riscontrati dalle grandi aziende che hanno già progetti (34) sono il migliore rapporto con partner e fornitori per condividere informazioni (evidenziato dal 35%), la riduzione di frodi e manipolazione dati (29%) e una migliore riconciliazione di dati e pagamenti (29%). Poi vengono la maggiore fiducia verso partner e fornitori (26%), una maggior fiducia da parte dei clienti (26%) e l'automatizzazione dei processi (26%).

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